Linea Cadorna, le trincee orobiche dove la guerra non è mai arrivata raccolte in una mappa

Eleonora Busi 17/09/2020 0 commenti

Sulle nostre Orobie esistono delle trincee che ancora attendono la Grande Guerra. 15 postazioni, un vero e proprio museo a cielo aperto dove ancora vivono i resti di quella che era chiamata la “Linea Cadorna”, la Frontiera Nord lunga ben 70 chilometri realizzata come fortificazione delle Alpi al fine di prevenire possibili invasioni da parte della Svizzera tedesca e dall'Austria, allora alleata della nemica Germania. Grazie ad un lungo e meticoloso lavoro di ricerca, la storia delle 15 postazioni orobiche è ora raccontata e illustrata nella carta storico-escursionistica in scala 1:70.000 “Le trincee delle Orobie: sui Passi della storia nel 1915 – 18”.

La carta fa parte di un più ampio progetto promosso dal CAI Bergamo, in collaborazione con il CAI Alta Valle Brembana e il Centro Storico Culturale Valle Brembana “Felice Riceputi” per riscoprire e valorizzare le trincee della Linea Cadorna – raccontano dal Centro Storico La realizzazione, che si è avvalsa del sostegno di numerosi enti e associazioni, è stata curata dalla Commissione Cultura del CAI Bergamo, col supporto della Commissione Sentieri, e in particolare da Lino Galliani e Claudio Malanchini, che sono anche soci del Centro Storico, con la collaborazione, tra gli altri, del socio Denis Pianetti”.

La carta, che verrà distribuita nelle sezioni, sottosezioni, al Centro Storico e in occasione della futura presentazione dei Quaderni Brembani, fornisce un quadro chiaro e descrittivo della Linea Cadorna e delle 15 postazioni orobiche, che in Valle Brembana possono essere ammirate ai Passi Salmurano, Verrobbio, San Marco, San Simone, Lemma, Tartano e Porcile, Dordona e di Valcervia, Publino e Venina.

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Qui la grande Guerra non arrivò mai: non si udì mai un rombo di cannone, né colpi di cecchini, come invece stava avvenendo sul fronte Orientale. Su queste cime vennero istituite delle fortificazioni che, in ogni caso, non avrebbero resistito a nessun attacco, poiché fatte di muri a secco non rinforzati. Si credeva, infatti, che la Guerra non sarebbe mai arrivata in quei luoghi e così fu, ma per prudenza furono costruite ugualmente opere di difesa. La realizzazione è molto semplice e spartana, costruita principalmente per mezzo della manodopera locale.

Un po' di storia – L'obiettivo di una fortificazione lungo tutte le Alpi era, chiaramente, quello di prevenire possibili invasioni da parte della Svizzera tedesca e dall'Austria, allora alleata della nemica Germania. Ufficialmente chiamata Sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera, più tardi divenne in breve “Linea Cadorna”, per ricordare il generale che la aveva fortemente voluta Luigi Cadorna, Capo di stato Maggiore dell'Esercito.

Le trincee costarono esosi finanziamenti, che ammonterebbero, oggi, a circa 150 milioni di euro: furono realizzati in totale 25mila mq fra bunker, gallerie, fortini e depositi, 70 chilometri di trincee, 88 appostamenti per l'artiglieria, circa 300 chilometri di strade militari e 400 chilometri di mulattiere. Di quelle fortificazioni ora restano tracce, mulattiere, postazioni in caverna e casermette diroccate. Oltre che ad un immenso, affascinante, museo a cielo aperto.

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(Fonte immagine in evidenza: Frank Giava | Youtube)

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