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La storia della Valle Brembana raccontata in migliaia di foto: ''aiutatemi a dar loro un nome''

Sono migliaia le lastre fotografiche, circa 7.000, risalenti ad inizio Novecento che ancora non hanno un nome, un'identità. Sono l'opera di Fulvio Goglio di Piazza Brembana: un'eredità raccolta ora da Cristiana Oldrati Goglio.
12 Febbraio 2020

Sono migliaia le lastre fotografiche, circa 7.000, risalenti ad inizio Novecento che ancora non hanno un nome, un'identità. Sono l'opera di Fulvio Goglio di Piazza Brembana, figlio di Eugenio Goglio, fotografo capace di testimoniare la vita ed i costumi di un'intera Valle fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: un'eredità lasciata ai posteri e raccolta ora da Cristiana Oldrati, sua nipote. La missione? Restituire un nome a tutte quelle migliaia di ritratti, quel patrimonio prezioso chiuso in scatoloni di cartone nella casa di famiglia, a poco a poco fatto tornare in vita.

Luoghi e date impresse sulle scatole, ma lastre in negativo mescolate quando – in seguito ad un'alluvione che ha colpito il paese negli anni Cinquanta – si bagnarono e vennero poi asciugate e riposte in disordine. Il progetto per dare un'identità e ricostruire un pezzo di storia della Valle Brembana nasce circa un anno fa, attraverso il sito internet fotofulviogoglio.it che ospita diverse categorie, dai ritratti di bambini a quelli di coppie, fino alle foto di famiglia, funerali, matrimoni e testimonianze dell'epoca fascista, supportato dalla pagina social “Fulvio Goglio” e dal profilo Facebook “Cristiana erede fotografi Goglio”.

Finora ho recuperato circa 800-900 lastre dei negativi – spiega Cristiana a L'Eco di Bergamo – ma il lavoro è lunghissimo. Ne ho trovate almeno 6.000-7.000, molte le abbiamo dovute gettare perché la gelatina era rovinata. Si tratta prevalentemente di ritratti, pochi paesaggi. Vorrei veramente recuperare poco alla volta l’identità di quei volti, per questo ho iniziato nella ricerca. E mi sono arrivate già tante risposte, da Valtorta e Ornica soprattutto. Sono, in particolare, foto di inizio Novecento, anche perché mio nonno, come succedeva allora, iniziò a lavorare con il papà Eugenio dall’età di dieci anni. Anche mia mamma Dolores lavorò con Fulvio, fino agli anni Settanta del secolo scorso. E qualcuno di vivente si è riconosciuto nelle foto”.

Attraverso il passaparola sui social, infatti, si è potuto ricostruire – seppur in piccola parte – un po' della storia di questi preziosi, nella loro semplicità quotidiana, ritratti. Il sogno di Cristiana è quello di poter realizzare un libro che raccolga tutte queste testimonianze, come fece sua mamma Dolores nella sua pubblicazione “Una Valle e il suo popolo”. Le fotografie sono tutte catalogate con un codice: chiunque riconosca le persone ritratte, può segnalarlo a info@fotofulviogoglio.it indicando il relativo codice assegnato.

Mi piacerebbe conoscere la storia di ogni singola fotografia – è l'introduzione al sito web – e scoprire dove e quando è stata scattata, in che occasione, chi c’era. Per fare questo ho bisogno del vostro aiuto e dell’aiuto delle persone più anziane che sono la nostra memoria storica. So che questo metodo è un po’ strano ma potrebbe essere un modo per passare un po’ di tempo con i nostri anziani e farci raccontare storie e aneddoti che altrimenti andrebbero persi. Grazie a chi mi aiuterà a realizzare il mio sogno e a far rivivere, in un certo senso, mio nonno e mia mamma”.

(Fonte immagine in evidenza: fotofulviogolio.it)

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