I Tesori Nascosti - Le misteriose aperture a T dei fienili valdimagnini, come in Messico

Eleonora Busi 03/01/2020

La Valle Imagna è un territorio che, per secoli, ha fatto affidamento su una cultura di stampo prettamente contadino, testimoniato in parte anche da una serie di architetture realizzate all'occorrenza. Fra queste vi erano anche i fienili, in cui si conservava il foraggio appena tagliato per permettergli di essiccare prima di essere consumato dagli animali da stalla. Ma i fienili della Valle Imagna non sono come tutti gli altri: dando uno sguardo più attento, non è difficile notare una strana apertura a “T”, con porte rastremate verso il basso. Ma qual è l'origine di questo particolarissimo dettaglio?

C'è da dire che la sua diffusione non si limita ai soli paesi valdimagnini. La si può trovare infatti anche a Valcava della Valle Taleggio, in Valsassina e nella Valle del Riso in Val Seriana. Non esiste ancora una risposta definitiva per spiegare le motivazioni che si celano dietro questa scelta architettonica. Le ipotesi sollevate sono numerose e alcune decisamente interessanti.

Una fra queste rimarca l'analogia fra i fienili della Valle Imagna e alcune strutture rinvenute in Perù ed in Messico. In particolare, modellini con un'apertura simile sono conservati anche presso il Museo di Città del Messico. Alla luce di ciò, l'ipotesi che ne è nata vede le nostre terre testimoni di una presenza spagnola che ha introdotto nella cultura locale alcune proprie tradizioni.

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Ma a prescindere dalla sua origine, qual è l'utilizzo di queste aperture a “T”? Dal punto di vista tecnico, la soluzione risponde a diverse esigenze. In primo luogo, è costruita per far sì che solo le gambe dell'uomo passino nell'apertura posta nella parte inferiore, impedendo l'ingresso agli animali come le mucche o i cavalli. La parte superiore, quella più grande, favoriva il passaggio della gerla carica di fieno.

Un'altra motivazione, secondo gli studiosi, è che questi particolari ingressi ottimizzassero il tiraggio di stufe utilizzate in questi luoghi di montagna: l'aria fredda era infatti convogliata, favorendo oltre al tiraggio anche un ricambio d'aria quando si apriva la porta. Si otteneva così una sorta di “contenimento” termico grazie alla possibilità di chiudere a scelta la parte superiore quando il fieno veniva poggiato per essere preparato oppure solo quella inferiore, per impedire agli animali da cortile di entrare.

Quali siano le vere origini di questi ingressi a “T” resta, ad oggi, ancora un mistero. Ciò che è certo è che fanno parte di una tradizione secolare montana della Valle Imagna e sono ormai ben radicati nella cultura dei luoghi, divenendo con il tempo un simbolo di appartenenza dalla forte componente identitaria, tanto che il Centro Studi Valle Imagna – associazione che si occupa, fra le altre cose, anche di promozione culturale locale – ha scelto di adottarlo come proprio logo, stilizzandone la forma.

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(Fonte immagine in evidenza: bergamopost.it)







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