Fioritura della Sacra Spina, San Giovanni celebra l'anniversario: "Un dono per tutta la valle"

Per l'occasione presentata la nuova Confraternita della Sacra Spina e la benemerenza della Spina d’Oro all’associazione ANTEAS, faro di solidarietà e volontariato nella cura di fragili e anziani.
28 Marzo 2026

Esattamente dieci anni fa, il 27 marzo 2016, la sera di Pasqua, la comunità di San Giovanni Bianco viveva un momento destinato a restare nella storia: il prodigio della Fioritura della Sacra Spina. Sebbene le celebrazioni rituali si fossero concluse due settimane prima, il 2016 portava con sé una rarissima coincidenza liturgica: la sovrapposizione tra il Venerdì Santo e l'Annunciazione (25 marzo). Secondo antiche tradizioni risalenti all'Ottocento, l'unione simbolica tra il concepimento e la morte di Cristo in un unico giorno è il presupposto per il manifestarsi del "segno" sulla reliquia.

Don Diego Ongaro, parroco del paese all'epoca dell'evento, ricorda con viva emozione quei momenti concitati: “Intorno alle 18:30, al termine della S. Messa, la Sacra Spina aveva subito una prima variazione: appariva come bagnata e molto lucida, una grande differenza rispetto al normale colore “legnoso”, più opaco. Ricordo che la paragonai all’erba bagnata dalla rugiada che brilla nel mattino alla prima luce del sole. Due ore dopo, in sagrestia, avvenne l'alterazione decisiva: una gemma già esistente divenne rosso vivo e una nuova gemma spuntò nella parte apicale della spina stessa”.

E quali sono stati i pensieri di fronte a questo evento eccezionale? “È stato difficile – risponde don Diego - separare il mio pensiero personale da quello del sacerdote, perché se ho avuto la possibilità di assistere in prima persona al “segno”, è proprio grazie al mio incarico che mi impegnava all’interno della Parrocchia di San Giovanni Bianco. La mia prima reazione è stata quella della paura, sentivo la responsabilità che derivava dalle mie parole sullo sviluppo della storia e della vicenda”.

Quale è stata la reazione dei fedeli in quel periodo? “Sicuramente al di là di ogni aspettativa. Molte persone sono state attratte dal “segno” per devozione e per fede o guidate dalla curiosità, di vedere l'inspiegabile. Oltre ai riti ufficiali, la chiesa divenne luogo quotidiano di preghiera costante per giovani e adulti. Ho avuto il privilegio di raccogliere tante delle loro storie, talvolta anche intime e delicate. Sono stati dei giorni particolarmente impegnativi dal punto di vista organizzativo, ma ero supportato da una rete di collaboratori parrocchiali presenti ed efficienti che hanno reso più semplici le cose”.

Per onorare questo decimo anniversario, la giornata ha visto due momenti liturgici ieri, venerdì 27 marzo: in mattinata è stata celebrata la S. Messa all’altare della Sacra Spina da Don Diego Ongaro, mentre la sera alle 20:30 Sua Eccellenza Monsignor Francesco Beschi, vescovo della diocesi di Bergamo, ha presieduto la Santa Messa Solenne, animata dal coro di San Giovanni insieme al Corpo Bandistico Cavalier Ghilardi. Al termine della funzione, hanno avuto luogo tre eventi di particolare rilevanza per la vita comunitaria. La nuova costituzione della Confraternita della Sacra Spina, lo svelamento dell’epigrafe a ricordo del decimo anniversario incisa sulla lesena dell’altare della reliquia e la consegna, da parte del sindaco Enrica Bonzi, della nuova benemerenza della Spina d’Oro all’associazione ANTEAS, faro di solidarietà e volontariato nella cura di fragili e anziani.

“La Sacra Spina – secondo le parole del Vescovo - è un segno e un dono che riporta chiaramente, in maniera molto evidente e anche molto efficace, a questo mistero della Passione di Gesù, che rivela l’amore di Dio: un amore che non si arrende davanti al male, davanti al rifiuto, davanti alla croce. E il fatto che a San Giovanni Bianco sia custodita una reliquia così preziosa ritengo che non sia soltanto un onore, ma anche una responsabilità, quella appunto di dare testimonianza a questo amore di Dio che la Sacra Spina rappresenta. Dieci anni fa la fioritura fu anche questo: un segno della benevolenza del Signore che naturalmente non solo ha riscosso allora tanto consenso, tanta gioia, ma richiama anche a tanta fede, la fede appunto che non solo raccoglie il segno speciale che viene offerto, ma poi lo traduce in vita concreta. Io credo che quindi ricordarla anche dopo dieci anni abbia questo significato”.

rinnova prodigio - La Voce delle Valli

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