Una vita dedicata alla divisa, al servizio e alle Forze dell’Ordine, sfidando tutti i pregiudizi di genere. Ariela Carminati, originaria di Corna Imagna, è una delle prime valdimagnine ad entrare negli Alpini (in foto con il papà Ugo Carminati, capogruppo degli Alpini di Corna Imagna), portando avanti una carriera che dura ormai da più di dieci anni. “Dal 2018 vivo in provincia di Novara, perché lavoro qua in Polizia, in particolare in Polizia Stradale”. Oggi Ariela ha 31 anni e la sua passione per la divisa nasce “quando ne avevo 9: in quell’anno chiesi a Santa Lucia di portarmi l’unica bambola che io abbia mai avuto oltre al Cicciobello, ovvero la Barbie poliziotta, che ho ancora in camera mia. Alle superiori ho studiato al liceo socio psicopedagico di Zogno, e a mano a mano ho maturato l’idea di fare un lavoro per difendere i più deboli. Nel settembre 2013 ho fatto domanda come volontaria dell’Esercito, ho superato il concorso e a dicembre sono partita per Ascoli Piceno”.
Un’esperienza sicuramente intensa e non sempre facile. “La prima settimana è stata molto dura, con prove di resistenza fisica e psichica: chi voleva, poteva abbandonare, ci testavano su tutti i livelli. Una sera ci hanno fatto stare ore davanti a un muro alternando attenti e riposo, è stato un percorso duro, ma nulla di impossibile se qualcuno ci crede davvero. Dopo il giuramento, sono stata spostata a Brunico per tre mesi di addestramento con gli Alpini, per poi venire assegnata al reparto Comando di Torino e poi distaccata in una piccola caserma di confine in Sestriere. È stata dura perché dovevi sempre dimostrare di poter tener testa agli uomini”.
Eppure, Ariela sente di essere nel posto giusto per sé e, anzi: decide di rimanere nell’Esercito. “Ho ricominciato a studiare per un nuovo concorso per rimanere negli Alpini, per volontario in ferma prefissata per 4 anni in attesa di entrare nel corpo. Sono stata spostata al Terzo Alpini vicino a Busson, era un’altra caserma punitiva e non c’erano nemmeno le camerate per donne. Ci hanno messo a dormire in infermeria, non era una caserma adatta a noi. Dopo un anno in cui ero negli Alpini è stato aperto un concorso per la Polizia”. È la seconda svolta della vita, spiega: “Io avevo fatto solo qualche periodo di Strade sicure, l’unica esperienza che avevo fatto a contatto con le persone, in particolare presso un Centro di Identificazione ed espulsione di Torino - racconta. - Sentivo quindi la necessità di aiutare gli altri in modo più concreto e ho provato il concorso in Polizia, l’ho passato a luglio 2017 e ho cominciato la scuola di Polizia a Peschiera del Garda e ho scelto di lavorare come agente in prova a Novara, per avvicinarmi a casa”.
Sono tutte esperienze che formano il carattere e lasciano episodi di cui raccontare: “Ho fatto staffetta per il trasporto organi dall’ospedale di Novara a Malpensa, ma quando ero nell’Esercito ricordo molto bene il cameratismo, il senso di comunità, e poi le marce sotto le stelle, di notte”. Veniamo appunto al presente, a un lavoro fatto di contatto con il pubblico e di impegno.
“Ora opero a Novara in Polizia Stradale e mi piace quello che faccio. La Polizia mi ha dato molte possibilità: prendere la patente della moto, conoscere tante persone... Io sono a contatto con la gente tutti i giorni, forse noi siamo visti come i poliziotti 'cattivi' perché facciamo le multe, ma siamo a servizio delle persone. Capita spesso di intervenire sugli incidenti o di aiutare chi ha bisogno. A me piace moltissimo il mio lavoro, avevo la possibilità di tornare a Bergamo ma qua sto bene”.
Ariela ha mantenuto i contatti con la Valle Imagna. “Non ho ovviamente rinnegato le mie origini e partecipo agli eventi in cui compaiono gli alpini, soprattutto in Valle, seguendo l’esempio di mio nonno, che ha 80 anni e sfila ancora, e di mio papà. Li ho incontrati mentre ero in servizio a Biella quest’anno e loro sfilavano per l’adunata degli Alpini, è stato bellissimo ricongiungersi”. La Stradale resta il punto fisso nella vita della nostra poliziotta. “Non penso a spostarmi in Questura o in Frontiera, qui sto benissimo, e non mi avvicinerò a casa perché cambierei questura, qui la provincia e la stessa Novara sono ottime per vivere, quindi resterò qui”.
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Bellissima storia, averne di persone cosi'!





