A Bergamo la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini continua a crescere. Nel 2026 ha raggiunto una media di 1.147 euro per dichiarante, 19 euro in più rispetto all’anno precedente e 63 euro in più rispetto al 2024. È quanto emerge dall’analisi della CGIL di Bergamo sulle dichiarazioni dei redditi elaborate dai propri CAAF, riferite ai redditi del 2025.
Su 61.467 dichiaranti, 43.612 (il 71%) hanno portato in detrazione spese sanitarie. Un dato che conferma quanto il costo delle cure incida sui bilanci delle famiglie, con differenze significative legate al reddito, al genere e all’età.
Tra i lavoratori, le donne spendono di più pur guadagnando molto meno. A fronte di un reddito medio dichiarato di 20.692 euro, sostengono una spesa sanitaria di 1.102 euro, pari al 5,3% del reddito. Gli uomini, con un reddito medio di 31.357 euro, spendono invece 1.036 euro, pari al 3,3%. Due punti percentuali di differenza che evidenziano una disuguaglianza economica anche nell’accesso alle cure.
«Questi numeri raccontano una realtà che conosciamo bene: sempre più persone sono costrette a pagare di tasca propria visite ed esami perché il servizio sanitario pubblico non riesce a garantirli in tempi adeguati – dichiara Marco Toscano, segretario generale della CGIL di Bergamo –. È una tassa occulta che si aggiunge all’aumento del costo della vita e alla perdita di potere d’acquisto dei salari. Il diritto alla salute non può dipendere dalla disponibilità economica. Per questo continuiamo a chiedere investimenti nella sanità pubblica e stiamo raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare a sostegno del Servizio sanitario nazionale».
Ancora più pesante è il conto per chi è in pensione. La spesa sanitaria media dei pensionati è arrivata a 1.231 euro, con un aumento di 23 euro rispetto al 2025 e di 74 euro rispetto al 2024. Anche in questo caso sono le donne a sostenere il peso maggiore: le pensionate spendono mediamente 1.256 euro, pari al 5,9% del reddito, contro i 1.212 euro e il 4,2% degli uomini.
«Per molti pensionati le spese mediche rappresentano ormai una voce importante del bilancio mensile, soprattutto per chi vive con pensioni basse – osserva Giacomo Pessina, segretario dello SPI CGIL Bergamo –. Le donne anziane sono particolarmente penalizzate: hanno mediamente redditi inferiori e devono destinare una quota maggiore delle proprie risorse alla salute. Non possiamo accettare che chi ha più bisogno di cure sia anche chi deve fare i sacrifici maggiori per permettersele. E il rischio è che chi non può pagare finisca per rinunciare a curarsi».
Per la CGIL di Bergamo, i dati confermano la necessità di rafforzare il servizio sanitario pubblico, ridurre le liste d’attesa e garantire a tutte le persone la possibilità di curarsi, indipendentemente dal reddito. Perché quando la sanità pubblica non risponde, il costo ricade direttamente sui cittadini.






