La Valle nel Mondo - Una vita in corsia, da Valsecca al Belgio. La storia di Gaia Cortinovis

Leandro Rinaldi 18/11/2020

Aiutare gli altri, che sia in Italia o all’estero. L’obiettivo di Gaia Cortinovis, 35enne originaria di Valsecca è sempre stato uno. Partita dalla Valle Imagna, ora è approdata in Belgio e ci racconta la sua esperienza. “Ho studiato infermieristica a Bergamo, poi ho lavorato per 5 anni in chirurgia all’ospedale di Seriate”.

Qui arriva un incontro decisivo per Gaia “Sono entrata in contatto con Medici senza Frontiere, nell’organizzazione ho trascorso 3 anni tra corsi e missioni, durante una di queste mi sono accorta che non avevo conoscenza nell’ambito della rianimazione”. L’occasione di colmare alcune lacune è conciliata dal fatto che Gaia, all’epoca, frequentasse un belga.

“Ho deciso di seguire un corso in Belgio, questa formazione era disponibile anche in Italia, i master ci sono ma sapevo che non avrebbe avuto lo stesso valore di un titolo ottenuto Svizzera, Francia o Belgio, perché offrono corsi con valori alti per la mobilità. Volevo studiare in una lingua che non era la mia, ho completato il corso e, nonostante non sia più andata avanti con il mio compagno, ho deciso di rimanere in Belgio”.

Gaia si stabilisce così a Liegi, dove vive da quattro anni. “Ho preso un posto nell’ospedale dove lavoro ora, non ci sono molti infermieri qui, c’è un po’ carenza di queste figure; è un paese molto medicalizzato rispetto all’Italia. A Liegi ci sono tanti italiani, è una città con molti immigrati già dal dopoguerra, sulle basi di accordi economici col Belgio, ora i figli di quegli immigrati sono integrati benissimo”.

Purtroppo, lavorare in rianimazione ha significato, da febbraio, dover affrontare il Covid. “La situazione qui è diversa rispetto all’Italia” precisa Gaia. “La seconda ondata di Covid è stata più forte in Vallonia, dove abito, la prima invece ha avuto grande attenzione dei media, forse con statistiche ingigantite: si dice che, in caso di causa di morte non sicura, questa fosse attribuita al Coronavirus. Nelle case di riposo ci sono stati alcuni decessi, per la maggior parte di persone già malate, mentre in ospedale abbiamo avuto tanti pazienti anziani”.

A differenza di allora, le rianimazioni adesso sono piene di pazienti più giovani, l’età media è di 60-65 anni. Sono stati aggiunti altri letti qui a Liegi, i malati sono stati trasferiti anche all’estero. Le cure richiedono tempo e i pazienti stanno molto in rianimazione, con tutte le complicazioni che seguono. La cosa positiva è che le sale operatorie lavorano meno, quindi gli infermieri sono stati dirottati dove c’era bisogno”. In ogni caso, rassicura Gaia, non c’è mai stata la necessità di aprire ospedali da campo o di prendere altre misure.

Dalle parole dell’infermiera valdimagnina traspare una sincera ammirazione per il paese in cui risiede: “La cosa che mi ha convinta a restare è l’accoglienza delle persone, sono molti curiosi, qui in città la gente ha voglia di venire verso di te, di sapere di te ed esprimersi per aprire un dialogo” racconta. “Bisogna certo capire se è una cosa estemporanea, ma in ogni è un fatto che fa sentire accolto lo straniero. C’è tanta solidarietà, con molte associazioni e attenzioni per l’altro, vedo tanta gentilezza ovunque. Lo pensa anche la gente di qui".

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La città, poi, offre un vasto panorama umano e culturale. “Liegi è multietnica, in ospedale ci sono tante etnie, a volte mi sembrava di essere in missione, è una particolarità del luogo ma finisce per diventare la normalità. Dovrebbe esserlo anche in Italia. In più, le persone non sono così attente all’aspetto fisico, c’è più rilassatezza riguardo ai vestiti, i belgi sono meno rigidi e più liberi".

Ovviamente, non esiste un Paese perfetto. Dell’Italia mi mancano il clima, la montagna, i paesaggi. Certo, anche qui fa più caldo rispetto al passato, ma in generale piove molto e non ci sono città artistiche come in Italia. Il Belgio è una nazione abbastanza recente, di certo meno ricca di storia dello Stivale".

Ecco perché, ci spiega Gaia, il futuro potrebbe riservarle altri spostamenti. “Vorrei riavvicinarmi alle mie radici in un futuro abbastanza prossimo, magari al Sud della Francia o direttamente in Italia . Vorrei dare valore alle bellezze che ci sono in queste aree, magari provando a vivere vicino alla natura, dedicandomi part time alla cura delle persone e poi all’agricoltura. In Belgio manca il paesaggio naturale e mi manca il contatto con esso, perciò l’idea di spostarmi un po’ più al sole c’è".

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