Ci sono storie di provincia che profumano di coraggio e di quel pragmatismo tipico delle nostre valli, dove per far crescere qualcosa di nuovo devi avere radici ben piantate nella terra e lo sguardo rivolto oltre le cime. Una di queste è la storia de “Al Campeggio”, per tutti ormai semplicemente “Al Campe”, a Isola di Fondra, una realtà che da vent’anni scrive le pagine del divertimento in Alta Valle Brembana. A guidarci in questo viaggio tra passato, presente e futuro è Federico Scuri, che insieme al fratello Alessandro (in foto copertina) e alla famiglia incarna la nuova generazione di un’impresa che non ha mai smesso di scommettere sul territorio.
“Tutto è iniziato circa vent’anni fa con mio papà, Angelo - spiega Federico Scuri, ripercorrendo i primi passi di un’attività nata con un’impronta tradizionale - Col tempo, però, l’attività è mutata, seguendo le trasformazioni della nostra stessa famiglia. Con la crescita mia e di mio fratello, il nostro coinvolgimento è diventato naturale, quasi inevitabile. Abbiamo unito le nostre passioni: io quella per la mixology e la cultura del buon bere, lui quella viscerale per la musica”. Quello che oggi è un punto di riferimento, nel 2017 è iniziato quasi per sfida: “Organizzavamo dei pre-serata curati nei minimi dettagli. All’inizio era poco più che un gioco tra amici, ma il passaparola in Valle è potente. In breve tempo ci siamo resi conto che stavamo creando qualcosa di cui il territorio aveva profondamente bisogno”.
Mentre per molti il periodo della pandemia ha rappresentato un freno, per la famiglia Scuri è stato il trampolino di lancio. “Non avendo la licenza da discoteca, in quei mesi potevamo restare aperti come punto di ritrovo mentre i grandi locali erano fermi - spiega Federico -. È stato lì che abbiamo visto negli occhi dei ragazzi la voglia di stare insieme. In quel momento abbiamo capito che il nostro futuro sono i giovani dell’Alta Valle”. Da quella consapevolezza è nata una trasformazione radicale: l’acquisizione dei locali adiacenti, che un tempo ospitavano un alimentari e poi una farmacia, per trasformarli in una vera e propria discoteca moderna. “Abbiamo rifatto tutto: dagli impianti elettrici a quelli musicali di ultima generazione. Ma la nostra priorità assoluta è stata la sicurezza. Dopo i fatti di cronaca che hanno colpito il settore negli ultimi anni, non abbiamo badato a spese per le vie d’uscita e i sistemi di controllo. Vogliamo che un genitore, quando lascia il figlio al Camp, possa dormire sonni tranquilli”.
La forza del Camp risiede anche nell’insolito mix di competenze dei due fratelli. Federico, 29 anni, dopo la laurea in Ingegneria Gestionale conseguita a Dalmine con studi in lingua inglese, vive una doppia vita: “Durante la settimana lavoro a Milano in un’azienda che rispecchia il mio percorso di studi. Ma il venerdì sera, appena chiudo l’ufficio, la mia testa è già in Valle. Torno a casa e mi immergo totalmente nell’attività”. Dall’altra parte c’è il fratello Alessandro, 23 anni, diplomato all’Istituto Alberghiero di San Pellegrino, che insieme a papà Angelo gestisce l’operatività quotidiana, dalla logistica agli allestimenti, fino alla cura meticolosa della programmazione musicale.
La “Casa dell’Afro” e l’ingresso gratuito
Musicalmente, il Camp ha saputo costruirsi un’identità fortissima: “Ci piace definirci la "Casa dell’Afro", un genere che qui da noi ha radici profonde e un seguito incredibile”, racconta Federico. Ma l’offerta è poliedrica: dai format che ricalcano le grandi discoteche di Bergamo fino alle serate estive dedicate ai tributi (Vasco, Ligabue, Ultimo) e alla musica anni ’70 e ’80 per un pubblico più adulto.
Il tutto mantenendo una promessa coraggiosa: il free entry, “In un territorio montano come il nostro, crediamo che il divertimento debba essere accessibile. Non facciamo pagare l’ingresso, ma investiamo ogni settimana in allestimenti nuovi e scenografie diverse per non annoiare mai i nostri clienti abituali. La gente apprezza questa dedizione: abbiamo persone che fanno anche due ore di strada per venire a trovarci”. E per chi tira tardi, alle 4 del mattino il servizio food non si ferma: piadine e focacce calde sono diventate un rito irrinunciabile per chiudere la serata.
Una squadra chiamata “Famiglia”
Nonostante l’impronta moderna, il cuore del Camp resta il legame umano: “Dietro ogni nostra scelta ci sono i miei genitori, Mary (Mariangela) e Angelo. Noi portiamo la "follia" dei vent'anni e le nuove idee, ma loro sono il nostro bilanciere, l’esperienza che ci tiene con i piedi per terra. Senza di loro, nulla di tutto questo sarebbe possibile”.
Un supporto che si estende alle fidanzate, Chiara ed Elisa, e a collaboratori storici come Lori, che ormai sono parte integrante di quella che Federico definisce una grande famiglia allargata. "Vogliamo essere una realtà che dà valore alla Val Brembana - conclude Federico Scuri -. Siamo giovani che hanno deciso di restare e investire qui, tra le nostre montagne. Il Camp non è solo un locale, è il segno che con l’impegno e la passione si può creare qualcosa di importante anche lontano dalle luci della città”.






