Incendi boschivi, i polmoni delle nostre valli in fumo: in 10 anni bruciati 1 milione di mq

Eleonora Busi 17/09/2019 0 commenti

La stagione estiva, che si sta spostando in via definitiva verso la sua conclusione, è stata segnata da notizie sconvolgenti per l'umanità: prima la foresta artica, poi quella Amazzonica in fiamme. Ettari ed ettari di alberi e flora andati in fumo, per mano dell'uomo o per condizioni meteorologiche. Analogamente ai grandi polmoni verdi della Terra, anche quelli delle nostre Valli hanno sicuramente visto tempi migliori e ora che la stagione invernale – la più pericolosa per le nostre zone – si avvicina, è bene tenere a mente alcuni accorgimenti.

Uno dei temi da tempo portati avanti è sicuramente quello dell'avanzata critica dei boschi: le nostre aree, specialmente quelle di montagna come Valle Brembana e Valle Imagna, vengono da decenni di “sfruttamento” da parte dell'uomo e ora, alla luce della dismissione delle attività agricole, si registra un incremento della superficie, soprattutto nelle aree montane e collinari. “I nostri sono tutti boschi che evidenziano una struttura di tipo antropico – spiega Stefano D'Adda, agronomo bergamasco – Non stiamo parlando di foreste vergini, ma di boschi che l'uomo ha pesantemente sfruttato per tantissimi secoli e che adesso, lasciati a loro stessi, stanno andando ad occupare perfino quegli spazi che l'uomo aveva destinato alle coltivazioni”.

Ma come siamo messi in fatto di incendi? Il problema si presenta in particolar modo durante la stagione invernale, a causa della secchezza del terreno e per l'abbondanza di copertura morta, ovvero residui come foglie secche cadute dagli alberi. “Ogni anno, infatti, c'è l'emanazione da parte degli uffici competenti di Regione Lombardia di un atto di divieto di accensione dei fuochi appunto per il rischio d'incendio – spiega D'Adda – La causa è da imputarsi alle fasi alto-pressorie durante l'inverno e del vento secco che proviene dal nord e asciuga tutto”. Si tratta di una situazione tipica delle nostre aree, ma non particolarmente pericolosa se lasciata a sé: il problema di fondo, infatti, risiede nella natura dolosa degli incendi che interessano le nostre Valli.


Stefano D'Adda, agronomo

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INCENDI, I NUMERI NELLE NOSTRE VALLI

Secondo i dati forniti da Regione Lombardia*, dal 2006 al 2015, in Valle Imagna gli incendi sono stati 'solamente' 13, con una superficie percorsa dal fuoco totale di 10,21 ettari; Palazzago è il paese con i numeri più alti, ben 6 incendi con 5,05 ettari di bosco andati in fumo, circa la metà del totale. Situazione completamente diversa, invece, in Valle Brembana che ha visto 55 incendi e ben 90,17 ettari di superficie boschiva bruciati dalle fiamme. Circa 100 ettari, pari a 1 milione di mq, in 10 anni per entrambe le valli: un numero elevatissimo.

A detenere il primato è Zogno, con ben 12 incendi che hanno “mangiato” 20,04 ettari di bosco, mentre al secondo posto c'è Val Brembilla, 7 roghi ma una superficie di soli 2,35 ettari bruciati, infine Valtorta con 5 e 5,64 ettari in fumo. Per quanto riguarda la superficie bruciata il triste record è di Isola di Fondra: 26,39 ettari in fumo, distrutti in un solo incendio probabilmente causato dall'incuria – o da qualche piromane. A Isola di Fondra seguono San Pellegrino Terme – ben 20,77 ettari bruciati in 4 incendi – e Zogno.

A parte qualche anno di eccezionalità, tutti i fenomeni sono però da considerarsi in riduzione. “Questo perché, grazie ad una serie di azioni, si è riusciti a bloccare i piromani e tutti quelli che innescavano anche inavvertitamente i fuochi, attraverso situazioni di controllo – spiega l'esperto – C'è stato anche un miglioramento nell'organizzazione delle scuola antincendio, che fanno capo alle Comunità Montane di Valle Brembana e Imagna per quanto riguarda i nostri territori, più organizzate ed efficienti”.

Fra i roghi recenti, quello più di spessore è sicuramente l'incendio negli Orridi della Val Taleggio dello scorso marzo, zona tra l'altro “recidiva” che aveva visto un altro importante incendio anche nel 2017, talmente esteso da richiedere l'intervento dei Canadair. L'area degli Orridi è difficilmente controllabile e per cui più propensa alla mano dei piromani. “La zona possiede molte strutture carbonatiche come rocce e suoli con vegetazione molto secca, che va subito in crisi – evidenzia D'Adda – Aggiungiamo poi la complessità di accesso e le difficoltà per spegnere i roghi aumentano”.

Come prevenire, dunque, la formazione di incendi? “In condizioni di non divieto, fuochi piccoli e graduali, in condizioni meteo con assenza di vento, possibilmente durante una giornata un po' uggiosa che non favorisca l'espansione. Ovviamente ricordare di stare in luoghi aperti, lontani da chiome, specialmente le conifere più soggette, o da sterpaglia”: questi sono i consigli dell'esperto Stefano D'Adda. Il problema di fondo, infatti, sono i lapilli e le scintille che poi – spinti dal vento – vanno ad appiccare piccoli focolai di cui si perde poi il controllo. “L'importante è sempre fare tutto in sicurezza, senza violare una eventuale ordinanza regionale”.

Fanno la loro parte nella prevenzione, inoltre, anche le segnalazioni tempestive agli organi di competenza. “Anche se le valli stanno subendo uno spopolamento, sono comunque capillarmente popolate e presidiate – conclude Stefano D'Adda – per cui c'è una certa disponibilità anche di volontari e una certa organizzazione con infrastrutture che consentono di raggiungere sia via terra che viaria le zone colpite”.

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* Dati estratti dal Piano regionale delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi 2017 - 2019

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