Più di cinque decenni di esperienza nelle arti marziali, tantissimi judoka allenati e un ricco palmarès. Giuliano Invernizzi è una vera istituzione del tatami e, a 76 anni, non ha intenzioni di fermarsi, almeno a giudicare dalla sua routine di allenamento.
“Abito a Corna Imagna e di solito mi alleno ad Almenno San Bartolomeo, un po’ a Bergamo oppure a Milano, dipende da dove ho tempo di andare. Mi alleno 5 o 6 ore al giorno, la mattina vado a correre al percorso vita in Valle Imagna, a mezzogiorno un po’ di palestra e alla sera faccio judo” racconta.
Sì, perché Giuliano è un judoka eccellente e ha alle sue spalle un’esperienza immensa. “Ho cominciato a praticare judo a Torino nel 1969, avevo già provato Bergamo con il maestro Jacobazzi, poi sono andato militare e ho continuato in Piemonte. Facevo anche tetrathlon. Quando ero militare, ho praticato diverse discipline. Quando sono tornato, nel 1971, ho continuato con il judo a Bergamo e poi sono andato avanti”.
Per Giuliano è letteralmente l’impegno di una vita. “Ho smesso di fare agonismo verso i 27 anni, da lì ho cominciato ad insegnare. In totale, ho vinto più di venti titoli italiani con i miei ragazzi, ad esempio, con Roberto Cerea (conosciuto come "Bobo" nonché Executive Chef del noto ristorante stellato "Da Vittorio" di Brusaporto ndr) che si allenava nella mia palestra a Bergamo e ha vinto la Coppa Italia”.
Insomma, il nostro è un maestro eccezionale, ma il richiamo del tatami non è mai sopito. “Ne sono passati tanti di atleti, finché, nel 2019, per infortunio di un altro atleta, sono andato ai mondiali Master, ovvero over 40 anni. Ho fatto 3 mesi di allenamento e, a Marrakesh, sono arrivato terzo. Da lì ho ricominciato a gareggiare, al Mondiale a Cracovia sono arrivato secondo, così come a Las Vegas nei 100 chili nel 2024 e a Dubai nei 90 chili”.
Insomma, Giuliano raccoglie soddisfazioni sia quando gareggia in prima persona, sia quando a farlo sono i suoi atleti. Da sei anni a questa parte è sempre arrivato alle finali dei mondiali e ha vinto il prestigioso Eurometropole a gennaio 2025. Tutto questo mentre l’impegno da allenatore è costante. “Quando fai il maestro, non hai tempo di allenarti, ho tanti bambini che ti portano via tante energie, per addestrare loro ci vuole tanta pazienza e attenzione - spiega - io sono anche fisioterapista e cerco di curarli al massimo. Vale anche per gli adulti: certo, fino ai cinquant’ anni è più facile, perché ci si muove sempre, dopo si inizia a perdere mobilità ed equilibrio, invece tenendosi allenati si riesce a mantenere queste qualità del nostro corpo. Tanti anziani cadono perché inciampano, per ovviare a questo il judo è la base, di lavora su movimenti del corpo coordinati e si sviluppa una muscolatura”.
È un punto importante di questa arte marziale. “Ogni sport ha le sue caratteristiche. Nel tennis si usa solo una parte del corpo, il calcio ha un’altra funzione ancora. Quello che distingue il judo dalle altre arti marziali è che noi lavoriamo a contato con gli altri attraverso la presa, quindi l’equilibrio diventa fondamentale. In questo modo, il corpo si allena a riequilibrarsi immediatamente, si lavora tanto sulla reazione e sulla resilienza, questo dopo i cinquant’ anni è la base del movimento. Pensiamo a chi va in pensione, iniziano le malattie e i dolori: il judo mette continuamente in discussione l’equilibrio, si usano tutti i muscoli. Io faccio ancora capriole come i gatti, bisogna cadere bene e abbiamo allenamenti specifici per la coordinazione”.
Una carriera tanto lunga non può che essere costellata di soddisfazioni, eppure quelle che Giuliano ricorda maggiormente non sono legate ai trionfi personali. “I ricordi più belli arrivano quando prendi un bambino a 5 anni e lo porti a vincere i campionati e, ancora adesso, mi dicono che non hanno avuto fratture o lesioni. La nostra federazione sta lavorando per introdurre il judo nelle scuole. Fare anche solo due ore la settimana insegna loro anche il rispetto dell’altro: i bambini più bravi aiutano gli altri e si porta tutti allo stesso livello. La mia soddisfazione non è vincere i campionati - conclude - ma vedere i bambini fiorire, si vede un cambiamento enorme e i genitori se ne accorgono, perché magari prima era timido e poi acquista fiducia in sé stesso e non ha più paura, sviluppa i movimenti e tutto quello che ne consegue”.





