Medici di base "obbligati" a lavorare fino a 6 ore a settimana nelle Case di Comunità si rivolgono, in una lettera aperta, ai loro assistiti per evidenziare il disagio generato dalla nuova organizzazione sanitaria lombarda.
"Gentile assistita, caro assistito, siamo 700 Medici di Medicina Generale della Lombardia e ogni giorno ci prendiamo cura di oltre un milione di persone. Vogliamo parlarti di una cosa semplice ma fondamentale: il tempo che possiamo dedicarti è la cura più preziosa che abbiamo. Quel tempo rischia di diminuire - si legge nella lettera - La nuova organizzazione prevede che il tuo medico di famiglia debba lavorare fino a 6 ore alla settimana nelle Case di Comunità. Sono 6 ore che oggi utilizziamo per visitare i pazienti, gestire le urgenze, assistere le persone fragili a domicilio, rispondere alle telefonate, ascoltare e garantire continuità nelle cure.
Non siamo contro le Case di Comunità - prosegue la missiva -, crediamo che possano essere una risorsa importante, ma non se vengono riempite togliendo tempo alla cura dei cittadini invece di rafforzare davvero la sanità territoriale. Per questo chiediamo che l'attività nelle Case di Comunità non sia un obbligo, ma una scelta volontaria, gestibile in base alle esigenze degli assistiti, senza essere costretti a ridurre al minimo gli orari degli ambulatori o a chiudere quelli presenti nei territori più periferici.
Ti chiediamo di comprendere la nostra posizione e di sostenerla. A chi decide l'organizzazione della sanità chiediamo una cosa molto semplice: non togliete tempo ai pazienti per riempire le strutture. Aggiungete medici, non spostate quelli che già ci sono. Il futuro della medicina di famiglia non si costruisce obbligando i medici a cambiare luogo di lavoro, ma garantendo ai cittadini più tempo, più cure e una presenza ancora più vicina al territorio".
"Qual è il motivo di tale obbligo? - si chiede un medico delle nostre valli - mettere presenza medica in Casa di Comunità per non perdere i soldi del PNRR. Questa è la triste verità. Tanto è vero che nessuno sa cosa andremmo a fare in Casa di Comunità: pare un dettaglio insignificante! Lo scopo non è rendere la sanità più funzionale, più vicina, più accessibile.
Ci sono moltissime cose che potrebbero essere cambiate per migliorare il sistema soprattutto in questo momento di carenza, ma di questo non si parla. Ci sono sempre meno medici di medicina generale perché il nostro lavoro è diventato una lotta quotidiana contro sistemi informatici disfunzionali, richieste assurde da assicurazioni e specialisti privati, burocrazia senza senso... e spesso soprattutto nelle zone rurali, come la nostra, ci troviamo a lavorare da soli. Ce la mettiamo tutta, io ce la metto tutta, ma non reggeremo all'infinito. dateci una mano, se pensate che siamo utili e ci tenete a noi... e credete al nostro lavoro per voi".








