Servizi Territoriali e Centri Diurni per Disabili, la ripartenza in Valle Imagna

Eleonora Busi 22/09/2020 0 commenti

I mesi appena trascorsi sono stati un punto di ripartenza per diverse realtà, in numerosi ambiti. Fra questi vi sono anche i Servizi Territoriali Disabili (STD) e i Centri Diurni per Disabili (CDD) gestiti dalla Cooperativa Sociale Lavorare Insieme di Almè.

Nell'Ambito Valle Imagna – Villa d'Almè sono tre quelli presenti: fra gli STD, vi sono il servizio “Stare in Valle” a Selino Basso di Sant'Omobono Terme e “La Casa del Sorriso” ad Almenno San Salvatore, mentre dei CDD è presente il “CDD dell'Agro” ad Almenno San Bartolomeo.

Per tutti questi importanti servizi dedicati ai disabili, le ripartenze sono state diversificate e in linea con le normative sanitarie vigenti. Il CDD dell'Agro è stato il primo a riaprire lo scorso 29 giugno, inizialmente a regime ridotto con 9 ore settimanali e poco più di 11 utenti presenti. Dal 13 luglio le ore sono incrementate a 12 con frequenza per 17 persone, mentre dal 27 luglio si è passati a 21 ore e 19 utenti compresenti. Dal 7 settembre, infine, si è raggiunta quota 24 ore e la presenza di 22 persone che frequentano il servizio, a fronte di 35 ore di monte ore settimanale in condizioni di “normalità”.

Diversa la situazione per i STD di Selino Basso e Almenno San Salvatore. Entrambi i servizi hanno ricominciato lo scorso 17 luglio, in forma ridotta per due volte alla settimana con tre persone compresenti e a pieno regime dal 31 agosto. Dal 21 settembre il servizio La Casa del Sorriso riprenderà a pieno regime. Tutti gli utenti, complessivamente 7 per La Casa del Sorriso e 8 per Stare in Valle, rientreranno e gli orari di frequenza varieranno in base ai monte ore del personale, da un minimo di 6 ore ad un massimo di 15 – decisione condivisa con le famiglie in base alle richieste e necessità.

“Inizialmente il servizio di Stare in Valle era ripartito in forma ridotta, perché essendoci in parallelo il progetto “Fonti d'Estate” al Parco delle Terme di Sant'Omobono Terme, molte persone si erano dedicate a quello – spiega Nadia Casari, coordinatrice di Stare in Valle – Oltre ad due giorni settimanali, ci sono stati anche spazi per interventi individualizzati richiesti dalle famiglie, già partiti ancor prima dell'apertura ufficiale, che anziché svolgersi a domicilio o in territorio, hanno trovato come spazio possibile e disponibile anche quello del servizio, in modo tale che si potessero portare avanti anche sul rapporto individualizzato tutte le attività che erano rimaste in sospeso dopo la chiusura”.

Gli ospiti del servizio disabili Stare in Valle a Selino Basso.

In concomitanza con la chiusura del progetto Fonti d'Estate, il servizio Stare in Valle è ora aperto tutte le mattine, più un'apertura pomeridiana il martedì dalle 14 alle 17 dedicata principalmente a momenti aggiuntivi o interventi individualizzati. “Il giovedì pomeriggio ripartirà anche il laboratorio creativo “Stare in Arte”, uno spazio allestito da volontari reintrodotti ai servizi dopo essere stati sottoposti a test sierologico e tampone – spiega la coordinatrice – C'è tanto lavoro da fare, perché ora tutte le cerimonie sono state spostate in autunno e questo spazio del giovedì pomeriggio ci dà una mano per supportare la produzione di bomboniere che si era fermata a febbraio a causa dell'emergenza”.

Le attività territoriali, invece, al momento non sono contemplate. “Salvo che non abbiano luogo in spazi rispondenti alle nostre esigenze in termini di misure di sicurezza, dispositivi di protezione o numero di persone compresenti – sottolinea Casari – oppure che, in alternativa, siano all'aria aperta finché la stagione lo permette. Chiaramente è tutto da vedere in base all'evoluzione epidemiologica dei prossimi mesi, dal momento che i protocolli di sicurezza emanati sono in funzione degli sviluppi rispetto alla situazione”.

Differenziata anche la riapertura della mensa, non possibile per i due SDT ma riattivata invece per il CDD all'Agro. “Il servizio viene garantito, con la differenza che rispetto a prima stiamo utilizzando le monoporzioni – spiega Silvia Piazzalunga, responsabile per la Cooperativa dei servizi socioeducativi e sociosanitari – Ogni utente ha la propria monoporzione e il pasto non viene più dispensato dal contenitore unico. Con la reintroduzione della mensa, dunque, siamo riusciti a garantire la frequenza della giornata intera, andando ad alleggerire anche le famiglie”.

La reintroduzione della mensa ha aiutato, inoltre, a organizzare in maniera ottimale i trasporti: alcune delle associazioni di volontariato che prima se ne occupavano, infatti, non hanno garantito la propria disponibilità, principalmente per questioni di difficoltà nella gestione e nel reperimento dei volontari. “Abbiamo perciò cercato di risolvere laddove non ci fosse disponibilità dell'associazione – spiega Piazzalunga – Perciò, come prevedevano le linee operative dell'ATS, abbiamo chiesto alle famiglie una collaborazione nell'accompagnamento di andata e ritorno dei propri famigliari, mentre laddove non ci fossero le condizioni abbiamo attivato dei trasporti gestiti direttamente dagli operatori. Abbiamo riscontrato una buona disponibilità dalle famiglie, e da fine luglio abbiamo cercato di migliorare la gestione attivando degli orari diversificati”.

Per quanto riguarda, invece, le normative per limitare la diffusione di Covid-19, in sede di riapertura ogni servizio ha esteso un protocollo/piano organizzativo gestionale condivisi da un gruppo di lavoro adibito allo studio di tutte le misure da seguire. Perciò vengono messe in atto tutte le procedure richieste: dall'affissione di cartelli informativi negli spazi, al triage all'ingresso con misurazione della temperatura, igienizzazione di mani e scarpe, dispositivi di protezione e distanziamento di almeno due metri, mentre nel momento del pranzo (applicabile al solo CDD) vige l'obbligo del mantenimento dei dispositivi quali mascherina, camice, occhiali e visiere. Gli ospiti, inoltre, lavorano in piccoli gruppi ben distanziati e formati stabilmente dalle stesse persone.

“Per quanto riguarda il CDD, le prime quattro settimane avevamo obbligo da ATS di mantenere un distanziamento di 2 metri fra gli ospiti – spiega Piazzalunga – Dopodiché è stata data la possibilità di ridurre il distanziamento, laddove ci fosse comunque una situazione di tutela e sicurezza, con utenti che indossano la mascherina o che sono in grado di mantenere le distanza, oltre che rapporti educativi un po' più bassi rispetto al solito per avere un presidio maggiore”.

Gli ospiti del Centro Diurno Disabili dell'Agro ad Almenno San Bartolomeo

CONTATTI MAI INTERROTTI

Ma come stanno vivendo questa nuova e delicata situazione gli ospiti? “C'è da sottolineare che i contatti con loro non sono mai stati interrotti – precisa Casari, riferendosi al servizio Stare in Valle – Subito dopo la chiusura abbiamo attivato immediatamente progetti a distanza, con videochiamate e attività. Un contatto c'è sempre stato. Chiaramente la loro quotidianità è stata un po' stravolta, ma fortunatamente poi è arrivato il progetto “Fonti d'Estate” che ci ha salvati “in corner”: lì, con uno spazio all'aperto così grande, ci è stato permesso di offrire a 17 persone una valida alternativa e di aprire, fra l'altro, anche ad altre persone con disabilità su tutto il territorio bergamasco”.

“Per quanto riguarda invece le famiglie del CDD – aggiunge Piazzalunga – la maggior parte hanno subito aderito alla ripartenza con organizzazione, perché ovviamente la ripresa del servizio permette di rispondere a dei bisogni che con il sostegno a distanza, per quanto possa essere uno strumento utile e importante, per alcune persone è insostituibile. Come vivono gli ospiti la situazione? Uno dei lavori che si è fatto è stato quello di aiutare, chi ne ha la possibilità, ad imparare ad utilizzare la mascherina e l'abituarsi a dover stare sempre con lo stesso gruppo di compagni e utilizzare sempre gli stessi spazi”.

“Non è una cosa automatica e nemmeno scontata, né per gli ospiti né per gli operatori – conclude la responsabile – Però abbiamo comunque ricevuto una buona risposta. Le persone che frequentano sono tornate tutte molto contente di aver ripreso. La situazione è un pochino diversa, le regole sono diverse, però non abbiamo incontrato grandi difficoltà, nonostante ovviamente alcune persone abbiano fatto più fatica ad adeguarsi. In alcuni casi è stato un po' un ricostruire, ritrovarsi, ricreare dei nuovi equilibri e anche delle nuove relazioni. Sicuramente l'aver mantenuto i rapporti anche a distanza è stato molto positivo, perché ha permesso di non ritrovarsi “perfetti sconosciuti” dopo 4-5 mesi. Nonostante tutto la risposta è stata buona, noi ora siamo proiettati per capire quando potremo ulteriormente implementare per poter tornare alla “normalità”: poco per volta, l'obiettivo finale è quello di tornare a garantire l'offerta che le famiglie avevano prima”.

Gli ospiti de La Casa del Sorriso ad Almenno San Salvatore

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