La Valle nel Mondo - Martina, la brembana d'oriente: ''Allontanarci da nostri paesi per amarli ancora di più''

Chiara Bonzi 29/05/2021

Martina Milesi, 25enne di San Giovanni Bianco, ha avuto la possibilità di intraprendere due fantastici percorsi grazie all’Università di Bergamo che l’hanno portata in Cina. Martina si è appena laureata all’Unibg in lingue moderne per la comunicazione internazionale, specializzandosi in lingua tedesca e cinese.

È questa ultima lingua che l’ha affascinata a tal punto da prendere e partire verso la lontana Cina, ma lasciamo che sia lei a parlarcene: “Sono partita per Nanchino il 24 agosto 2019, a distanza di due anni esatti dalla volta precedente nel 2017. È nel 2017 che, al secondo anno di università, mi si è presentata l’occasione di concorrere per la borsa di studio, non ho esitato un secondo. Dalian, dove ho studiato – appunto - la prima volta, era stata la mia prima esperienza, “ il primo amore ”, il luogo che mi hanno fatto innamorare della Cina, dei cinesi e del mondo.

 “Dopo l’esperienza vissuta lì - prosegue Martina -, la scelta di tornare a Nanchino era pressoché scontata. Mi sono laureata in triennale il 7 novembre 2018, avendo già iniziato a frequentare i corsi della magistrale; dopo qualche mese ho partecipato al test linguistico per il semestre a Nanchino tramite il programma di scambio con la Nanjing Normal University, e sono stata presa. Sarei voluta tornare a Dalian, sentivo di averci lasciato il cuore, oltre che amici ed insegnanti, ma l’accordo di scambio era per Nanchino. Ero comunque soddisfatta di aver superato la selezione: Nanchino è una delle più importanti città cinesi: ero elettrizzata dal vivere in una città di 8 milioni di abitanti, avendo vissuto per tutta la vita in un paesino”. A Nanchino ha frequentato due corsi avanzati di lingua cinese e un corso di economia.

La scelta di partire viene dal fatto che Martina ama viaggiare, conoscere, relazionarsi con le persone, in più, dal suo punto di vista, per una persona che studia lingue straniere, è fondamentale andare via, per arricchirsi e apprendere al meglio la lingua studiata: “Le lezioni erano interamente in cinese, non una parola d’inglese o di italiano. In un contesto simile, sei obbligato a capire e a farti capire. E non solo il saper comunicare, il saper parlare con disinvoltura una lingua completamente diversa dalla tua, ma anche il comprendere la cultura cinese, il “come” comunicare, il come porsi nella maniera corretta; tutti aspetti che non sono scritti su nessun libro di grammatica e che non si imparano se non sul campo”.

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Per Martina partire verso una destinazione così lontana non è stato un grosso problema perché, come le ha insegnato un amico, “chi affronta un viaggio simile non lascia mai nulla alle spalle, anzi, tutto quello che c’era se lo ricorda e se lo porta come bagaglio”. Il fatto che non abbia sentito il distacco è poi dovuto anche dal supporto che la famiglia e gli amici le donano: “Fortunatamente sia gli amici che la famiglia hanno sempre sostenuto le mie scelte, anche quando implicavano la distanza. Di conseguenza, la mia partenza è sempre stata un pretesto per “festeggiare” il coronamento di tanti piccoli sogni. Certo, a volte si ha l’impressione di mettere in stand-by la propria vita, per intraprenderne una “nuova”: credo sia proprio questo il punto, la possibilità di “staccare” un po’, di allontanarci dai nostri paesi per guardarli con occhi differenti, e sentirne l’attaccamento, cambiare le abitudini per un po’, imparare a cavarcela da soli. Credo che nessuno debba avere paura di “lasciarsi tutto alle spalle”: chi conta davvero non ci lascia soli”.

In seguito ci porta con sé nel suo viaggio, iniziando dall’arrivo: La prima volta, nel 2017, ammetto che l’impatto con la Cina è stato “traumatico”, lo è per tutti penso. Arrivare dopo un lungo viaggio, aerei, valigie pesantissime, il caldo soffocante di agosto, il fuso orario, e la prima sfida è la ricerca del taxi che dall’aeroporto ti porta al campus universitario. Quando, la prima volta, sono arrivata in Cina, non sapevo usare “Didi”, un’applicazione usata per chiamare il taxi, non avevo ancora una sim cinese, né un conto cinese da collegare al mio account Wechat,una sorta di Whatsapp, i cinesi usano questa applicazione per tutto e, tra le altre cose, per effettuare qualsiasi tipo di pagamento. Ho cercato di parlare in cinese con il primo taxista che ho incontrato e mi sono resa conto di non essere né in grado di capire l’inflessione dialettale del taxista né di farmi capire. Sin dai primi minuti ho capito che sarebbe stata una bella sfida”.

Un altro aspetto con cui bisogna fare i conti è il cibo: fortunatamente Martina ama la cucina cinese. All’inizio, comunque, bisogna abituarsi a profumi e a sapori completamente differenti dai nostri. Comunque, in generale, dice di aver vissuto bene il “trauma” dei primi giorni,a n che perché è partita insieme a 9 colleghi di UniBg, vivendo così tutto insieme: “Durante i primi giorni credo sia fondamentale avere qualcuno accanto!  Il “trauma” si supera in fretta quando ti sistemi in dormitorio, conosci le tue coinquiline, i tuoi compagni di classe, i tuoi professori, partecipi alle prime feste, il tempo inizia a volare e ti ritrovi presto al tuo “primo mese” lontano da casa. Credo che saper instaurare dei buoni rapporti umani rimanga fondamentale! Senza di essi non funziona! A Nanchino, invece, nel 2019, non ho quasi avvertito il “trauma” dell’arrivo: era la seconda volta in Cina e mi sentivo “preparata””.

Durante il tempo libero, Martina oltre a studiare e andare in palestra, si è dedicata alle gite fuori porta. Nel mese di ottobre, ad esempio, in occasione della Festa Nazionale, ha potuto visitare posti come i paesaggi carsici di Guilin, nella Cina meridionale, la Grande Muraglia. Nonostante la Cina sia vasta e i punti di interesse distanti, viaggiare costa pochissimo: hotel, ostelli e mezzi di trasporto sono molto convenienti.

Una delle cose che Martina ha amato della Cina ed che tutto è a portata di smartphone: “Se hai un telefono puoi fare tutto solo muovendo un dito: cibo recapitato in dormitorio, pagamenti con il cellulare (ovunque), trasferimento di soldi a un amico, shopping su Taobao che è un negozio online simile ad Amazon ma con prezzi davvero competitivi”, ci spiega, per poi proseguire “Un altro aspetto è il cibo di strada. In Cina, per strada, si trovano carretti che, ad ogni ora del giorno e della notte, cucinano piadine, zuppe, ravioli, panini al vapore; oltre che le cosiddette “bettole”, mini ristorantini, non troppo puliti, ma dove il cibo è ottimo e a basso prezzo”.

Un altro aspetto che ha molto apprezzato è che in Cina si vive un po’ come in America: nessuno ti guarda male se esci in pigiama, o se fai attività fisica per strada, anche se ci ha raccontato un’esperienza molto particolare: “Da straniera occidentale, mi sono ritrovata spesso al centro dell’attenzione in luoghi pubblici: i cinesi nutrono una profonda ammirazione per noi occidentali, al punto che si scattano un selfie insieme a te anche se per loro sei una perfetta sconosciuta! Mi capitava di essere fermata per strada per un selfie, ricevendo complimenti sul colore dei miei capelli o dei miei occhi, un semplice castano, che non sono abituati a vedere. Esistono anche due termini cinesi: waiguoren e laowai. Entrambi significano straniero e rappresentano la “nostra etichetta”: sono due delle prime parole che si imparano all’arrivo in Cina, perché è la prima cosa che ci sentiamo dire, per strada sui mezzi pubblici, o in taxi “Ah, tu sei straniero!”. Suona strano a chi la Cina non la conosce, ma comportamenti simili sono all’ordine del giorno e affondano, in parte, le proprie radici nella tardiva apertura della Cina all’Occidente, rimasto “inaccessibile” a gran parte dei cinesi per lungo tempo”.

Con l’inizio della pandemia Martina è tornata a casa, anche se dopo poco avrebbe terminato il suo scambio in Cina. Una volta tornata si è dedicata alla sua tesi e ha lavorato alcuni mesi in Germania, a Norimberga, come ragazza alla pari; attualmente, invece, insegna l’italiano ad alcuni bambini cinesi di seconda generazione.

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