Entrare in questi giorni nel Santuario della Madonna del Castello di Almenno San Salvatore significa, prima di tutto, incontrare le persone. (QUA se volete conoscere tutto il programma e le info della festa, che si svolgerà l'1 e il 2 febbraio) È qui che abbiamo incontrato Camillo Rota, profondamente legato a questo luogo, che ci ha accompagnato nel racconto dei preparativi e dello spirito con cui si stanno vivendo i giorni che precedono la Candelora. Dalle sue parole emerge con chiarezza come dietro a questa solennità non vi siano associazioni strutturate, ma tante persone singole: residenti della contrada o persone legate affettivamente al santuario, che si stanno dando da fare con pazienza, competenza e rispetto. Un lavoro silenzioso e concreto, fatto di tempo, cura e responsabilità, sempre condiviso con il parroco, cui spettano le decisioni e le responsabilità finali.
Questo lavoro accompagna anche la riscoperta del significato profondo della festa della Candelora, una delle solennità più antiche e dense di simbolismo del calendario liturgico. La Candelora celebra la Presentazione di Gesù al Tempio, quando Cristo viene riconosciuto come luce per illuminare le genti: una festa che parla di luce, passaggio e rinnovamento, non solo di devozione mariana, ma anche cristologica. Il cuore simbolico della solennità resta la cripta, non come luogo di celebrazione, ma come spazio da cui tutto prende senso. Qui, in modo volutamente semplice e fedele a quanto indicato dalla scritta presente nell’affresco, verranno esposte la reliquia della Santa Croce e la reliquia della Madonna, richiamando il motivo stesso per cui la cripta è nata. Da qui prende avvio, sul piano simbolico, l’origine della festa.
Salendo nella chiesa plebana, la pieve antica, si entra nella preparazione liturgica vera e propria. Sull’altare dell’Addolorata sono state collocate le reliquie dei santi custodite nel santuario, secondo la tradizione. È sempre da qui che, il giorno della Candelora, prenderà avvio la processione: se il tempo lo permetterà, uscirà sul sagrato per poi rientrare nel santuario vero e proprio. Il santuario, parte più ampia, accogliente e riscaldata del complesso, sarà il luogo in cui verranno celebrate tutte le Messe della giornata. È qui che si è concentrato l’intervento di valorizzazione più visibile.
Nella zona vicino alla mensa è stato ripulito e valorizzato un crocifisso da altare, collocato su una colonnina in plexiglass, all’interno della quale è stata inserita anche l’icona della Presentazione di Gesù al Tempio, così da essere conservata, protetta e al tempo stesso ben visibile a tutti. Sempre nel santuario sono state riposizionate le tende rosse storiche, già appartenenti a questo luogo, che aiutano a delimitare simbolicamente il passaggio tra il santuario e la pieve retrostante. Sopra queste tende sono stati riesposti gli ex voto antichi, testimonianze fortissime della devozione popolare.
In un’epoca in cui non esisteva la fotografia, la fede si esprimeva attraverso parti del corpo in metallo: braccia, occhi, arti, fino a un neonato in fasce. Segni concreti di una grazia ricevuta, racconti silenziosi di sofferenza, speranza e guarigione che parlano ancora oggi del legame profondo tra questo santuario e la vita delle persone. Per quanto riguarda l’esterno, la novità sono i portali di stoffa, realizzati ex novo grazie al lavoro di una volontaria.
Sono stati pensati per le feste più importanti del santuario. La scelta dei colori rosso e bianco, anziché l’azzurro, risponde a una motivazione storica e liturgica: l’azzurro è un colore relativamente recente ed è legato quasi esclusivamente alla festa del Prodigio del 26 aprile, mentre il rosso è un colore solenne, antico e adatto a molte celebrazioni importanti, dalle grandi solennità alle visite pastorali o agli anniversari significativi.
Un lavoro corale fatto di persone e gratuità
I ringraziamenti vanno a tutte le persone che, in modi diversi, hanno contribuito a rendere possibile questa preparazione: chi apre la chiesa, chi cura gli spazi liturgici, chi conosce la liturgia e sa come muoversi con rispetto, chi mette a disposizione tempo, materiali e manualità, ma anche chi si occupa delle pulizie del sagrato, del piazzale, del campanile e delle aree circostanti, rendendo il luogo più ordinato, accogliente e visitabile.
Un ringraziamento particolare va alle signore che da anni si dedicano con costanza alla preparazione delle candele e degli oggetti sacri – dalle candele benedette alle medagliette e ai piccoli segni devozionali – distribuiti ai fedeli in cambio di un’offerta. Un servizio prezioso, svolto con discrezione e spirito di servizio, che accompagna da sempre la vita del santuario e le sue feste.
A raccontare il senso più profondo di questi giorni è ancora Camillo Rota: "C’è chi si occupa del sagrato, chi ripulisce, chi soffia le foglie, chi sistema e chi va e viene senza sosta. Intanto si preparano le candele, si controllano una ad una le scatole, si mettono in ordine con attenzione. È un lavoro lungo e meticoloso, fatto di gesti ripetuti, che richiede pazienza, cura e precisione . Poi capita che, mentre stai sistemando una cosa, ti accorgi che ne serve un’altra. Qualcuno lo dice e subito c’è chi va a prendere quello che manca, torna con un attrezzo, sistema e riparte. Senza tante parole, senza fretta: è una collaborazione che nasce spontanea. Alla fine è quasi sempre sera quando si chiude tutto. Si è stanchi, con le mani indolenzite, ma con la sensazione di aver fatto qualcosa di buono. È una fatica che non pesa, perché è condivisa. E lavorando così, fianco a fianco, ci si avvicina di più non solo alle persone, ma anche al Signore e alle tradizioni, riscoprendo il senso vero di questi gesti".
Riscoprire e far vivere il Santuario della Madonna del Castello non è solo un gesto di devozione, ma anche una scelta culturale e strategica. In vista dell’imminente inaugurazione della linea T2 del tram, che entro meno di un anno arriverà a Villa d’Almè, il territorio sarà interessato da un potenziale afflusso di migliaia di visitatori. Prepararsi significa rendere questo luogo accogliente, leggibile e capace di raccontarsi. Investire oggi nella memoria e nella cura vuol dire farsi trovare pronti domani, per chi arriverà da fuori ma soprattutto per chi questo santuario lo ha sempre sentito come casa.






