Commercio, San Pellegrino e l'alta Valle bene grazie al turismo. Ma la provincia perde 534 negozi

Confcommercio Bergamo presenta la seconda rilevazione degli indici territoriali del commercio della provincia di Bergamo.
17 Marzo 2026

Confcommercio Bergamo presenta la seconda rilevazione degli indici territoriali del commercio della provincia di Bergamo (aggiornata al 31 dicembre 2025). La mappatura analizza 242 comuni e tutti i distretti del commercio attraverso tre indicatori chiave calcolati ogni 1.000 abitanti: l'indice di vivibilità (totale degli esercizi commerciali), l'indice di vivacità (pubblici esercizi) e l'indice di prossimità (negozi alimentari).

In soli 18 mesi (dal 30 giugno 2024 al 31 dicembre 2025), a fronte di una crescita della popolazione residente pari a +5.981 unità (+0,54%, fonte ISTAT, 2025), il numero degli esercizi commerciali della provincia è diminuito di 534 unità (-2,8%). L'indice complessivo di vivibilità è sceso da 17,35 a 16,78 negozi ogni 1.000 abitanti. "Continuiamo il nostro lavoro di mappatura, che rappresenta la fotografia della forza e della fragilità commerciale della bergamasca. Una realtà che, in un ambito territoriale all'apparenza unitario, contiene invece tante realtà differenti- commenta il direttore Oscar Fusini-. Questo lavoro ci consente di monitorare nel tempo la tenuta del commercio, che rappresenta elemento chiave per offrire un servizio, di vivacità e in generale di vivibilità di un territorio".

Gli ecosistemi commerciali sono oggi molto più complessi rispetto a qualche decennio fa: “La mobilità ha accentuato l'evasione della spesa verso altri comuni, il commercio elettronico ha raggiunto ogni luogo, e la grande distribuzione organizzata ha modificato profondamente le abitudini di acquisto- continua Fusini-. L'equilibrio di sostenibilità di un negozio dipende dal bacino d'utenza, dalla raggiungibilità e dall'accessibilità. Il turismo si conferma un fattore cruciale per la tenuta delle reti commerciali, mentre la presenza massiccia di offerta extraurbana mina la vitalità dei centri storici”. La delega nazionale per la valorizzazione delle attività commerciali in aree montane affidata da FIDA- Federazione italiana Dettaglianti alimentari Confcommercio a Luca Bonicelli, che ricopre la carica di presidente del Gruppo Gastronomi e Salumieri Confcommercio Bergamo, rappresenta un'occasione preziosa per riportare al centro del dibattito politico il tema dei negozi di montagna e della desertificazione commerciale nelle aree interne.

VIVIBILITÀ: la densità degli esercizi sul territorio

Bergamo e Treviglio poli attrattivi, Seriate fanalino di coda tra i centri maggiori. Bene grazie al turismo Clusone e Sebino, anche Val di Scalve e area di San Pellegrino (Fontium et mercatorum). L'indice di vivibilità misura il numero totale di esercizi commerciali ogni 1.000 abitanti, indicando quanto un territorio è capace di offrire un'ampia gamma di servizi e opportunità di acquisto ai propri residenti. Bergamo città si conferma il polo commerciale dominante con 31,82 esercizi ogni 1.000 abitanti, una densità doppia rispetto agli altri centri principali. Treviglio segue a 22,82, mentre Seriate registra l'indice più basso tra i centri maggiori (14,15), penalizzata dalla vicinanza al capoluogo.

Tra le aree non urbane, spiccano per resilienza la Valle di Scalve (24,55) e l’area del distretto Fontium et Mercatorum da San Pellegrino Terme all’Alta Val Brembana e Val Serina (22,68), territori che, grazie alla distanza dai centri maggiori e a una discreta vocazione turistica, mantengono un tessuto commerciale solido. In forte sofferenza, invece, il distretto di Lexena (10,30) e le aree della pianura orientale come Borghi e tradizioni della bassa (11,78) e Castelli e fontanili della bassa (12,30).

INDICE DI PROSSIMITÀ: l'accesso agli alimentari

Bergamo, Treviglio e Romano resistono. Preoccupa l’area di Dalmine, Isola e Colli del Brembo. L'indice di prossimità misura il numero di punti vendita alimentari ogni 1.000 abitanti, ed è l'indicatore più direttamente legato alla qualità della vita quotidiana dei residenti, in particolare per le fasce più anziane della popolazione. Bergamo città si conferma il territorio con la maggiore accessibilità agli esercizi alimentari (2,97, in leggero calo rispetto a 3,00), seguita da Treviglio che registra invece un aumento significativo (2,71, era 2,50).

Romano di Lombardia si mantiene stabile, mentre Caravaggio è il capoluogo di distretto con l'indice più basso (2,13). Il dato più preoccupante emerge nelle aree periurbane attorno alla città: il grande distretto di Dalmine (1,52), il distretto dell'Isola Bergamasca (1,44) e i Colli del Brembo-Ville e Torri dell'Isola (1,78) mostrano indici critici, con una massiccia presenza di grande distribuzione organizzata che rischia di desertificare i centri storici. Le aree montane più distanti, come la Valle di Scalve (5,26) e l'Alto Brembo (7,41), presentano invece gli indici più alti, grazie al mantenimento dell'abitudine all'acquisto in negozio e a una certa vocazione turistica.

INDICE DI VIVACITÀ: la vita sociale dei territori

Val di Scalve supera sia Bergamo che Treviglio. Romano di Lombardia spicca. Bene Val Brembana da San Pellegrino in su. Preoccupano l’Isola e Val San Martino

L'indice di vivacità conta i pubblici esercizi (bar, ristoranti, gelaterie, enoteche) ogni 1.000 abitanti, ed è un segnale della capacità aggregativa e della vitalità sociale di un luogo. Bergamo cresce in vivacità, con 11,61 pubblici esercizi ogni 1.000 abitanti, in aumento rispetto alla precedente rilevazione (10,9).

Romano di Lombardia (6,54) si distingue positivamente tra i centri di medie dimensioni, mentre Treviglio si mantiene stabile a 7,14. Sorprendente la tenuta della Valle di Scalve (11,77), che supera sia Bergamo che Treviglio, testimoniando una tradizione di socialità radicata nelle comunità montane più isolate. Fontium et Mercatorum (10,19 - che comprende i comuni di Algua, Aviatico, Bracca, Branzi, Camerata Cornello, Cornalba, Costa Serina, Dossena, San Pellegrino, San Giovanni Bianco, Lenna, Isola di Fondra, Selvino, Aviatico) conferma la sua forza. In forte difficoltà le aree pedemontane e di pianura: le Terre di mezzo – Val San Martino (4,14) e Lexena (Area di Bonate Sopra) con indice a 3,04 sono le zone più deboli della provincia.

Foto: Pieroweb

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