Dall'alta Valle con un biglietto di sola andata: oggi Saverio Castelli è ingegnere Amazon in Canada

"Qui grandi opportunità lavorative, ma il senso di comunità che si respira in un paese di mille abitanti come Piazza Brembana è difficile da trovare".
20 Aprile 2026

Trovare l’America… in Canada! La nazione degli aceri ha accolto anche Saverio Castelli, sviluppatore e ingegnere  software che dall’alta Valle Brembana si è trasferito oltreoceano per lavorare in una delle compagnie più grandi e ambite del mondo: Amazon. Un viaggio che inizia da Piazza Brembana “dove ho vissuto fino alla fine delle scuole superiori, quando mi sono trasferito a Pisa per studiare matematica e dove sono rimasto per quattro anni prima di ritornare in Valle e continuare gli studi da remoto”.

Studi che hanno dato profitto, permettendo a Saverio – oggi quarantenne – di lanciarsi nel mondo del lavoro. “Nel 2013 mi sono laureato, e pochi mesi dopo mi sono trasferito a Londra per lavorare come sviluppatore software in una piccola compagnia del posto”. Un vero salto nel buio: “Ripensandoci, non so se sorridere o se mi viene la pelle d’oca. Prendere il mio primo volo con un biglietto di sola andata per Londra, con una settimana per trovare casa prima dell’inizio del lavoro è una cosa che rifarei solo a 20 anni”.

Si rivela comunque una scelta vincente, perché l’estero è la dimensione ideale e dopo il Regno Unito è il momento di spostarsi ancora più lontano. “Ho lavorato nella stessa compagnia a Londra per 4 anni, quando un po’ per la Brexit, un po’ perché volevo nuove sfide, ho deciso di licenziarmi ed esplorare nuove possibilità” ed è qui che a Saverio si presenta una grande opportunità. “Inaspettatamente, dopo una ricerca di un paio di mesi mi son trovato con offerte di lavoro da diversi angoli dell’Europa e del Nord America, ma alla fine ho deciso di accettare l’offerta di Amazon e trasferirmi a Vancouver, in Canada, per lavorare nella sezione dell’azienda che mantiene il sito di eCommerce”.

“Ho scelto il Canada invece che un Paese europeo per due motivi principali. Innanzitutto, come sfida personale, perché avrei lavorato in una delle posizioni più ambite nel mio campo lavorativo. Poi, perché ho sempre subito il fascino del “sogno americano”, e accettare questa offerta mi ha portato più vicino a realizzare questo sogno di quanto avessi mai potuto immaginare”. Ecco, dunque, come Saverio è approdato a Vancouver, una realtà che apprezza molto. “Mi trovo bene qui, è una città relativamente piccola e con tantissimo verde, dove in mezz’oretta puoi andare dall’oceano alle piste da sci, lo apprezzo tantissimo soprattutto dopo aver vissuto quattro anni a Londra. Come tutte le città ha le sue problematiche, ma non penso siano poi tanto diverse rispetto a quelle che si possono trovare a Milano”.

Proprio rispetto all’Italia, il nostro prova a capire quali siano le differenze. “Ce ne sono un’infinità. Il Canada è una nazione giovane, e senza un passato storico comparabile con l’Italia. Quindi, se si è appassionati di arte, architettura e storia lascia un po’ a desiderare. In compenso è ricchissimo di bellezze naturali uniche al mondo, e quindi è una meta ambitissima per tutti gli amanti della natura”. La geografia canadese è unica: “Un’altra differenza che lascia spiazzati sono le distanze. Il Canada è poco densamente popolato: in totale ha due terzi degli abitanti dell’Italia, ma anche solo la British Columbia, ovvero la provincia di Vancouver, è tre volte più grande dell’Italia. Quindi, al di fuori delle città, ci sono immense distese di verde, dove puoi guidare per ore senza incontrare anima viva” spiega.

Oltre al territorio, ci sono poi le persone. “Devo sottolineare il livello di integrazione di diverse etnie nel tessuto sociale” e Saverio fa un esempio preciso: “Secondo un sondaggio del governo del 2021, circa un quarto della popolazione canadese è composta da immigrati, e quindi il “diverso” è la norma. So che è una generalizzazione, ma in Italia ho sempre percepito un po’ più di diffidenza verso gli stranieri. È anche vero che ormai sono 13 anni che non vivo più lì; quindi, le cose magari adesso son diverse e sarei felicissimo di ricredermi”.

A proposito del nostro Paese: “è troppo cliché dire che mi manca la cucina? A parte quella, la famiglia, gli amici di sempre e il senso di comunità che si respira in un paese di mille abitanti sono tutte cose difficili da trovare qua, e che lasciano un vuoto impossibile da colmare” ma sono aspetti compensati da altri in cui il Canada si distingue. “Allo stesso tempo, dal punto di vista lavorativo, soprattutto nel campo dello sviluppo software, non c’è paragone tra le opportunità offerte qua e quelle disponibili in Italia. Tornare sarebbe un po’ un suicidio professionale. Magari il lavoro da remoto offrirà una soluzione a questo dilemma, per ora aspetto e vedo come si evolvono le cose”.

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