In Bergamasca sicurezza sul lavoro stabile: ma ancora troppi morti

Redazione 01/02/2020 0 commenti

Per la provincia di Bergamo, sono calate le denunce totali per infortuni registrate da INAIL; sono rimasti uguali, e alti, gli infortuni mortali, aumentano di poco le denunce di malattie professionali. Il bilancio finale di INAIL ci dice che nel 2019 sono state 641.638 le denunce d'infortunio sul lavoro presentate all’istituto (+0,1% sul 2018).

Diminuiscono a livello nazionale le denunce per infortunio mortale: 1089, con un calo del 3,9%. I dati rilevati al 31 dicembre di ciascuno anno evidenziano un incremento solo dei casi avvenuti "in itinere", nel tragitto tra abitazione e lavoro e viceversa. Tra il 2018-19, in aumento le denunce d'infortuni presentate da donne (+0,5%). “La flessione – spiega L’INAIL – è da ritenere però "poco rassicurante", dato che il 2018 aveva avuto più incidenti plurimi”.

“I numeri, drammatici, che ogni fine anno si presentano con i dati INAIL, e che coinvolgono la nostra Provincia, ci dicono che la lotta per avere salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è ancora purtroppo una priorità, sulla quale si deve investire di più – dice Danilo Mazzola, segretario provinciale CISL. Prioritarie diventano anche formazione e prevenzione, quando i numeri sono così drammatici e non possono essere giustificati convincendosi “che sia un prezzo che si deve pagare quando si lavora”.

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Nel 2019, in Bergamasca, 20 denunce di infortuni mortali, 13.973 denunce di infortuni sul lavoro e 1.187 denunce di malattie professionali. Più di 15 mila persone che ogni anni si ammalano, s’infortunano o muoiono di lavoro. “Dietro a questi numeri ci sono persone e famiglie che soffrono e vivono in difficoltà per quanto accaduto. Il lavoro è una parte importante per la vita delle persone. E il lavoro non può e non deve diventare un dramma”.

Analizzando i dati provinciali, si evidenzia una leggerissima diminuzione (-0,69%) di infortuni sul lavoro da 14.070 del 2018 a 13.973 del 2019, una situazione purtroppo stabile degli infortuni mortali (20 nel 2018 e 2019), e un leggero aumento delle malattie professionali, da 1146 del 2018 a 1187 nel 2019, che rappresentano quasi il 30% delle denunce lombarde. Mentre il dato lombardo vede aumentare gli infortuni sul lavoro, dai 119.858 del 2018 ai 119.930 del 2019, di cui 82% in occasione di lavoro e il 18% in itinere. Il 25% degli infortunati ha più di 50 anni.

Sempre a livello lombardo, ancora più drammatico il dato degli infortuni mortali, che aumentano del 5% (da 163 del 2018 a 171 del 2019, di cui il 53% con lavoratori con più di 50 anni). Per quanto riguarda le malattie professionali anche queste sono in aumento (erano 4.115 nel 2018, sono state 4.140 nel 2019). “Il risultato di infortuni mortali zero deve essere il nostro obiettivo e può essere un obiettivo reale, anche se non semplice – conclude Mazzola. Ma lo stesso impegno e la stessa attenzione deve essere perseguita da tutti, e non deve esserci chi, nel mondo del lavoro, ritiene che prevenzione, tutela della salute e sicurezza siano costi e non investimenti”.

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