Il villeggiante che scelse di vivere a Valsecca: Marino Mora festeggia 100 anni a Sant'Omobono

Marino Mora lo scorso 21 aprile ha spento cento candeline circondato dal calore della sua Valle Imagna a Sant'Omobono Terme.
24 Aprile 2026

Un secolo di vita è un traguardo che profuma di storia e di quegli affetti profondi che nemmeno il tempo riesce a scalfire, proprio come dimostra la vicenda di Marino Mora che lo scorso 21 aprile ha spento cento candeline circondato dal calore della sua Valle Imagna a Sant'Omobono Terme. Nato a Parma nel 1926 e trasferitosi giovanissimo a Milano per quel lavoro da camionista che lo vedeva trasportare gasolio per le strade della metropoli, Marino ha incrociato il destino proprio nella città meneghina conoscendo la sua amata moglie, una sua coscritta e zia della nipote Rosetta Locatelli, che oggi ne custodisce i ricordi con una devozione commovente.

Sebbene la vita di Marino si sia svolta prevalentemente nella grande Milano, la Valle Imagna è sempre stata il rifugio dell’anima, il luogo della villeggiatura estiva da giugno a settembre e delle festività pasquali trascorse nella frazione di Valsecca, momenti impressi nella memoria di Rosetta che ricorda con un sorriso quando lo zio arrivava puntuale con l'uovo di Pasqua, segno tangibile di un uomo dall'animo gentile, buono e dal cuore grande.

La scelta di stabilirsi definitivamente tra i monti arrivò dopo gli ottant'anni, quando con la moglie decisero di trasformare la taverna di casa di Rosetta in un nido per la vecchiaia, ma il destino fu amaro e proprio a 83 anni, quando tutto era pronto, la moglie si spense a Valsecca lasciandolo solo ma non abbandonato, poiché Marino scelse comunque di restare in quella valle che lo aveva adottato.

Dopo aver guidato con orgoglio fino a 94 anni, ha dovuto dire addio alla patente nell'anno del Covid, negazione che lo fece soffrire fino alle lacrime perché simbolo di una libertà che svaniva. Oggi Marino risiede da tre anni alla Casa Santa Maria di Laxolo, la stessa RSA che aveva ospitato la mamma di Rosetta, e nonostante le fragilità del tempo e i segni lasciati dal virus, mantiene intatta quella distinzione che lo ha sempre contraddistinto, presentandosi alla festa del suo centenario con una cravatta impeccabile che ne sottolinea il fare elegante.

“Per me lo zio Marino è stato come un secondo papà, mi ha tenuto a battesimo ed è stato testimone al mio matrimonio," racconta Rosetta con la voce rotta dall'emozione di chi si prende cura dei propri cari con una dedizione rara e ammirevole, prima verso la madre malata di Alzheimer e ora verso questo zio che non lascia mai solo, visitandolo più volte a settimana insieme al marito per non fargli mancare mai quel contatto umano che è linfa vitale. In una realtà dove spesso gli anziani finiscono ai margini, l'esempio di Rosetta che segue costantemente lo zio con il timore e l'affetto di chi teme di perdere un pezzo della propria storia è una lezione di civiltà, un prendersi cura che va oltre il dovere e diventa pura testimonianza d'amore.

Marino, con il suo italiano perfetto e quel garbo tipico "di città" che lo rende così speciale agli occhi dei valligiani che faticano a farsi capire se parlano bergamasco "troppo stretto", è diventato il nonno di tutti, un simbolo di resilienza celebrato anche dalle istituzioni, con l'assessore Noemi Zanella che ha voluto portare il saluto dell'amministrazione comunale di Sant’Omobono Terme, sottolineando come "celebrare i cento anni del signor Marino è stato per me, a nome dell’Amministrazione Comunale e di tutta la cittadinanza di Sant’Omobono Terme, un onore immenso e un momento di profonda commozione. Cento anni non sono un semplice numero o un traguardo anagrafico; sono un libro aperto sulla nostra storia, un patrimonio di esperienze e di valori che abbiamo il dovere di custodire.

La longevità del signor Marino è un dono prezioso e un esempio luminoso di resilienza per tutti noi. Nonostante la distanza fisica, il legame con le proprie radici resta indissolubile. Persone come lui rappresentano quel ponte fondamentale tra passato e presente, una memoria storica che onoriamo con profonda stima. Festeggiare questo secolo di vita significa riconoscere l’importanza di ogni singolo capitolo della sua storia, che continua a essere parte integrante e vitale della nostra comunità". Un augurio che si unisce a quello di Rosetta e di chiunque abbia incrociato lo sguardo gentile di questo signore d'altri tempi che ha scelto le nostre valli per guardare l'orizzonte del suo primo secolo.

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