Turoldo, alunni e professori raccontano la loro didattica a distanza: 'Un universo sconosciuto'

Chiara Bonzi 15/06/2020 0 commenti

Testo scritto dalla studentessa Chiara Bonzi dell'Istituto Superiore David Maria Turoldo di Zogno nell'ambito del progetto "La Voce Giovane! delle Valli".

Il periodo compreso tra febbraio e inizio giugno, è stato duro per tutti: i malati di Covid-19, le attività che hanno dovuto chiudere i battenti perdendo gli incassi e la chiusura delle scuole. Ed è proprio di queste ultime che vogliamo parlare, in particolare dell’Istituto David Maria Turoldo di Zogno, che ha chiuso le porte a studenti, docenti e personale ATA esattamente per 103 giorni: dal 26 febbraio all’8 giugno.

Mesi duri, particolari, che certamente nessuno pensava di poter affrontare, e che invece abbiamo imparato a farlo, in un modo o nell’altro. All’inizio, la situazione non è stata delle migliori: “Dopo la sospensione didattica per attuare il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, tutte le scuole hanno avviato la procedura della didattica a distanza (DAD). Docenti ed alunni sono stati catapultati in un universo sconosciuto o quasi, ed è così che il “remote learning” è diventata la nostra quotidianità”, dichiara la professoressa e vicepreside Sabrina Astori. “Credo che non abbia potuto sostituire la relazione educativa in presenza, ma, per qualcuno di noi, trovarsi in una situazione tanto nuova e sconvolgente è stato decisivo per spingerci a cercare in altri modi la relazione con i ragazzi”, aggiunge poi la professoressa Marianna Molica Franco.

Difatti, dopo un primo momento di incredulità per quello che stava accadendo e dopo le iniziali resistenze da parte di alcuni, sia docenti che studenti hanno iniziato ad operare con questa nuova modalità e insieme, sopportandosi a vicenda, hanno superato le difficoltà iniziali ed hanno iniziato a lavorare a pieno regime - per citare la professoressa Astori - dando il via a 91 giorni di lezioni online.

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Il riscontro ottenuto dagli studenti è stato vario, ci sono insegnanti che hanno notato che i più deboli sono stati svantaggiati da questa didattica, mentre altri dicono che invece è stato un modo per farli emergere.

Dal punto di vista dei ragazzi, inizialmente ci sono state difficoltà non indifferenti, e lo rivela L.C. di una classe quarta: “L’organizzazione inizialmente non era delle migliori, avevamo molte lezioni ogni giorno, dovevamo stare davanti al computer per così tante ore che alla fine delle lezioni non sentivo più la testa”.

Problema riscontrato poi anche tra insegnanti: “Le prime difficoltà hanno riguardato soprattutto problemi di natura tecnologica e informatica: alcuni docenti, ma anche tanti alunni, erano privi di adeguati dispositivi o avevano una insufficiente connessione. La scuola ha dato loro la possibilità di avere in comodato d’uso un PC per poter lavorare da remoto nel modo più proficuo ed efficiente possibile - racconta la professoressa Astori - Successivamente abbiamo dovuto rimettere in discussione regole, modelli, programmazioni e relazioni, ponendoci la domanda di come continuare a “sostenere” i nostri alunni e provando a costruire un’altra forma di relazione pedagogica. Il lavoro è stato lungo e faticoso perché non avevamo nessun tipo di certezza, era un’esperienza totalmente nuova e tutto andava ricostruito ex novo”.

Ci sono stati però anche diversi punti di forza, ad esempio, un nuovo modo di fare scuola, più personalizzato e magari meno monotono, con l’ausilio di piattaforme nuove, video e tutto quello che il web può offrire. Fortunatamente poi si è riusciti a mantenere un certo tipo di rapporto con gli studenti, da un certo punto di vista più stretto perché legati da una situazione comune, sotto altri punti invece è stato difficile perché non potendosi vedere effettivamente, era difficile capire come gli alunni si sentivano, ed è un aspetto che la professoressa Molica Franco ha notato in tutte le sue classi.

Anche le valutazioni sono state viste sotto un’altra luce, che dagli studenti, come ci confessa D.F., “valutare una persona in queste dinamiche non è facile, e soprattutto non è del tutto equa”. In conclusione, la professoressa Astori dichiara: “La nostra scuola può dirsi soddisfatta per tutto il lavoro svolto in questi tre mesi di intenso e duro lavoro in quanto gli obiettivi previsti sono stati tutti raggiunti. Un ringraziamento va fatto a tutti i docenti del Turoldo a partire dal dirigente scolastico, prof. Claudio Ghilardi, che tanto ha fatto per il successo della DAD“.

Al momento nessuna certezza viene data su come sarà il rientro a scuola a settembre, si inizierà a sperimentare il rientro con gli esami oggi, 15 giugno, con la seduta plenaria della commissione e dal 17 giugno con la prova orale dei candidati. “Questo sarà il primo banco di prova per un possibile rientro a settembre, con la speranza che tutto vada bene”, dice l’insegnante Astori, e così ce lo auguriamo anche noi!

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