Lascia Capizzone e sceglie il sole della Spagna: Andrea Goisis, un programmatore a Valencia

Nuova puntata con la nostra rubrica dedicati ai nostri valligiani all'estero. Andrea Goisis, programmatore 37enne, ha scelto di vivere a Valencia, dove ha recentemente comprato casa.
7 Marzo 2026

Se ci si è mai lasciati andare a fantasticherie, sognando una vita al sole mentre fuori piove, ebbene Andrea Goisis ha realizzato questo sogno. Il 37enne è originario di Capizzone, ma ha lasciato la Valle Imagna verso più assolati lidi. “Vivo in Spagna dove ho appena comprato casa, in provincia di Valencia. Sono partito dall’Italia ormai cinque anni fa. Di professione sono programmatore e ho sempre lavorato da remoto. Dopo anni in cui guardavo fuori e c’era l’inverno grigio, ho provato a partire per la stagione” ed è l’inizio di un’esperienza di vita. “Ho preso casa per tre mesi in provincia di Malaga, sono sceso in macchina e sostanzialmente non sono più tornato. È stato fantastico, sono ritornato a  casa per prendere le valigie e mi sono traferito definitivamente”.

Un’avventura che porta Andrea ad esplorare diverse zone nel sud della penisola iberica: “Mi è sempre piaciuto girare il mondo. Qui affittano molto le case nel periodo scolastico, così gli affitti estivi costano cari, ma quelli fuori stagione sono più economici. Ho fatto un anno in provincia di Cadice, poi sono venuto a Valencia perché ero tropo lontano quando dovevo tornare in Italia. Dopo un anno in affitto, ho messo in vendita la casa a Capizzone e ho comparto casa qui e ora la sto ristrutturando”.

Insomma, una scelta di impulso che ha ripagato. “I motivi principali sono stati sicuramente il clima, ho sempre sofferto il freddo da quando ero ragazzo, e poi la Spagna ti lascia un po’ di libertà in più personali, sicuramente è una società più avanti e progressista. Certo, sapevo che avrei lasciato la mia vita e i miei amici a 31 anni, quelli che erano gli amici di una vita. Ma io avevo altre priorità”. Il Belpaese resta sempre a portata di mano.

“Sono comunque a un’ora e mezza di volo dall’Italia, quindi ogni due o tre mesi torno, anche solo per vedere i miei. Magari resto due settimane o un mese in Italia, i rapporti personali li mantengo così. È stato uno dei fattori della mia scelta. Sarei potuto anche andare in Thailandia o negli Usa” ma tornare in Valle sarebbe stato molto più complicato. Anche la dimensione lavorativa ha giocato un ruolo importante nella vita di Andrea. “Se avessi dovuto prendere e partire senza lavoro, non credo l’avrei fatto, magari ci avrei riflettuto più a lungo. Invece mi è bastato prendere i vestiti, chiudere casa e andarmene” racconta.

Andrea si è subito ambientato in Spagna, complice anche una realtà, come detto, molto aperta. “La gente è simile al Sud Italia, anche nell’approccio al lavoro. Per loro è importante, ma deve essere metà della vita, se non si ha una propria vita privata non si riesce a dare il massimo nell’altra metà. Da noi questa idea non esiste proprio”. La Spagna offre anche opportunità: “L’economia invece è molto avanzata, lavorano tutti e di lavoro se ne trova sempre. Mangiano molto tardi, ma in generale qua, una volta alla settimana, si sentono i fuochi d’artificio, tutti i giorni d’estate c’è una sagra di paese, o magari una rievocazione storica in un paesino piccolo, la società è molto attiva. Non me lo aspettavo, l’ho vissuto quando sono arrivato qua”.

Chiaramente, anche la nazione iberica ha i suoi difetti. “Il cibo mi manca, è ovvio, a partire dalla pizza, ma in generale la cultura del cibo è completamente differente: noi parliamo di cosa mangiare stasera, qui non c’è lo stesso piacere della tavola” eppure Andrea è soddisfatto, al punto da aver appunto acquistato una casa. “Ho l’orto qui accanto a casa, è una mia passione, mi piace seguire tutta la parte del giardinaggio, la casa ha un terreno da 3000 mila quadri con boschetto. Mi piace anche giocare a tennis e a padel, il clima aiuta tanto, in inverno puoi tenere la stufa spenta”.

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Commenti:
  1. Un grande grazie lo devo dare a chi pubblica settimanalmente tutte queste belle notizie che da nonna ottantenne mi delude in parte quando i ragazzi studiosi devono partire altrove fuori fr0ntiera per trovare un futuro sicuro, dall'altra, sapere che non si deve essere raccomandati per aver un lavoro come in patria ,è gratificante.
    Alle prossime notizie con tanti saluti umbri..

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