WhatsApp, Telegram, Messenger e Instagram Direct sono ormai i canali con cui la maggior parte di noi comunica ogni giorno: su chat di famiglia, gruppi del paese, avvisi della scuola e trattative di lavoro. Li usiamo per tutto: organizzare una gita, vendere un attrezzo usato, tenersi in contatto con un figlio all'università. Proprio per questo motivo sono anche uno dei terreni preferiti da chi vuole rubare denaro o dati personali: bastano un profilo falso e un messaggio ben scritto per conquistarsi la fiducia di chi risponde dall'altra parte.
WhatsApp, Telegram, Messenger: chi protegge davvero i messaggi
La differenza più importante tra le app riguarda il modo in cui i messaggi vengono protetti in transito, e qui non tutte le piattaforme si equivalgono. WhatsApp e Signal cifrano di default ogni conversazione con la crittografia end-to-end: nemmeno l'azienda che gestisce il servizio può leggere il contenuto dei messaggi. Telegram, nonostante la reputazione di app “sicura”, funziona diversamente: le chat normali sono protette solo tra il dispositivo e il server, non da un capo all'altro, e per ottenere una protezione equivalente a quella di WhatsApp bisogna attivare manualmente la “chat segreta”, opzione che quasi nessuno usa. Messenger e Instagram Direct stanno a metà strada: Meta ha reso la cifratura end-to-end predefinita per le chat personali di Messenger, mentre su Instagram Direct l'attivazione è più graduale e meno immediata da verificare rispetto a WhatsApp.
In sintesi: chi cerca la protezione più alta per impostazione predefinita la trova in WhatsApp e Signal; Messenger e Instagram Direct offrono una protezione parziale; Telegram, così come la usa la maggior parte delle persone, è l'app meno sicura da questo punto di vista. E infatti, la facilità con cui si aprono canali e bot ha reso il fenomeno delle truffe su Telegram tra i più diffusi, con casi che vanno dai falsi investimenti in criptovalute alle finte offerte di lavoro.
Occhio però: la sicurezza tecnica di un canale non dice nulla sull'identità di chi scrive: un messaggio cifrato può comunque arrivare da un truffatore.
Smishing: come riconoscere una truffa su app di messaggistica
Questo tipo di truffa si chiama smishing: cioè phishing tramite SMS.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha dedicato ampio spazio a questo tipo di truffa veicolata tramite SMS e sistemi di messaggistica, comprese le piattaforme social. Il tratto comune, secondo l'Autorità, è il tentativo di spingere chi legge a reagire d'impulso, con toni allarmistici (un conto bloccato, una consegna in sospeso) che lasciano poco spazio alla verifica. Il Garante ricorda che banche e amministrazioni pubbliche non chiedono mai PIN, password o codici di accesso tramite messaggio.
Le truffe più diffuse, su qualunque app arrivino, seguono schemi ricorrenti: un contatto sconosciuto, o un profilo che imita quello di un parente, propone un'occasione imperdibile, chiede un pagamento anticipato o un dato personale, e soprattutto mette fretta. L'urgenza è il segnale d'allarme più tipico: chi chiede di agire “subito” in realtà sta cercando di impedirti di fare una verifica.
Se ricevi strani SMS che ti chiedono di ritirare un pacco, o che è stato autorizzato un prelievo sul tuo conto, prima di fare qualsiasi cosa vai sul sito della Polizia postale, dove vengono pubblicate tutte le “ondate” di smishing.
Conclusione
Nessuna app, per quanto sicura sulla carta, protegge da un errore di valutazione umano. Prima di cliccare un link o inviare un dato, verifica il numero di telefono di chi scrive, telefona a chi conosci prima di credere a una richiesta di denaro urgente, attiva l'autenticazione a due fattori sugli account che usi di più. In sostanza, prima di reagire fa’ una cosa sola: prenditi un momento e verifica.







