Processo ex cava a Strozza: sentenza in arrivo, dodici anni dopo i fatti

Chiesti quindici proscioglimenti e due condanne nel processo per il presunto smaltimento illecito di oltre 11mila metri cubi di rifiuti.
18 Settembre 2026

Si avvia a conclusione il processo di primo grado legato al presunto traffico illecito di rifiuti nell'ex cava di Strozza. Il verdetto è atteso per il prossimo 22 dicembre, a ben 12 anni dall'apertura delle prime indagini e a seguito del sequestro dell'area scattato nel 2015.

La vicenda risale agli anni successivi al 2007, quando, terminata l'attività estrattiva, era stato avviato il ripristino ambientale del sito tramite il conferimento di terre e rocce da scavo. Secondo l'accusa, tuttavia, all'interno della cava sarebbero stati smaltiti circa 11.720 metri cubi di materiale privo di idonee certificazioni o con valori oltre le norme di legge per sostanze inquinanti come mercurio, zinco, rame e idrocarburi.

Come scrive L’Eco di Bergamo, nel procedimento sono coinvolte 17 persone, tra cui membri del Cda e dirigenti della Quarzifera Bergamasca srl (società titolare dell'ex cava), consulenti, titolari delle ditte conferitrici, tecnici comunali ed ex sindaci dei Comuni di Strozza e Almenno San Salvatore.

Il Pubblico Ministero della Dda di Brescia, Teodoro Catananti, ha già formulato le proprie richieste al termine di un'inchiesta basata su "contestazioni audaci": quindici assoluzioni e due condanne.

Nell'ultima udienza ha preso la parola l'avvocato Paolo Maffi, difensore della società QB, di Riccardo Arigoni (chimico del laboratorio) e di Pierangelo Capelli (socio della società). I suoi assistiti rientrano tra coloro per cui lo stesso PM ha sollecitato l'assoluzione, richiesta a cui la difesa si è pienamente associata. Il legale ha contestato con fermezza il lavoro svolto dal consulente dell'accusa, definendolo "approssimativo": “Non c'è prova che i materiali smaltiti fossero da classificare come rifiuti. Gli esiti di tutte le campagne di campionamento effettuate in contraddittorio con Arpa sono risultati conformi per un'area destinata a verde pubblico. Nel 2014 la campagna ha fornito migliaia di parametri e solo tre erano oltre la soglia”.

La parola passa ora ai giudici, che il 22 dicembre metteranno la parola fine — almeno in primo grado — a una lunghissima vicenda giudiziaria che coinvolge il territorio della Valle Imagna.

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