Suona che ti passa – Matteo Fagiani, trombettista 'freelance' nelle più grandi orchestre d'Italia

Eleonora Busi 13/07/2020

Quella della tromba è una passione che è nata insieme a lui, 27 anni fa. E ora Matteo Fagiani, residente ad Almenno San Bartolomeo, ne ha fatto una professione a tempo pieno. “Faccio il musicista freelance: nel momento in cui un'orchestra mi chiama, io collaboro per suonare insieme – racconta Matteo, che nella sua giovane carriera ha avuto l'opportunità di suonare con orchestre del calibro della Haydn di Bolzano, con l'orchestra del Teatro Piccolo di Milano, l'Orchestra Filarmonica Italiana e al Teatro alla Scala.

Matteo si è avvicinato in questo mondo fin da piccolo, complice una famiglia dedita alla musica. “Soprattutto da parte di mia mamma – precisa il giovane 27enne – sono sempre stati legati alla banda storica di Palazzago, dove ho mosso i primi passi insieme a mia sorella Denise. Ricordo che quando ero piccolo, mia mamma mi portava la domenica con lei a suonare con la banda. Un'altra persona che mi ha influenzato è stato mio zio, che suona il trombone. Lo vedevo girare per il mondo e suonare in teatri importanti, mi ha sempre affascinato. Però non so spiegare come mai ho iniziato ad appassionarmi alla tromba, è uno strumento che mi è sempre piaciuto”.

Lo zio è stato il primo “mentore”, che insieme alla banda gli ha impartito i primi insegnamenti per guidarlo lungo la strada musicale. Così la carriera di Matteo ha iniziato a concretizzarsi ogni anno sempre di più. A undici anni entra in Conservatorio a Bergamo e studia con il Maestro Giussani, diplomandosi nel 2010 quando decide di studiare a Firenze insieme al trombettista Cassone. “Il mio primo contratto di lavoro, però, l'ho avuto a Bergamo, all'Orchestra Stabile, che ormai non esiste più” racconta Matteo. Da allora è un continuo di attività concertistica: Matteo suona all'Arena di Verona, al Festival di Puccini in Toscana, studia per due anni all'Accademia della Scala e lavora nel Teatro per quattro anni.

Qui è dove ho avuto la preziosa opportunità di fare musica con direttori importanti, ho fatto la famosa “gavetta” – prosegue il giovane – Si collabora attraverso le audizioni e in questi anni ho avuto l'occasione di collaborare e suonare in altrettante orchestre e luoghi importanti. Ad esempio con l'Orchestra Haydn di Bolzano e al Teatro La Fenice di Venezia. Una collaborazione “stabile” è con il Teatro Piccolo di Milano, che mi tiene impegnato spesso per parecchi mesi ogni anno. I musicisti come me lavorano a chiamata, per cui bisogna anche avere la fortuna di riuscire ad incastrare diverse produzioni in un certo lasso di tempo, per evitare accavallamenti”.

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L'emergenza sanitaria, ovviamente, ha interrotto anche i piani di Matteo. “Avevo in programma quattro torunée, insieme al Teatro Piccolo. Chiaramente sono saltate tutte” commenta il giovane. La sua occasione per tornare a suonare dopo il lockdown si è presentata a fine giugno, in occasione dell'esecuzione della Messa da Requiem di Gaetano Donizetti dinanzi al Cimitero Monumentale di Bergamo.

Vi ho partecipato, è stato bello – conferma Matteo – Innanzitutto per noi è stato un ritorno a lavorare dopo molti mesi di stop. Per molti è stata anche l'opportunità per ricordare nel miglior modo possibile dei cari che non ce l'hanno fatta. Un altro fatto importante è che può darsi che questi concerti post-quarantena possano essere da stimolo per ripartire in qualche modo. Per far comprendere che noi artisti siamo rimasti fermi, però ci siamo”.

La voglia di tornare a suonare, seppur nel rispetto delle norme di distanziamento, è tanta. Ma il futuro prossimo resta un'incognita. “Sono una persona di natura ottimista, per cui spero ripartano presto i progetti che avevo in cantiere – conclude Matteo – Poter tornare a suonare con le Orchestre e con il quartetto di ottoni di cui faccio parte, i Fanta Brass. Mi auguro di tornare a fare quello che facevo, riprendere i concerti, fare tournée. Spero che qualcosa in estate si muova. Io sono fiducioso”.

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