L'angolo di Aido Valle Imagna - Pietro Poidomani, il medico di Cividate ''con AIDO fin dalla sua nascita''

Eleonora Busi 26/10/2020

Trentasei anni al servizio dei suoi assistiti a Cividate al Piano, una vita dedicata all'AIDO. Pietro Poidomani, classe 1954 e siciliano d'origine, è una delle figure che più hanno rappresentato l'Associazione sul territorio e a livello nazionale, oltre ad essere – nonostante la distanza geografica – grande amico di AIDO Valle Imagna.

Da più di 25 anni il dottor Poidomani è la colonna portante di AIDO Cividate al Piano, ricoprendone la carica di presidente. Per più di 20 anni ha operato nel Consiglio Direttivo, in qualità di Consigliere Provinciale, in AIDO Bergamo. Il ruolo più importante però lo ha ricoperto una decina di anni fa, quando per un periodo si è occupato della vice presidenza nazionale di AIDO.

AIDO è un concetto principale di cultura, collegato all'etica e al senso del dovere: non si può non aiutare gli altri, soprattutto quando si trovano in situazioni difficili – racconta il dottor Poidomani – Sono entrato a far parte di AIDO negli anni da studente universitario a Pisa, fra gli anni Settanta e Ottanta. Era un'associazione appena neonata, perciò si può dire che sono fedelissimo fin dall'inizio”.

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Chiunque abbia mai passeggiato per il Comune di Cividate, potrebbe avere notato dei grandi ulivi che con il proprio verde incorniciano il paesaggio: queste piante, simbolo della vita che rinasce ad ogni primavera, sono il segno che l'AIDO ha voluto lasciare sul territorio anni fa, in occasione del suo ventesimo anniversario. Un segno che si traduce nell'impegno dell'Associazione, che come delle radici di un albero abbraccia il suo territorio durante le più complesse difficoltà.

Un altro punto chiave del suo impegno è la Festa dell'AIDO, che si tiene ogni estate all'interno del parco intitolato al dottor Eugenio Suardi, fondatore sia di AVIS che AIDO di Cividate, giunta alla sua settima edizione e divenuta nel giro di poco tempo un appuntamento irrinunciabile per tutto il paese, “anche se quest'anno, causa Covid, abbiamo dovuto rimandare tutto – aggiunge il dottore – La situazione è molto complessa, anche se le idee non ci mancano”.

Restando in tema iniziative, la domanda è lecita: quali sono state messe in atto per fronteggiare l'emergenza sanitaria? “Dal momento che sono medico di professione, faccio diffusione delle misure e protezioni da mantenere – spiega il dottor Poidomani, facendo poi riferimento alla vicenda che lo ha toccato da vicino – Sono stato fra i primi ad ammalarsi a fine febbraio, quando ho avuto i primi sintomi. Il 2 marzo mi sono svegliato per andare in ambulatorio e mi sentivo un peso enorme, come se avessi una montagna addosso. Non so come, mi sono fiondato in pronto soccorso. Sono stato ricoverato 12 giorni: devo ringraziare il mio sistema immunitario”.

Per il dottore, la bergamasca – fra le province che più hanno sofferto durante il picco dell'emergenza – ora potrebbe essere definita una sorta di ”isola felice”, dove i contagi sono in misura molto ridotta. “A Cividate non c'è un malato o un positivo di Covid – conferma Poidomani, che punta però il dito contro gli Amministratori – Il peccato grave è stato perdere quattro mesi che avrebbero potuto impiegare per tracciare il territorio e la provincia di Bergamo, organizzando un esame sierologico a tappeto su tutta la popolazione bergamasca e nelle zone più colpite”. La prevenzione avrebbe potuto giocare perciò un ruolo fondamentale, non solo in previsione di una seconda ondata ma addirittura per anticipare la prima.

Dopo la mia malattia, ho sparato a tasso zero – spiega il dottore, confermando ciò per cui era balzato agli onori delle cronache in primavera – Prima di tutto perché ferito a livello professionale, ci hanno mandati letteralmente allo sbaraglio. Secondo perché sono state ignorate le direttive di un'Organizzazione Mondiale della Sanità. Gli avvisi c'erano già ai primi di gennaio e già allora si parlava di polmoniti anomale, ma non è stato fatto nulla. La dichiarazione di pericolo di pandemia c'era, ma non è stato fatto nessun piano pandemico, nessuna protezione per i corpi sanitari. Ed ecco il risultato: tanta gente si è ammalata (e continua ad ammalarsi) e qualcuno ci è morto. È stata una grave superficialità”.

Eppure ci sono persone che il Covid lo negano. “È demenziale che qualcuno pensi che il Covid non esiste. Sono stati fatti confronti sui decessi di marzo e aprile 2020 rispetto ai quattro anni precedenti e ne sono stati registrati 40mila in più. Questo dato da solo conferma l'esistenza della malattia e tutti i morti che ci sono stati, che noi abbiamo visto con i nostri occhi dalle bare trasportate dai carri militari”. Fra una corsa al tampone e l'altra, “il problema è che siamo diventati tutti un pochino più indifferenti, forse troppo sospettosi” conclude Poidomani. E nel dubbio, per fare del bene senza pericoli “è sempre meglio donare”.

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