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Mirko Filippi: in mountain bike, su e giù per le montagne di tutto il mondo

Il giovane talento delle due ruote ci racconta la sua carriera in una disciplina dura ma emozionante
17 Ottobre 2021

Su e giù per le montagne, non a piedi ma in bicicletta. Attraverso boschi e sentieri sulle due ruote silenziose, Mirko Filippi, 20 anni, di Berbenno, ci porta nel mondo dell’enduro, disciplina della mountain bike a cui il nostro è approdato dopo un percorso tortuoso quanto quelli di gara.

Da piccolo ho sempre giocato a calcio, come ogni bambino - racconta Mirko - : mio nonno però allenava una squadra di ciclismo, così alle elementari ho iniziato con quello su strada. Ho mollato perché era troppo competitivo, ma mio padre ha sempre fatto mountain bike. Un giorno c’è stata una gara regionale a Brembilla e così mi sono avvicinato all’Enduro. Ho provato e l’hanno dopo mi sono iscritto ad una squadra a Zogno, facendo qualche gara”. La strada (o il sentiero) è tracciata. “C’è stato un evento a La Thuile (Valle d'Aosta ndr), ci sono andato, il Team Fristads Mondraker Comes mi ha notato e mi hanno chiesto di gareggiare per loro. Ho corso per due anni, poi mi sono infortunato e non ho fatto altre gare. Ora inizio la terza stagione per il Team.  Ha sede a Finale Ligure, noi siamo una quindicina di corridori, ci sono piemontesi, toscani, lecchesi, il capitano è Bruno Zanchi di Zogno, ex campione del mondo di Downhill”.

Un percorso fatto di alti bassi, quello di Mirko, esattamente come i tracciati di Enduro. Ma come è strutturata questa disciplina? “Ci sono varie tipologie di gare, regionali come il Lombardia, a livello nazionale c’è Campionato di Super Enduro Italiano composto da sono 4 tappe. In Italia ci sono poi i Campionati Assoluti, in cui si vince la maglia tricolore. Poi c’è la Coppa del Mondo, l’Enduro World Series, che spesso fa tappa in Italia. Prima si fa una qualifica per poter accedere e poi si può gareggiare”.

Si tratta del punto più alto di questo sport, la competizione massima che Filippi ha avuto modo di provare in prima persona. “Ho passato la qualifica per la Coppa a Canazei, così ho corso a La Thuile, a Finale Ligure e in Svizzera. È un’esperienza bellissima perché sei in un ambiente con i più forti al mondo, conosci gente che va molto più forte di te. Anche a livello di organizzazione è un’altra cosa rispetto alle solite gare. È tutto molto preciso, tutto viene comunicato presto e ufficialmente. Nei percorsi ci sono le fettucce per delimitare il percorso, che è segnato benissimo”.

lo stesso tracciato di gara, spiega Filippi, “ha sempre due aspetti.  L’enduro è una via di mezzo tra il cross-country e il downhill, quindi si va discesa, ma ci sono pezzi in cui bisogna rilanciare in salita o pianura, dunque serve un allenamento invernale per andare al massimo e guadagnare il più. Ovviamente, ai Campionati del Mondo c’è anche una parte di discesa abbastanza difficile, mentre ai regionali si tende a fare tragitti meno impegnativi”.

Oltre che sulla parte sportiva, Mirko pone l’accento sulla componente più umana della disciplina. “La cosa che mi piace di più è che gli atleti corrono contro il tempo e contro se stessi, non c‘è la rivalità per cui ci si tira spallate in gara, lì si parte e si dà il massimo individualmente. Questo porta gli atleti ad essere più vicini, più amici. Ad esempio: rispetto allo snowboard, che pure pratico, c’è meno rivalità, gli atleti si allenano insieme, io mi allenerò con il campione Under 21 francese: l’ambiente dell’enduro è un po’ più socievole e divertente, gli atleti forti sono più liberi, c’è una bella atmosfera. Di solito i campioni non vogliono condividere i propri segreti, figuriamoci allenarsi con gli altri, qui invece si è tutti sintonizzati”.

Mirko parla di allenamento non a caso. “È finita la stagione adesso, domenica 17 ottobre in Piemonte ho corso la bici elettrica, per provare una cosa nuova. Negli ultimi anni è arrivato anche questa nuova variante e non è così facile come sembra, anzi fai più fatica perché bisogna superare i limiti del motore, che dopo una certa velocità smette di erogare energia. Poi riprenderemo le gare l’anno prossimo in primavera. Io ora mi sto dedicando all’università, studio economia, ma ho già pronta la preparazione invernale, un mio compagno di squadra si allenerà a Bergamo e quindi ci vedremo. Per il futuro chissà, io cercherò di dare il massimo, per 3 o 4 anni posso ancora ambire di dare il meglio, è quella l’età in cui si possono cercare i risultati migliori”.

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