Ex cava di Strozza, torna lo spettro della discarica: il proprietario ha fatto ricorso al Tar

Eleonora Busi 02/06/2021 0 commenti

Il rischio di una discarica in Valle Imagna, presso l'ex cava di Strozza, ancora non si è dileguato. Anzi: ora la società Quarzifera bergamasca srl, proprietaria del sito, ha deciso di avanzare ricorso al Tar di Brescia per via di quel Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) approvato dal Consiglio provinciale lo scorso novembre 2020, nel quale è stato predisposto l'inserimento dell'intera zona nella Rete Ecologica Provinciale (REP), un'azione di "disturbo" all'insediamento di una nuova discarica.

“Purtroppo questo rischio non può dirsi del tutto passato” è il commento di Demis Todeschini, il Consigliere provinciale che per primo propose, al tempo, un emendamento per far sì che l'ex cava entrasse a far parte del REP, dopo che la Provincia decise del 2019 (su sollecitazione della Comunità Montana Valle Imagna) di cambiarne la rappresentazione cartografica da “zona grigia” (e cioè a destinazione produttiva) a “zona agricola”, sebbene il Comune di Strozza avesse già riclassificato da tempo la zona ad area di destinazione verde.

L'ultimo gradino, l'inserimento appunto nella Rete Ecologica, secondo quanto presentato dalla Quarzifera bergamasca non sarebbe avvenuto regolarmente: da ciò che si legge sulla documentazione, l'atto sarebbe frutto di un “eccesso di potere per palese difetto di motivazione e di attività istruttoria, oltre che per difetto di competenza dell'organo consiliare. Eccesso di potere per manifeste illogicità ed irragionevolezza, nonché per contradditorietà della scelta pianificatoria con l'impostazione generale del Ptep, oltre che per violazione del principio di proporzionalità dell'azione amministrativa”.

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Un ricorso che la Provincia ritiene infondato, dal momento che l'inserimento nella REP si tratta di una decisione condivisa dall'intero Consiglio sotto forma di un emendamento che è stato formulato tenendo conto delle diverse forze politiche che compongono l'organo consiliare il quale – a sua volta – rappresenta l'intera comunità bergamasca ed i suoi bisogni, anche dal punto di vista della tutela ambientale e del territorio.

“Mi riesce difficile comprendere su che basi il privato possa aver costruito il suo ricorso – spiega Todeschini – Ad ogni modo, spero che i competenti giudici amministrativi valutino il tutto come è realmente e confermino dunque quanto disposto nel Ptcp. Credevamo che il privato avrebbe fatto un passo indietro, invece dobbiamo prendere atto della sua volontà, che non è venuta meno”.

La ex cava di Strozza, che si trova in località Monte Castra, è stata nel corso degli anni protagonista di un'inchiesta: l'intera area doveva essere oggetto di un recupero ambientale, dopo 70 anni di escavazioni, ma la bonifica nei fatti non c'è mai stata. Anzi, vi furono scaricati rifiuti speciali per un totale di oltre 100 mila metri cubi di materiale di scarto provenienti dall'esterno. Sei amministratori della ditta proprietaria finirono sotto indagine.

Ora si tratta di un sito ormai dismesso, ma importantissimo dal punto di vista della nidificazione per l'avio-fauna di tutta la provincia di Bergamo, tanto da essere inclusa nei censimenti finalizzati alla realizzazione dell'Atlante degli uccelli nidificanti della bergamasca. Negli ultimi anni qui sono stati avvistate coppie territoriali di Gheppio, una specie rarissima e particolarmente protetta. L'area, inoltre, è considerata di importanza primaria per la salvaguardia ambientale dell'intero territorio della Valle Imagna e del suo bacino idrografico.

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(Fonte: L'Eco di Bergamo | fonte immagine in evidenza: fondoambiente.it)

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