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Coronavirus, Conte: ''allentare alcune misure forse già a fine aprile''. Le Rsa fra le più colpite

Si conferma un trend positivo, che potrebbe rivedere già alcune riaperture a fine aprile. L'OMS ammonisce: non c'è diminuzione netta, solo rallentamento. Le Rsa fra le più colpite dal virus: tasso di mortalità al 6,8% in Lombardia.
9 Aprile 2020

Secondo l'ultimo bollettino della Protezione Civile, aggiornato a ieri 8 aprile, sono 2.099 i pazienti guariti da coronavirus nelle ultime 24 ore: un record finora, che ha spinto Confindustria a fare pressing sul governo e sul premier Giuseppe Conte per porre fine al lockdown in cui l'Italia si trova dal 9 marzo. Nonostante i dati positivi, l'OMS pone un freno sull'inizio della cosiddetta “fase 2”, ovvero quella di convivenza con il virus, sottolineando che non c'è una diminuzione netta dei contagi, bensì un rallentamento.

I primi passi verso l'uscita della quarantena forzata, però potrebbero non farsi attendere molto. Il premier Conte – intervistato dalla BBC – ha infatti spiegato che “è necessario individuare alcuni settori che possono ricominciare la loro attività. Se gli scienziati danno il loro assenso, potremmo cominciare ad allentare alcune misure già alla fine di aprile”. La guardia non verrà abbassata, ma verranno gradualmente messe in campo le riaperture.

Il primo passo sarà il rinnovo del Dpcm con le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti, già prorogato fino al 13 aprile. La decisione di Conte è attesa entro sabato, anche se è chiaro che non ci sarà alcun “via libera” per i cittadini. A tutto questo il governo penserà nelle prossime settimane, sulla base della mappa predisposta dell'Inail che elenca tutte le attività lavorative ed il relativo indice di rischio che si distingue in basso, medio e alto: ad ogni livello corrisponderebbero adeguate misure di protezione e distanziamento sociale.

Un altro punto caldo riguarderebbe la mortalità nelle Residenze sanitarie per anziani. Secondo i dati raccolti da ISS in un questionario aggiornato al 24 marzo, che ha interpellato 577 Rsa, il 37,4% dei decessi (pari a 1.443 su 3.859 deceduti) a partire dai primi di febbraio sono riconducibili ad una infezione da Covid-19, o comunque a manifestazioni simil-influenzali. Fra questi soggetti deceduti, 133 erano risultati positivi al tampone. Il tasso di mortalità (relativo ai residenti al 1 febbraio e ai nuovi ingressi dal 1 marzi) è del 3,1%, che si impenna del 6,8% in Lombardia.

Sempre parlando di dati, si conferma comunque un trend positivo per l'Italia. L'incremento delle vittime è sceso per il quarto giorno consecutivo e l'ultimo, quello di ieri 8 marzo con 542 deceduti, è il secondo più basso dal 10 marzo. Anche i ricoveri in terapia intensiva solo in calo, ben 99 in meno rispetto a martedì. Così anche il numero complessivo dei pazienti ricoverati negli ospedali, 258 il martedì e 233 ieri, mercoledì. I tamponi totali effettuati hanno superato ormai i 50 mila: tutto ciò, però, non basta perché la scienza dica che si può ricominciare senza alcun rischio.

(Fonte: Ansa)

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