Una nuova casa in Valle Brembana e un futuro da costruire, lontano dalle persecuzioni politiche del Venezuela. Abraham Albornot, 28 anni, è arrivato dal Sudamerica quattro anni fa come rifugiato politico.
“Io vengo dall’Estado Sucre, nel nord del Paese. Sono arrivato prima in Spagna, nel marzo del 2022. Non mi piaceva come posto, mi sono trasferito qua in Italia due mesi dopo, a maggio 2022. Abito a Sedrina, nella frazione di Ponti” racconta. La storia che lo ha portato fino alla Valle Brembana è lunga, con momenti molto difficili e comincia appunto nel Paese sudamericano.
“In Venezuela non ho fatto molto, ero un semplice ragazzo. Quando sono scappato lavoravo in fabbrica. Ho deciso di partire per la situazione economica - spiega - Un insegnante guadagna 100 euro al mese, un operaio guadagna qualcosa in più, ma le cifre sono più meno quelle. Ma il costo della vita è simile a qua. La sicurezza e i servizi pubblici non ci sono, aggiungici la persecuzione politica: se non sei d’accordo con la dittatura puoi stare solo sotto terra o in galera.”
Una persecuzione che Abraham ha sperimentato sulla propria pelle. “Ho partecipato a un paio di manifestazioni pacifiche qualche anno fa, dal 2019 fino al 2022, ma quando la persecuzione politica è stata troppo forte sono dovuto scappare”. È una fuga complicata, che lo porta innanzitutto in Spagna. “Lì mi avevano fatto tante promesse: mi scadevano i giorni del permesso turistico, ho chiesto la protezione internazionale, ma la priorità era per i rifugiati ucraini in quel momento. Sono arrivato in aeroporto, mi ero informato sull’Italia e le sue leggi, ho deciso di spendere gli ultimi soldi che avevo per venire qua: volevo fare un ultimo tentativo per non restare in Spagna come clandestino”.
Così, Abraham si imbarca sul volo più economico per Milano e atterra con 50 euro in tasca. “Ho chiesto la protezione internazionale e mi hanno fatto girare le questure: per tre sere ho dormito in strada. Non avevo parenti o altro, ho trovato un paio di connazionali, ci siamo accampati fuori dalla questura a Milano e qualcuno mi ha detto di provare a Bergamo. Sono arrivato al Patronato e, per fortuna, c’erano dei ragazzi spagnoli in tirocinio, mi hanno aiutato moltissimo. Non avevo dove andare, chissà cosa mi sarebbe successo se fossi tornato in Venezuela. Mi hanno dato un posto dove dormire per il primo mese, poi, a seconda del mio comportamento, avrei potuto stare di più”.
Inizia dunque una nuova vita. “Il primo mese è stata dura, il Patronato mi ha salvato la vita e io in cambio li aiutavo nelle loro mansioni. Ho cominciato a studiare la lingua italiana su internet e al parco. Quando mi sono sentito pronto, ho trovato qualche lavoro. Io sono molto credente, pregavo quasi tutti i giorni. Sono riuscito ad avere un appuntamento in Questura al quarto giorno, grazie a un poliziotto” e così Abraham ottiene finalmente i documenti italiani e un lavoro in una ditta di ristrutturazioni, per poi trasferirsi a Sedrina.
“Io ho sempre desiderato trovare un posto come la Valle Brembana, lontano dall’inquinamento, con i fiumi e la montagna. Da dove vengo io abbiamo il mare vicino, c’è tantissima vegetazione, è incredibile, quindi volevo vivere così. Anche se ovviamente non è lo stesso, volevo sentirmi un po’ come a casa. Mi sono trovato bene qua in Valle. La gente è un po’ chiusa all'inizio, ma dopo che ti ha conosciuto meglio e vede che lavori inizia a darti confidenza. Per voi bergamaschi uno che lavora è sempre ben accetto”. Un’accoglienza che fa la differenza.
“Grazie alle persone che mi hanno accolto, sono riuscito a portare in Italia la mia compagna, che è arrivata in condizioni migliori di quelle in cui sono arrivato io. Non mi posso lamentare, lo scorso anno è stato bellissimo per noi: ho preso la patente, abbiamo entrambi un lavoro, ci hanno accettato un mutuo e ora sposerò la mia compagna”. Certo, non è stato facile e Abraham non lo vuole nascondere: “Abbiamo fatti sacrifici, ma quando vedi i risultati è una cosa bellissima. Siamo felicissimi di essere qua, sappiamo che l’Italia ha i suoi problemi, con uno stipendio base da solo non te la cavi, noi siamo in due e siamo giovani, quindi lavoriamo e abbiamo molti progetti, anche per migliorare la nostra vita. Speriamo sempre di andare avanti, per contribuire anche nella società, vogliamo restare finché le cose in Venezuela non saranno diverse”.
L’ultima battuta Abraham la dedica proprio al suo Paese, sotto i riflettori internazionali dopo la deposizione del presidente Maduro da parte degli Stati Uniti. “Cosa ti devo dire della situazione attuale? In 5 anni sono partiti 10 milioni di venezuelani, se siamo andati via dal nostro Paese c’è qualcosa che non va. Certo, la gente parla dei bombardamenti USA, ma in Venezuela è stata un’operazione chirurgica, veloce, senza colpire i civili: i militari sono complici, perché non possono fare altro che stare con il regime”.
Abraham nutre speranze per il Venezuela. “Io aspetto che torni ad essere un Paese che accoglieva i migranti, come trent’anni fa, non ci siamo mai trovati ad emigrare e, anzi, gli americani ci sempre hanno aiutati, eravamo il Paese più prospero del Sud America. Certo che gli USA vogliono il petrolio, ma a me sta benissimo: non lo regaliamo, come faceva Maduro durante questi 26 anni di dittatura. In questo modo ha raccolto tantissimi soldi”.
Vale la pena ricordare inoltre che, lo scorso marzo, Abraham ha salvato la vita ad un ragazzo che si stava per lanciare nel vuoto, da un ponte. Motivo per il quale il ragazzo venezuelano ha ricevuto il 28° Premio della Bontà di Avis e Aido Sedrina, con cerimonia lo scorso Natale nella chiesa parrocchiale.





