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Ennio Vanotti, il gregario dei campioni: "A 15 anni mi dissero che il ciclismo non faceva per me"

“Nemo propheta in patria” : a quindici anni gli dissero che il ciclismo non faceva per lui. E’ diventato corridore professionista, simbolo di “umanità” nel ciclismo agonistico.
25 Gennaio 2023

Negli Almenno, non si parla di ciclismo se non si parla di Vanotti, e viceversa. Un binomio che dura da 45 anni e che, col tempo, si è rafforzato raggiungendo notorietà nel ciclismo che conta. "In realtà – dice Ennio Vanotti – sulla bicicletta salii per la prima volta a 15 anni. Tutta 'colpa' del nonno materno di origine bellunese emigrante in Svizzera, tanto appassionato di ciclismo che in terra straniera fondò la Società “Concordia Lucerna. Fu lui che trasmise la devozione per il ciclismo a sua figlia Giacomina Sandi ed a suo marito Luigi Vanotti – i miei genitori – che a loro volta la travasarono sui miei fratelli più grandi Rolando, Raimondo e Luigi junior. Ebbene, loro mi spinsero ad iscrivermi al “Pedale Lemen” di Almenno San Salvatore presieduto da Sauro Vitali, solo che, non vedendo arrivare risultati la dirigenza mi fece capire che il ciclismo non era lo sport per me".

Ma, invece, il destino di Ennio era il ciclismo, in barba alle valutazioni di quei dirigenti. "Dopo un breve periodo in cui ero tornato a fare il “gesì” (stuccatore edile) con mio cognato, fu Battista Milesi - commerciante di dolciumi del mio paese - ad insistere perché riprendessi a correre e mi tesserò nella società Amaro Valbrembana di S.Pellegrino Terme, del Presidente Giusto Normanni titolare di un liquorificio. Manco a dirlo, con quella maglia vinsi due gare tra cui la “Treviglio-Bracca”; sempre in quell’anno alla “Sarnico-Colli di S.Fermo” pur essendo in testa, dovetti fermarmi e lasciar vincere il secondo, perché con la vittoria sarei passato di categoria ed a giudizio dei dirigenti non ero ancora “pronto”.

Passato dilettante nel 1977, mi misi in mostra vincendo il Giro di Valle d’Aosta. Fu così che l’anno successivo mi si aprirono le porte del professionismo e nel 1979, al Tour de Suisse, tagliai per primo il traguardo della tappa Porrentruy – Steffisburg nel Canton Berna. E da allora, Ennio Vanotti nato ad Almenno San Salvatore nel Settembre del ’55, ultimo di 8 fratelli, nei suoi 13 anni di carriera da professionista quale corridore ciclista su strada, tra i Grandi Giri ha partecipato a 12 Giri d’Italia, a 4 Tour de France, a 1 Vuelta a Espana, mentre tra le Classiche Monumento ha partecipato a 9 edizioni della Milano-Sanremo, a 3 Liegi-Bastogne-Liegi, a 4 Giri di Lombardia.

"In tanti anni, il mio ruolo – racconta Ennio – è stato quello di dedicarmi completamente al successo della squadra, dando tutto per il proprio capitano. Ero piuttosto apprezzato, tant’è che con le diverse maglie della Bianchi, della Ariostea, della Gis Gelati, della Del Tongo e della Chateau d’Ax, sono stato il gregario di grandi capitani quali Saronni, Bugno, Baronchelli, lo svizzero Tony Rominger, Contini, lo svedese Tommy Prim".

Ennio, il suo ultimo impegno da professionista è stata la partecipazione alla Vuelta in terra spagnola. "Affrontai la Vuelta del 1990 consapevole che sarebbe stata l’ultima gara della mia carriera; per questo, durante tutta la corsa, lo sforzo fu quello di contribuire al successo del mio Capitano Tony Rominger affinché ci fosse un’uscita con il “botto” ma non fu così, perché all’ultima cronometro per colpa di una crisi, Tony perse diversi posti in classifica generale. Tornato in Italia, ad ottobre dello stesso anno riuscii a trovar lavoro al mercato ortofrutticolo rimanendovi sino al pensionamento, sopraggiunto quattro anni fa".

E la bicicletta? "Non l’ho mai abbandonata e nemmeno il mondo del ciclismo, dividendomi tra impegni di lavoro e passione sportiva, spesse volte a scapito purtroppo di una maggior presenza in famiglia. Dal 1991 al 1994 ho fatto il direttore sportivo del team MTB della Bianchi, con campioni come Dario Acquaroli e Paola Pezzo. Successivamente ho guidato gli juniores dell'Almenno San Bartolomeo. Nel 2002 sono stato con-direttore sportivo della Index Alexia portando Paolo Savoldelli “il Falco di Rovetta”, alla vittoria dell’85.a edizione del Giro d d’Italia. Da quindici anni, organizzo la manifestazione “Pedalando coi Campioni”, che richiama a Casazza per un giro non competitivo del Lago di Endine circa 130 ex professionisti i quali, memori dei nostri trascorsi in carriera, arrivano sempre volentieri dall’Italia e dall’Estero; l’iniziativa, che è a scopo benefico, ha consentito di devolvere nel 2022 un assegno di 5.000 euro a “La Casa di Leo”, Associazione che accoglie le Famiglie di bambini ricoverati all’HPG S.P.Giovanni XXIII di Bergamo.

Ed oggi, cosa fa Ennio Vanotti? "Dal 2021 presiedo il G.C.Almenno con l’enorme soddisfazione di vedere felici di praticare ciclismo una cinquantina di “giovanissimi” impegnati nelle categorie strada e Mtb. Soddisfazione che si unisce al plauso per i sostenitori, oltre che al sincero ringraziamento a tutto lo staff dirigenziale societario; un importante aiuto che mi consente di dedicare, finalmente, un po’ di tempo alla mia famiglia, ai miei figli ed anche di fare il nonno".

Ci congediamo da Ennio Vanotti, piacevolmente impressionati da una persona intrisa di rara umanità e spontanea umiltà, campione sportivo e di solidarietà, consapevoli che con tali doti, l’“impronta Vanotti” nel ciclismo, rimarrà ancora per lungo tempo. Non a caso il Comune di Almenno San Salvatore, durante la Festa dello Sport del 28 dicembre scorso, lo ha insignito di una speciale targa al merito sportivo.

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