I Personaggi delle Valli - Giorgio Scuri, dalla paralisi alla vetta del Cervino

Eleonora Busi 25/09/2019

Scommettere su se stessi non è facile, ancor meno se la vita decide di presentarsi nella sua realtà più dura e terrificante. Ma di questa scommessa ne ha fatto una sfida, dimostrando a se stesso prima che a tutti gli altri di essere in grado di lottare come un leone per riconquistarsi quello che il destino voleva togliergli. 51 anni fra qualche mese, è originario di Branzi e forse anche la sua “tempra montana” ha contribuito al suo voler reagire con forza ad una malattia invalidante che gli ha cambiato la vita da un giorno all'altro. Insegnante di sci, tedoforo brembano ai Giochi Olimpici di Pyeongchang, ideatore della camminata “Bergamo – Rifugio Calvi” e vincitore: tutto questo è Giorgio Scuri.

L'amore per la montagna è la prima cosa che si impara e si conosce parlando con lui: le piste da sci, la neve candida e brillante che cadeva a fiocchi sulle vie di Branzi riempiono i suoi ricordi da bambino. Questa era la base della crescita montana, la passione forte per la montagna e il suo vivere che Giorgio è riuscito a trasformare in un lavoro, diventando maestro di sci e allenatore.

La sua vita è un via vai, scandito dai viaggi in America ed Europa, facendo l'insegnante – fra i suoi allievi anche la Federazione Cinese Para-olimpica in Austria, e destreggiandosi fra gare ufficiali, fra cui quella nel 2008 dove ha conquistato la Coppa del Mondo di Slalom Gigante“Sai, da bambino insegui sempre dei sogni – racconta Giorgio – E quando riesci a realizzarli è la cosa più bella che ti possa capitare. Anche in mezzo a tante difficoltà, perché la vita ti presenta anche dei conti un po' salati”.

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Dal 16 aprile 2012, la sua vita non è stata più la stessa. Una malattia invalidante al midollo spinale, la mielite trasversa acuta – che solo a nominarla fa paura – causata da un virus, lo colpisce. “Avevo dei sintomi, ma avevo pensato all'influenza” ricorda Giorgio. Invece in sole 24 ore si è ritrovato a letto, paralizzato, e si può solo immaginare il terrore che si può provare in quegli attimi. “Una sfida contro te stesso”: quasi come in inno, intriso in una voglia forte di tornare a camminare, affrontare la malattia ed il suo calvario di petto con la paura negli occhi ma tanta forza di volontà e coraggio nel cuore.

Dopo due mesi di sedia a rotelle è con le stampelle, ma non passa molto prima che abbandoni anche quelle e Giorgio pian piano torna a camminare come prima. “La malattia ha cambiato tante cose, sia nella vita famigliare che in quella lavorativa, è stato molto complesso e difficile – racconta – Sotto tanti aspetti, quando ti ammali e hai la fortuna ed il coraggio di superare determinate prove, da una parte sicuramente ti rinforzi, acquisti più sicurezza, ma dall'altra rimangono tanti vuoti, tante cose che si vanno a spegnere”.

Un miracolo” lo chiama lui, ma che forse è molto di più: è forza, passione, anche voglia di mollare, ma soprattutto è amore. Quello della sua famiglia, della moglie Carola con cui condivide la vita da 9 anni, dei loro bimbi Guido di 9 anni e Bruno di 5, nato dopo la malattia come un piccolo miracolo, “perché secondo il parere dei medici sarei dovuto restare su una sedia a rotelle, per cui figli zero”.

E poi, si sa, l'amore genera altro amore. Dopo la malattia, Giorgio ha deciso di avvicinarsi all'Associazione A.R.M.R., che si occupa di finanziare la ricerca contro le malattie rare – proprio come quella che lo ha colpito. Ha deciso così di unire la sua passione per la montagna con una campagna di sensibilizzazione nei confronti di questa tematica, coronando così anche uno dei suoi sogni, di quelli che chiudi nel cassetto perché pensi che, tanto, non realizzerai forse mai: raggiungere la vetta del Cervino.

Era il 2014 – racconta emozionato Giorgio – La scalata al Cervino è stata la prima vera scommessa con me stesso, perché l'ho sempre considerato un po' casa mia dopo aver allenato sulle sue piste da sci per anni. Tornando da questa malattia, nella normalità fisica e psicologica, ho saldato questa scommessa: il passaggio dalla sedia a rotelle alla vetta. Tutto ciò è riuscito a far scattare di nuovo questa scintilla in me che era lì, sopita, ed è per me un metodo per stare bene”.

Ma Giorgio non si è fermato qui. Al Cervino sono seguite altre vette, dal Dente del Gigante al Monte Bianco, lo spigolo nord del Pizzo Badile, le amate Orobie e per ultimo il Monte Furggen. Sempre, ovviamente, accompagnato dal suo fedele gagliardetto con il nome dell'Associazione A.R.M.R.

Da cinque anni, all'Associazione ha scelto di legare un altro importante evento, che in breve tempo ha riscontrato un discreto successo in Valle Brembana – e non solo. Si tratta Della camminata “Bergamo – Rifugio Calvi”, una manifestazione che sulle orme di Egidio Gherardi, l'”Alpinista con le stampelle”, percorre a piedi l'intera Valle da Bergamo fino al Rifugio Calvi, con l'obiettivo di sostenere l'Associazione.

L'idea nasce dalla volontà di fare qualcosa di più, di sfidare nuovamente se stesso, ricordare l'impresa di Egidio e anche spingere le persone a conoscere, imparare ed informarsi per dare un supporto concreto alla ricerca. In questi cinque anni, la manifestazione è cresciuta sempre di più, prendendo sempre più piede e sono molti quelli che attendono settembre per accompagnare Giorgio in questa sua “marcia” alla solidarietà, chi per tutto il percorso, chi per pochi metri, chi a lato della strada per una parola di incitamento.

La prima camminata è stata il 30 settembre 2014 – racconta Giorgio – alle 9 ci siamo trovati a Bergamo, eravamo 4 amici ai quali, man mano, si sono aggiunte persone. Nel '78 quando la ha fatta Egidio, da Pagliari in su ha iniziato a nevicare. Lui ha impiegato circa 24 ore con le stampelle per arrivare al Calvi, sotto una fitta nevicata. Noi ci abbiamo impiegato meno ma non è il tempo a contare, è la sfida che tu stai portando. Quando noi siamo arrivati a Pagliari, ha iniziato a nevicare come allora. Siamo arrivati al Calvi alle 10:30 circa con 30 cm di neve, proprio come nel 78. Questa camminata, la prima, è quella che mi rimarrà per sempre nel cuore, perché è stata organizzata con spensieratezza ed ha ricordato molto quella originale”.

Ben sessantasette chilometri di strada, quest'anno fortunatamente facilitata dalla costruzione delle nuove piste ciclopedonali, a cui l'anno scorso aveva partecipato più di un centinaio di persone, con ben 47 partiti da Bergamo. Quest'anno, lo scopo sarà leggermente diverso: si cammina per dare una mano a Letizia Milesi e alla sua Onlus “Sulle Ali di un Sogno”. Una scelta dettata dal cuore di chi, in una situazione simile, ci è già passato. “Inoltre – aggiunge Giorgio – Durante il passaggio alla diga si ricorderà il giovane Emanuele, che negli anni scorsi ci ha sempre aiutato accendendo le luci al nostro arrivo”. Appuntamento con la prossima edizione sabato 28 settembre. Qua tutte le info. 


(La camminata del 2014, sotto la neve)

Se la vita a volte può essere dura e cruda, fra le sue pieghe nasconde anche delle sorprese. Due anni fa, infatti, Giorgio è stato incaricato di un grande onore: portare la fiaccola olimpica alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud. La sua storia ha infatti colpito Samsung, che lo ha scelto per diventare tedoforo. Indescrivibile la sua emozione: “È stata una bellissima esperienza – racconta con un sorriso – Fra le venti persone scelte insieme a me c'erano personaggi sportivi famosi, ma anche persone apparentemente semplici. Vedere insieme i due premi, la coppa del mondo del 2008 e la fiaccola olimpica, è un bel ricordo, sono oggetti con dei valori davvero molto importanti”.

Ora Giorgio conduce la sua vita a Branzi, insieme alla sua famiglia e con la testa fra le vette. Collabora con un'azienda di abbigliamento da sci, insegna, è consigliere nel collegio dei maestri di sci della Lombardia e consigliere nell'associazione maestri di sci lombarda. “Il messaggio che voglio far passare a chi si trova in difficoltà a causa di una malattia è di mai mollare, perché non sai mai come va a finire – racconta Giorgio – Anche se tante volte è stato difficile e, non lo nego, mi è venuta voglia di abbandonare. Questo è quello che voglio far passare anche in tutte le mie attività: mai mollare”.

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