Valle Brembana back and forth, avanti e indietro per esplorare nuovi orizzonti. Laura Ruffoni, 41 anni, è partita da Ornica, 17 anni fa. Destinazione: Inghilterra. “Sono originaria di Ornica: è lì che trascorro sempre più tempo, nella casa che ha costruito mio nonno materno. A 24 anni sono partita per il sud dell’Inghilterra, vicino alla Cornovaglia; da allora la mia vita si divide tra queste due realtà. Ora, a 41 anni, è arrivato il momento di tornare alle radici: forse ci vuole più coraggio a restare che a partire”.
Un percorso andata e ritorno, appunto, iniziato con la fine della scuola superiore. “Dopo il diploma di ragioniere al Turoldo, non sapevo cosa scegliere. Invece di prendermi una pausa, mi sono iscritta di fretta a Scienze dei Servizi Giuridici a Bergamo. Tutta colpa del mio bravissimo professore di Diritto delle superiori (ride). Da lì, c’è stato un detour con il corso di istruttore di Iyengar Yoga, un metodo caratterizzato dall’attenzione all’allineamento, dalla precisione nell’esecuzione, dalla sequenza e dalla durata delle posizioni. Mi appassiona anche l’agopuntura, ma anche la cucina, o passeggiare nella natura: le salite a Ornica danno grande carica”.
Eppure, diciassette anni fa Laura sente il bisogno di maggior indipendenza, lontano dalla Valle. “La spinta verso l’estero è stata il desiderio di esplorare realtà diverse, spazi più ampi. Ho seguito un consiglio tratto da un manuale di autorealizzazione di Giulio Cesare Giacobbe, Come diventare un Buddha in 5 settimane. Uno dei suggerimenti per crescere che viene dato è quello di fare un lavoro all’estero”. Laura matura quindi la decisione di partire: “La modalità più economica fu quella di diventare au pair (ragazza alla pari ndr), ovvero baby-sitter, donna delle pulizie e driver per la famiglia che ti ospita. Ho scelto l’Inghilterra per imparare l’inglese. Ho vissuto nel sud ovest, vicino a Plymouth e Bristol, dove abitano le due famiglie che mi hanno inizialmente ospitata. Per farsi un’idea del luogo, bisogna vedere il film The Salt Path per apprezzare una bella panoramica della costa”.
Laura si ambienta in fretta Oltremanica. “Dopo otto mesi di lavoro come au pair e alcune esperienze nel servizio clienti nella ristorazione, nel 2011 ho iniziato il mio attuale lavoro nel segretariato di una ONG che si occupa di innovazione nell’osservazione oceanografica attraverso attività di sensibilizzazione e divulgazione. Il mio compito è gestire la logistica e la fase contrattuale delle borse di studio rivolte agli studenti - racconta - in alcuni programmi, i ragazzi selezionati partecipano a esplorazioni scientifiche e ricevono un addestramento a bordo di navi, per poi trasferire quanto appreso nel loro paese di origine”.
Come si vive, quindi, in quella parte dell’Inghilterra? “Per quanto ho riscontrato dalla mia esperienza, l’Inghilterra è più standardizzata e meccanizzata rispetto all’Italia e ha un costo della vita più alto. L’efficienza e il senso di sicurezza nel Regno Unito sono maggiori: viaggiare di notte in treno da sola non mi ha mai preoccupata”. Le differenze con il Paese natio, insomma, ci sono. “La multiculturalità è ovunque. La sanità privata è molto meno accessibile rispetto all’Italia e quella pubblica si sta drasticamente digitalizzando: gli appuntamenti sono principalmente offerti telefonicamente o in modalità video”. Dal punto di vista sociale, gli inglesi appaiono più cortesi, ma anche più rigidi. “La diplomazia è la norma. Le relazioni interpersonali sono basate sulla cortesia, ma se si scava sotto lo strato superficiale di gentilezza non si sa cosa si trovi. Le categorie di pensiero sono più rigide”. Dall’altra parte, però, “a livello professionale, in U.K. c’è più flessibilità e meno timore reverenziale verso i “superiori”. Le qualifiche sono importanti, ma l’esperienza conta molto”.
Certo, secondo Laura gli italiani sono molto più “espressivi, spiritosi, rumorosi e reattivi degli inglesi. Inoltre, in Italia l’attenzione all’estetica è molto più sentita e il diverso viene visto con maggiore sospetto rispetto all’Inghilterra, dove ci si sente accettati più facilmente”. Anche l’ambiente è diverso: “Grazie alla pioggia, il Regno Unito è molto verde e c’è molta più cura dei luoghi pubblici, toilette incluse. Se devo paragonare la qualità dell’aria, ad esempio, non c’è paragone: Plymouth affaccia sul mare ed è ventosa”. A favore dell’Italia, non c’è competizione né sul calore umano, né sul cibo: “Mi sono mancati la famiglia e i nipotini, il sole e la bellezza ovunque. I nostri cachi, le castagne e i mirtilli sono inimitabili”.
Ora è il momento di guardare avanti, alla nuova avventura ad Ornica: “Vorrei rallentare il ritmo, nutrire gli affetti e fare qualcosa di utile per la comunità, in aggiunta al mio lavoro, qualcosa di creativo e gioioso che coinvolga le persone. Ho in mente una pratica di radicamento che favorisca la consapevolezza del momento presente, ma è in fase di allestimento. Il mio sogno è creare uno spazio dove i visitatori possano apprezzare il paesaggio in totale relax, contribuendo a preservare l’arte e la rigenerazione rurale”.






