Valle Brembana in bianco e nero - Margherita Ferrari, una zognese scomoda

don Giulio Gabanelli 10/07/2019

Margherita era la vecchia tabaccaia del centro, piccoletta ma vispa e furba, come una donnola che ha dettato legge dal suo banco di vendita per almeno sessant’anni e per altri venti ancora come pensionata sulla soglia di casa, lungo le vie del paese e nei negozi dove al seguito di una sua fedelissima cagnetta bastarda trovatella si avventurava, essendo divenuta quasi cieca, per effettuare le sue minuscole spese quotidiane. 

È morta quasi centenaria (il 13/11/1978) al ricovero di Zogno che lei aveva aborrito ritenendolo una grave calamità da scongiurare ma che purtroppo, suo malgrado, ha avuto in sorte. Ancora in tenera età era stata travolta in un pauroso incidente stradale. Venne falciata infatti lungo la strada di fronte a casa sua dal carro trainato da un cavallo imbizzarrito. Sua madre, mentre assisteva terrorizzata al fattaccio dalla soglia della sua abitazione, invocò l’aiuto della Madonna che intervenne a salvarla miracolosamente. Il nostro rinomato pittore Andrea Baronchelli eseguì il quadro della grazia ricevuta facendo rivivere la scena tragica in cui ritrasse la Beata Vergine Maria in atto d’abbattersi come aquila sul corpicciolo della fanciulla che riporta in salvo estraendolo fulmineamente dal groviglio di un carro sfasciato, a ridosso del suo cavallo inferocito, rovesciandosi sulla strada.

In seguito a quella avventura la Margherita aveva riportato delle sinistre conseguenze che si ripercuoteranno irrimediabilmente sulla sua malferma salute. Portò con sé l’incubo di dover morire presto per cui decise di rimanere nubile e si accaparrò un colombario al cimitero che potrà tuttavia occupare solamente dopo oltre ottant’anni di attesa. La Margherita è stata comunque un personaggio caratteristico, considerato in paese ricca di estro proverbiale e in pieno possesso di un linguaggio colto, incisivo ed esatto, nonostante la sua statura fisicamente minuscola e smilza, sapeva tener testata alle lingue più biforcute della piazza e mettere in imbarazzo le personalità dei professionisti che bazzicavano nel suo negozio, tabaccheria annessa a un bar ristorante.

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Sapeva far la vittima furbescamente mentre spadroneggiava nella situazione quasi divertita suscitando ilarità e compiacimento. Amava affermare: “Peccato che il sesso debole venga confinato tra le spazzature alla prepotenza maschile!” Intanto si destreggiava a scagliare frecciate in tutte le direzioni proteggendosi dalla schermaglia di quanti ne accettavano la competizione. Nella Margherita i fronzoli non riuscivano a offuscare il valore del sì e del no col rischio di lasciare nel dubbio ciò che doveva apparire per certo. Era un’artista impareggiabile nel saper stigmatizzare persone e falli del suo tempo con vivissime immagini a modo di caricature e di acrobatiche fustigazioni del malcostume togliendo la possibilità di qualsiasi rivincita.

Sarebbe morta sul rogo se le fosse capitato di vivere ai tempi di Santa Giovanna d’Arco in cui si ravvisava volentieri affermando: “Meglio finire sul rogo piuttosto che sopravvivere alle meschinità vergognose di questi nostri tempi!”. Nell’ultimo suo decennio si lamentava di essere rimasta sola al mondo: “Dio non mi ha voluta da giovane contrariamente a quanto aveva previsto, ma mi ha castigata in quest’altra maniera più terribile!”. Fortunatamente c’erano, a rompere la sua solitudine la cagnetta, bastarda trovatella, che l’accompagnava fedelmente fuori casa per le spese, e una antica gatta che condividevano insieme il soggiorno in quella deserta abitazione in cui potevano persino prendersi il diletto di partorire indisturbate sul lettone della loro ineffabile padroncina tra i soffici strapuntini ricoperti da preziosi pizzi finemente lavorati.

Sorpresi un tardo pomeriggio la Margherita in faccende a preparare la magra cena alle sue ospiti d’onore. Stava infatti cuocendo del fegato super frollato per la gatta e della carne quasi decomposta per la cagnetta condendo il tutto con un soliloquio ad alta voce: “Siete le mie creature tenerissime. Ebbene: chiediamo al Signore la grazia di morire insieme…!”. Cane e gatta pendevano estatici dal suo labbro come due affettuosi bambini dimostrando di credere alle affermazioni lusinghiere della loro cara mammina. Avvenne tuttavia diversamente, o meglio il Signore non esaudì quella preghiera, perché un giorno la gatta esalò per vecchiaia l’ultimo respiro sulle ginocchia della Margherita che non si rese neppure conto della morte della sua compagna di sventura e pensandola addormentata andò a riporla sul guanciale del letto. La cagnetta seguì a breve distanza la sorte dell’amica gatta ma senza il conforto di finire i suoi giorni tra le braccia della dolce sua bambinaia. Per un eccessivo slancio di affetto la cagnetta si era avventata addosso alla Margherita che colta improvvisamente, cadde rompendosi il femore. L’infortunata finì all’ospedale mentre la criminale bestiola venne soppressa da chi pensò di castigare quel famigerato gesto di folle affetto di cui può essere capace soltanto un cane. Dall’ospedale al ricovero il passaggio fu meno laborioso del previsto. La sventurata si risvegliò un mattino nel pio luogo, infame, come a suo detto, contrariamente a tutte le sue aspettative. 

Conobbi appena da ultraottantenne la nostra protagonista ma sempre comunque in tempo per misurarne la statura e per fissarne qualche ricordo.

Così si esprimeva la Margherita

Usava definire le autorità del paese: “Magnifici marescialli decorati a riposo!”.

Definiva il parroco: “Degnissima persona spaventapasseri che non conta più niente quando le passere vi si sono assuefatte!”.

Il sindaco per la Margherita era: “Una personcina evanescente e inafferrabile come la nebbia del Brembo!”.

La perpetua: “È il gallo di San Pietro costretto a cantare cento volte al giorno per le bugie del parroco!”.

“L’oste onesto battezza il vino e quello disonesto battezza l’acqua!”. “I confratelli e le consorelle sono fratelli e sorelle che vanno d’accordo soltanto quando fanno le mascherate!”.I funerali sono un’occasione propizia per canonizzare le persone a buon prezzo!”. “Dio è come un buon medico che non ti può più ascoltare senza spogliarti!”. “Dio ti fa più festa con un cane che con mille persone!”. “Sono un rottame ultranovantenne che nessuno vuol raccattare, neppure Dio!”. “Sopra il tetto mi protegge Dio, ma sotto mi devo arrangiare io!”. “Mi devo affidare a un bastone che mi aiuta finchè io lo aiuto!”. “Un cane è fedele al padrone più di quanto un cristiano sia fedele al suo Dio!”.

l vescovo passa senza curarsi della Margherita. Lei commenta: “È accecato dallo Spirito Santo!”. Dubitando della sincerità del latte: “La lattaia è l’unica mucca che sa fare il latte anche per quelle che non ne fanno!”. Definiva le suore dell’asilo: “Sante madri trovatelle affidate ai figli di nessuno che scambiano la faccia della gente per il culetto dei bambini!”. “Le suore di clausura volano con lo Spirito Santo!”. “I pidocchi abbandonano i cadaveri perché sono parassiti di sangue caldo mentre i figli e i nipoti sono ambivalenti!”.

A proposito degli acciacchi dell’età diceva a se stessa: “Taci, taci, Margherita, perché il cielo non ti scopra dimenticata sul libro della vita!”. La segnaletica stradale: “È una pubblica denuncia delle trasgressioni dei conducenti che ciascuno vorrebbe far pagare agli altri!”. Circa la riforma liturgica, dato che la Margherita si sentiva, come cristiana, chiamata in causa: “È un vile attentato alla serietà della nostra santa religione con l’affossamento dell’arte sacra di due millenni!”. Il segretario comunale: “Presuntuoso azzeccagarbugli che applica con rigore le legge agli altri riservando per sé e per i propri amici le eccezioni e le deroghe!”. Il municipio: “La casa dei privilegiati, di quelli che possono fare i conti nelle tasche degli altri tenendo le mani nelle proprie tasche!”. 

Il veterinario: “È il professionista che mentre cura le bestie discredita gli uomini!”. “Se i cani mordono, hanno imparato dagli uomini”. “Se uno non vuol morire di nessun’altra malattia, s’attacchi ai soldi!”. “C’è chi crede e chi non crede; ma si fa molto meno fatica a credere!”. Il ricovero: “È l’asilo dei quasi trapassati!”. Finita controvoglia al ricovero, la superiora cerca di confortarla: “Guardi, Margherita, che bisogna fare la volontà di Dio!”. L’interessata replica: “Se questa fosse la volontà di Dio, ben venga! Ma purtroppo questa è la meschinità degli uomini!”.

La Margherita sta male. Mi reco a farle visita al ricovero. La solita superiora che mi accompagna, osserva: “È già in precoma, incapace d’intendere e di volere!”. La paziente, di rimando: “Guardi un po’, signor prevosto, su quale attaccapanni andante è finito il sacro saio!”. E soggiunge: “Ero già sul ponte incerta se passare all’altra sponda ovvero indietreggiare. Ma sotto queste spinte devo passare oltre!”. A Zogno è stata dimenticata molto presto la Margherita, forse perché è stata scomoda per molti. 

Articolo estratto da "Quaderni Brembani n.1" e scritto da don Giulio Gabanelli.

(Fonte Immagine: Etsy.com)

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