Racconto di una scampagnata a Cusio, fra funghi che profumano di pizza e dal sapore di nocciola

Eleonora Busi 02/09/2019 0 commenti

17°, una mattina fresca che segna la transizione fra l'estate ormai già avviata verso il più colorato autunno. Scarponcini da montagna, racchette e bastoni, felpa legata in vita o indossata sono l'assetto da “battaglia” della dozzina di partecipanti, pronti ad affrontare l'escursione nel bosco e la sua natura alla ricerca del prelibato protagonista: il fungo. Luisa e Giuseppe incontrano il gruppo all'Infopoint di Olmo al Brembo; loro sono due micologi dell'Associazione Micologica Bresadola di Agrate Brianza, quella che collabora con gli organizzatori di Fungolandia sin dai suoi albori. Sono esperti e durante la passeggiata lo dimostreranno più volte.

Cusio è la meta prescelta: vicino alla Chiesetta di Santa Maria Maddalena a 1.240 mt, lungo la strada che porta ai Piani dell'Avaro, parte un sentiero che si districa nel bosco poco lontano. Sono le 9 del mattino inoltrate e, a detta dei più esperti, “ormai i raccoglitori di funghi a quest'ora se ne vanno a casa”. Perché, spiegano, il segreto è andare il prima possibile, battendo sul tempo tutti gli altri per portarsi a casa un bottino di ottima qualità. Quando lungo il prato che anticipa il sentiero fanno capolino i primi funghi, Luigi – il piccolo del gruppo – fa i salti di gioia. La sua sincera emozione nel scoprire funghi sempre diversi, dai più grandi ai più piccini, dai più colorati a quelli tutti bianchi sarà una delle forze motrici di tutta la scampagnata.

Luisa, con il suo cestino di vimini, inizia a raccoglierne i primi: il suo scopo è quello di incrementare il numero delle specie presenti alla Mostra del Fungo organizzata dall'Associazione di cui fa parte. Intanto Giuseppe spiega, circondato dal gruppetto. “La prima regola è conoscere i funghi – è il suo consiglio – quelli che appaiono più pericolosi, magari perché cambiano colore, in realtà potrebbero essere buoni. Viceversa, quelli che appaiono sicuri potrebbero essere invece mortali”. Una regola ferrea, che pare quasi anche una lezione di vita.

Pistacchio, il cagnolino-mascotte, nel frattempo annusa tutto ciò che può, inebriato dagli odori nuovi del bosco. Il terreno umido dalla recente pioggia, le pigne, gli aghi dei pini e le foglie che giacciono sulla terra sono per lui una grande scoperta. Una voce richiama l'attenzione di tutti: è stato trovato un porcino, il primo della scampagnata.

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A scovarlo è stato il nonno del piccolo Luigi, abile fungaiolo con anni di esperienza sulle spalle. Poco dopo è sua moglie a trovarlo, ai piedi dello stesso albero, probabilmente fratello del precedente. Con un sincero sorriso posano per una fotografia, beccandosi affettuosamente: “Mi hai rubato il porcino!” la pungola lui, fra le risate generali.

Luisa li pulisce entrambi in loco, con un piccolo coltellino svizzero. “È importante farlo – spiega lei – così permetti ai funghi di riprodursi. Se lo fai a casa non va bene, non spargi le spore”. Intanto anche i più inesperti iniziano a farsi l'occhio e a scovare altri porcini, tanto che a fine scampagnata se ne contano almeno sette. Non un numero esagerato, ma sicuramente notevole se si considera che il sentiero era già stato battuto da altri escursionisti poche ore prima.

Non esistono, però, solamente i porcini: ci sono numerose specie commestibili che si possono trovare nel bosco. Una di queste è la Russula, una grande famiglia di funghi dalle tonalità che variano dal rosso al nero e che comprende anche alcuni esemplari non edibili oppure velenosi. Giuseppe ne alza una, per mostrarla ai presenti: con il suo strano cappello ondulato ed il gambo bianco, pare a prima vista essere un fungo sicuro. Ma l'esperto fa ricredere i presenti, invitandoli ad assaggiarne un pezzetto con la raccomandazione di sputarlo.

Subito un bruciore localizzato si diffonde sulla lingua, “come se la avessi appoggiata sul polo di una batteria” afferma qualcuno. Questo breve esperimento mostra come in realtà quella Russula non fosse affatto commestibile, come il suo aspetto voleva far credere. “Questo metodo però – si raccomanda Giuseppe – funziona esclusivamente con questa specie di funghi!”.


Quella non è stata l'unica interazione con i presenti: durante la mattinata fra i boschi sono state innumerevoli le specie avvistate, dalle Lycoperdon pyriforme – dette volgarmente 'scoregge di lupo' – alla più pericolosa e mortale Amanita Muscaria, l'iconografico fungo rosso a pois bianchi, “come le case dei puffi” ha puntualizzato il piccolo Luigi.

E ancora, sapori e odori particolari o sorprendentemente conosciuti, di quelli che hai proprio presente di cosa si tratta ma non sai spiegarlo a parole, come il fungo dal retrogusto di nocciola o quello che profumava di pizza appena sfornata. Una sorpresa continua per tutti i presenti, anche per qualche fungaiolo più esperto come Pietro e Eleonora, coppia di vita e di escursione, che a fine mattinata hanno racimolato un gruzzoletto di tutto rispetto destinato a un buon risottino serale.

Qualche scivolata causata dal terreno umido e molti cestini colmi più tardi, la mattinata volge verso il suo termine ed è giunto il momento di tirare le somme, ricongiungendosi al gruppetto che inizialmente si era staccato per perlustrare altre zone. La caccia è stata fruttuosa: qualcuno ha trovato un porcino bello grosso, alzato al cielo come un trofeo fra lo stupore e i complimenti di tutti.

Tutti si confrontano l'un l'altro e Giuseppe controlla con dedizione i raccolti per individuare possibili specie non commestibili, raccolte magari per sbaglio. È tempo ora di tornare a Olmo al Brembo, salutare tutti e ognuno andare per la propria strada dopo tre ore in gioviale compagnia. La prossima meta? Casa propria, per cucinare il frutto di quella proficua e piacevole mattinata 'alla scoperta del mondo dei funghi'.

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