Lockdown nazionale, decisione il 15 novembre? Il Governo smentisce: ''per ora nessuna ipotesi''

Eleonora Busi 10/11/2020 0 commenti

L'Italia potrebbe tornare in un nuovo lockdown generalizzato? L'ultimo Dpcm è scattato da pochi giorni, ma l'allerta resta alta: si osserva con preoccupazione la curva epidemiologica e al Governo si ragiona se le misure introdotte siano abbastanza o sia necessario inasprirle, magari chiudendo i ristoranti il sabato e la domenica a pranzo oppure sospendendo alcune attività commerciali che, anche nelle zone rosse, sono rimasti aperti. Ma se i ministri Roberto Speranza (Salute) e Dario Franceschini (Beni e Attività Culturali) vorrebbero stringere ulteriormente le maglie, la visione del premier Giuseppe Conte è basata sulla cautela.

Non possiamo scardinare il meccanismo scientifico delle zone rosse, arancioni e gialle – è il suo ragionamento nelle riunioni riservate – Dobbiamo aspettare gli effetti delle misure. Ci siamo dati un metodo scientifico e non possiamo metterlo in discussione sull'onda dell'emotività”. La data “chiave” in questo complicato intreccio fatto di Dpcm, Sanità al collasso e contagi in salita sarebbe quella di domenica 15 novembre, giornata in cui sarà possibile stabilire l'efficacia di questo meccanismo che ha diviso l'Italia in tre fasce di rischio.

Il countdown è partito, la posta in gioco è alta: se entro cinque giorni la curva non avrà invertito la rotta, l'ipotesi più probabile sarà quella di far entrare definitivamente tutte le Regioni in “zona rossa”, esattamente come era accaduto a marzo, determinando l'inizio di un nuovo lockdown a livello nazionale. Un nuovo Dpcm sarà dunque necessario per introdurre le misure, ma quando aspettarsi queste possibili strette? Se dovesse esserci un'accelerazione politica, Regioni e Cts potrebbero discuterne già il prossimo fine settimana.

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Perché ricorrere a tale misura? Innanzitutto, è bene sapere che il Governo riceve ogni giorno dei report che definiscono l'andamento della pandemia sulla base di alcuni criteri, quali il rapporto fra tamponi effettuati e quelli positivi, la situazione ospedaliera e quella delle terapie intensive. Anche se la corsa del Covid si arrestasse, resterebbe l'inghippo della inevitabile saturazione dei presidi ospedalieri, che avrebbe come conseguenza una forte carenza di posti letto. Il report dell'ultima settimana, confermato dagli analisti dell'Intelligence, individua nella metà di novembre la “deadline” per osservare dei miglioramenti.

Gli esperti avvertono: “La percentuale fra tamponi e positivi segna 17,2%, in rialzo rispetto al 16,1% di ieri, ma in linea con quanto previsto dalle nostre curve da cui si attende un inizio di crescita più debole (ma sempre crescita) entro il 9 novembre. Dal 15 novembre ci potrebbe essere la vera decrescita laddove si verificassero gli effetti benefici degli ultimi Dpcm”. Il 3 novembre già si parlava di come i positivi “continueranno a crescere fino al 6-8 novembre in valori compresi fra i 37mila ed i 44mila”, prima di iniziare una lenta discesa.

Qualora non accadesse, la soluzione potrebbe essere “implementare nuove misure che possano sovrapporsi ai primi effetti positivi dei recenti provvedimenti”. Un altro fatto da tenere in considerazione è il calcolo sulla percentuale, eseguito utilizzando il totale dei tamponi (diagnostici + conferma). “Se però lo calcolassimo utilizzando unicamente quelli diagnostici (quelli con cui si ottiene il 'primo positivo') si avrebbe un valore di circa il 20% che rappresenta una soglia particolarmente critica, da non sottovalutare assolutamente”.

Sembra, però, che diverse fonti di Governo del Pd abbiano smentito l'ipotesi che già entro il 15 novembre si possa decidere un blocco nazionale generalizzato e, perciò, non sarebbe per ora sul tavolo di Governo la discussione su un nuovo Dpcm. “Al momento non esiste una ipotesi del genere” ha assicurato un ministro di primo piano.

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