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Aziende bergamasche (convertite) pronte a produrre mascherine per fronteggiare l'epidemia

I dispositivi di protezione sono introvabili, occorre aumentare la produzione
19 Marzo 2020

In questi giorni d’emergenza, un prodotto indispensabile per la lotta al Covid-19 è praticamente introvabile. Le mascherine sono un dispositivo estremamente utile, e proprio per questo l’offerta non riesce a soddisfare la domanda: c’è dunque bisogno di aumentare la produzione, come stanno facendo diverse aziende tessili della bergamasca.

Tra queste c’è la Tecnofilati di Medolago, azienda che ha appena avviato la produzione di mascherine. “Entro 48 ore avremo i risultati dei test effettuati dal Politecnico di Milano e le prime forniture potrebbero essere disponibili già lunedì - spiega Andrea Abati, fondatore di Tecnofilati, a L’Eco di Bergamo - Da 25 anni realizziamo tessuti a base di carbonio, rame, argento, bioceramica e grafene, ma fino ad un mese fa non avrei mai pensato di passare dal cosmetotessile alle mascherine”. Una conversione della produzione dettata dalla grande domanda. “Avevamo iniziato a produrle per uso interno, ma siamo subissati di richieste da altre aziende, costrette a chiudere perché non hanno dispositivi di protezione”.

Le nuove mascherine avranno due strati, in grado di filtrare i batteri e idrorepellenti. “Essendo in materiale tessile, queste mascherine sono lavabili, pensate per essere usate una decina di volte. La protezione offerta è di tipo Ffp1, quindi adatta all’uso nelle aziende. In questo modo, speriamo di dare un contributo per evitare che spariscano i dispositivi destinati agli ospedali”. Il prodotto sarà interamente Made in Italy. Anche Sitip Spa, azienda tessile di Cene, ha iniziato a realizzare mascherine, in collaborazione con Santini Cycling Wear, specializzata in abbigliamento sportivo.

“Siamo sotto pressione, ci sono aziende che ci chiamano costantemente - racconta Monica Santini, amministratore delegato.  - stiamo aspettando il risultato del Politecnico di Milano, ma secondo analisi interne le nostre mascherine potrebbero essere assimilabili alle Ffp2.” Il prodotto sarà idrorepellente, realizzato con un tessuto di poliestere e lycra. L’azienda conta di produrre almeno diecimila pezzi al giorno.

Silvana Pezzoli, vicepresidente di Sitip, che fornisce i tessuti a Santini, racconta l’inizio della conversione della produzione. “Abbiamo iniziato a ragionare sulla produzione delle mascherine alla fine della scorsa settimana. Non c’è tempo per produrre un tessuto nuovo, anche perché in questo momento abbiamo tanti lavoratori a casa, perciò ho chiesto ai nostri tecnici se avessimo un tessuto già pronto allo scopo. Poi ho chiamato Monica Santini, con la quale siamo amiche da una vita: io ci metto il tessuto, le ho detto, tu faresti le mascherine con le tue taglia e cuci?”.

Ecco quindi nascere un nuovo prodotto, lavabile e quindi riutilizzabile. “La nostra azienda ha già diverse certificazioni Iso e il tessuto che abbiamo individuato è Blusign Approved, quindi si può usare a contatto con la pelle, ed è trattato con finissaggio Acquazero, che è idrorepellente, perciò speriamo di poter aver presto l’autorizzazione per passare dal prototipo alla produzione, ma vogliamo fare le cose per bene”.

Proprio le autorizzazioni rappresentano l’ostacolo più grande per la Carvico Spa: l’azienda, guidata da Laura Colnaghi, si è resa disponibile quando Confindustria ha chiesto tessuti per produrre mascherine. “Abbiamo tessuti sintetici a maglia stretta” spiega Colnaghi “idrorepellenti, ma vanno testati perché bisogna avere la certezza che possano essere davvero protettivi. È una responsabilità enorme, che non va presa alla leggera”.

 

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