Paesi ieri & oggi – Val Brembilla, una volta detto 'il paese delle cento contrade'

Eleonora Busi 27/11/2019

Val Brembilla si trova nella sua valle omonima ed è un paese di recente formazione: la sua costituzione risale infatti a soli cinque anni fa, nato dalla fusione dei due Comuni di Brembilla e Gerosa in seguito ad un referendum consultivo. Il paese conta oggi ben 4.343 abitanti ed è sicuramente uno dei più popolosi di tutta la valle.

Il Comune conta, ad oggi, ben dieci frazioni: Brembilla – dove si trova la sede comunale –, Cà del Foglia, Camorone, Catrimerio, Cavaglia, Cerro, Gerosa, Laxolo, Malentrata e Sant'Antonio Abbandonato. Nel 1830 Brembilla era chiamato “il paese delle cento contrade”, poiché quello era il numero totale delle frazioni che contava il territorio, disseminate su entrambi i versanti della vallata.

Val Brembilla prende ovviamente il nome dalla valle in cui risiede, ma è necessario analizzare anche i toponimi dei due paesi da cui è nata. Il nome “Gerosa” potrebbe derivare dal latino “gerere rosam”, che significa “portar la rosa”. Questo perché il suolo su cui poggia il paese è caratterizzato da un clima mite e dolce e la primavera pare arrivi prima che in altri luoghi. Un'altra ipotesi è che invece il nome derivi dalla configurazione del terreno, ghiaioso e sassoso. “Brembilla” invece deriverebbe dal corso d'acqua che, attraversando il paese, sfocia infine nel Brembo.

Come già detto, la storia del Comune di Val Brembilla ha inizio il 4 febbraio del 2014. Al contrario, quella dei due paesi di Brembilla e Gerosa è una storia vecchia di secoli. Fra il Trecento ed il Quattrocento, in Valle Brembilla e nel resto della bergamasca imperversavano aspre lotte fra Guelfi, sostenitori dell'autorità della Chiesa, e Ghibellini, sostenitori dell'autorità dell'Impero.

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La Repubblica di Venezia parteggiava per i Guelfi, mentre Brembilla e Gerosa (a quei tempi unite sotto unico Comune) erano di partito ghibellino: questo portò nel 1405 all'assalto e alla distruzione di Gerosa, che venne bruciata. Quell'evento aprì una spaccatura nel piccolo Comune, che si arrese alla supremazia guelfa e scelse di non partecipare alle ribellioni che la vicina Brembilla incitava contro la Serenissima.

Quando nel 1428 i Visconti di Milano cedettero la provincia bergamasca alla Repubblica di Venezia attraverso la pace di Ferrara, Gerosa chiese a Venezia di essere separata da Brembilla. Constatato che Gerosa fu sempre fedele a Venezia, il Senato concesse che fosse separata dalla vicina, dandole inoltre gli stessi privilegi di cui già godevano i paesi della Valle Brembana. Gerosa è stato, da sempre, un paese dalla tradizione rurale e contadina, che si specchiava nella storia e nei costumi del luogo. Una testimonianza è la “Valle dei Mulini” che mostra come la presenza dell'uomo nella natura, se fatta con rispetto, può inserirsi con armonia nell'ambiente circostante.

Dal punto di vista di Brembilla – La presenza dell'uomo a Brembilla risale fin da tempi più antichi. A dimostrazione di ciò, il ritrovamento nella zona del Cerro di alcuni oggetti, una punta di freccia in selce e un anello di collana in steatite, risalenti addirittura a qualche migliaio di anni prima di Cristo. Di successivi insediamenti non v'è, purtroppo, alcuna traccia: i primi documenti che possono accertare la presenza di una comunità è al tempo dei Longobardi, quando Brembilla faceva parte dei possedimenti della corte di Almenno.

Bisogna attendere il XIII secolo affinché Brembilla riesca a rendersi autonoma: il suo territorio allora comprendeva anche Gerosa e Blello, tutta la riva destra del Brembo – ovvero l'attuale Ubiale-Clanezzo – e anche la bassa Imagna con Mortesina, Opolo e Botta, fino al colle di Berbenno, zona denominata per anni 'brembilla vecchia'. Instancabilmente dediti, i brembillesi sostennero sempre le fila dei Ghibellini combattendo con astio contro i Guelfi. Ma quando la Repubblica di Venezia dominò la bergamasca, decise di dare una punizione esemplare a tutti i ribelli: attirati i capi a Bergamo, li imprigionò e diede ai brembillesi tre giorni di tempo per abbandonare le case prima di vederle messe a ferro e fuoco.

Per il grande territorio ribelle di Brembilla fu la fine. I suoi abitanti andarono in esilio, rifugiandosi nel milanese dove i duchi li protessero e le terre vennero assegnate ai fedeli della Serenissima, riducendo Brembilla ai suoi recenti confini, cambiandole addirittura nome in San Giovanni Laxolo. Tutto ciò durò fino alla fine del Settecento, quando Napoleone fece cadere Venezia. Ma l'idea rivoluzionaria non prese piede nei territori brembillesi, anzi: l'albero della Libertà eretto come simbolo dei francesi, a Brembilla venne abbattuto e sostituito con il leone di San Marco.

Brembilla si riprese le sue frazioni e contrade, che fino ad allora avevano fatto Comune a sé, unendosi nuovamente a Gerosa per tutto il periodo napoleonico. Alla caduta di Napoleone del 1814 seguì un periodo di isolamento per tutta la Valle Brembilla, che si interruppe solo alla costruzione della strada carrozzabile Ponti di Sedrina – Brembilla – Olda. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, ci fu per Brembilla un boom demografico che vide il raddoppio della popolazione, da 2.368 abitanti a ben 4.600. Questo incremento significativo portò anche ad fenomeno di emigrazione sempre maggiore: poco dopo la prima guerra mondiale, furono ben 1.300 i brembillesi che decisero di emigrare all'estero.

Nel frattempo il paese cambiò aspetto e venne costruita una grande chiesa parrocchiale. Dopo la seconda guerra mondiale, come gli altri paesi della valle, Brembilla si trovò di fronte a persone che scelsero sempre più di andarsene per trovare fortuna altrove. Qualcuno però rimase, per combattere quello spettro di spopolamento che già iniziava ad aleggiare sui piccoli Comuni. Ed è grazie a loro e alla loro perseveranza e spirito d'iniziativa se oggi l'abitato può vantare un'attività produttiva propria e un trend demografico in positivo.

Il Santuario e l'apparizione – Il Santuario della Madonna della Foppa è uno dei punti di interesse più particolari della storia del paese. Dalla struttura architettonica semplice e lineare, è meta di pellegrinaggio da parte di residenti e villeggianti. Venne fondato nel 1580 e racchiude in sé una storia: in una giornata di agosto del 1630 – anno di carestie e pestilenze – si dice che la Vergine Maria apparve in sogno ad una pastorella, di nome Diana Locatelli.

La Madonna le disse che chiunque si fosse recato in pellegrinaggio al Santuario, sarebbe stato salvato dalla peste. Per i quindici giorni successivi, migliaia di persona si recarono nel luogo per ricevere una grazia ed un pezzo del drappo che la pastorella indossava. Il percorso pedonale che porta dalla contrada Mulino al Santuario è stato per anni oggetto di manutenzione da parte dell'Amministrazione di Gerosa. Un intervento di riqualificazione è stato realizzato nel 2000.

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