Covid, divieto spostamento fra regioni prorogato di 30 giorni. Intanto si pensa al nuovo DPCM

Eleonora Busi 22/02/2021 0 commenti

L'Italia, probabilmente, continuerà ad essere suddivisa per fasce di colore. Ma i parametri di assegnamento potrebbero essere cambiati già prima dell'entrata in vigore del prossimo DPCM, mentre le zone rosse verranno allargate ai focolai causati dalle varianti. Poi ci sono le attività, la cui apertura e chiusura saranno stabilite e comunicate almeno una settimana prima, dopo essere stati concordati con Regioni e Parlamento. E accanto alle misure sanitarie, ci saranno i ristori economici. Questa la linea strategica che adotterà il nuovo Governo guidato da Mario Draghi, per combattere l'innalzamento dei contagi da Covid e affrontare la crisi finanziaria.

Si parte dagli spostamenti fra Regioni, il cui divieto sarà ormai certamente prorogato per altri 30 giorni, dunque fino al 27 marzo calcolando la scadenza fissata – per ora – al 25 febbraio. In vista del 6 marzo, poi, l'esecutivo ha in programma di fissare alcune nuove regole, operative allo scadere del DPCM in vigore. Fra queste trovano spazio le attività: a causa della curva epidemiologica in salita, sembrerebbe difficile sperare in un allentamento dei divieti.

Compresa la possibile apertura serale di bar e ristoranti, che pare essere ancora lontana dalla realtà. Per il Cts i rischi che le riaperture favoriscano la circolazione del virus sono troppo alti. Ma la decisione resta politica: entro il fine settimana si valuteranno le zone in cui il virus sembrerebbe meno pericoloso: lì potrebbero esserci spiragli di una graduale riapertura di alcune attività.

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Le Regioni, durante l'incontro convocato ieri sera, hanno chiesto al Governo una “revisione dei parametri e del sistema a zone”, oltre a nuovi protocolli proprio per permettere ad alcuni settori di ripartire per ottenere una “classificazione” che leghi riapertura con indici di circolazione del Covid. Ovvero: dove l'Rt sarà più basso, si potrà valutare una ripartenza, seppur graduale. Sarà il Governo a prendere una decisione definitiva, anche se il ministro alla Salute Speranza non sembra voler fare passi indietro: “La linea del rigore – ha affermato – deve essere confermata. L'incidenza delle varianti è ancora pesante”.

Attività chiuse significa ristori. Un tema a cui i governatori tengono particolarmente, ma su cui Draghi ha voluto rassicurare fin dal principio, ampliando la cabina di regia ai ministri economici per valutare così la ricaduta delle misure dal punto di vista economico e finanziario. Le Regioni hanno ribadito la necessità di “attivare gli indennizzi e salvaguardare le responsabilità, garantendo la contestualità a prescindere da chi adotta il provvedimento”, evidenziando anche la necessità di garantire, però, questi risarcimenti.

Si è parlato poi dell'apertura di scuole ed università. Le Regioni chiedono una nuova organizzazione, “con un'apposita numerazione di rischio, tenendo conto dei dati oggettivi del contagio nelle istituzioni scolastiche e nel contesto territoriale di riferimento”. Un'altra volontà è quella di implementare delle forme di congedo parentale e prevedere ulteriori risorse economiche a sostegno di famiglie e genitori, nel caso di chiusura delle scuole ed aggravamento dei contagi.

Infine, dalle Regioni arriva la richiesta di nominare un'unica voce per il Comitato Tecnico Scientifico, “come è avvenuto negli Stati Uniti con la nomina dell'immunologo Anthony Fauci, delegato a parlare a nome del presidente”. La richiesta arriva dopo le polemiche, negli ultimi giorni, sul “protagonismo” di epidemiologici, medici e specialisti. Il Governo aveva, in ogni caso, già manifestato l'intenzione di limitare il numero di membri delle strutture ufficiali. Motivo per cui la richiesta delle Regioni potrebbe venire accolta.

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(Fonte: Il Corriere)

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