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Gli spettri del Castello di Clanezzo, da secoli in cerca di vendetta

Nascosta fra i pittoreschi scorci di Ubiale Clanezzo si cela una leggenda dimenticata che vede come protagonisti l'antico Castello di Clanezzo e una terrificante schiera di spettri, da secoli in cerca di vendetta.
4 Febbraio 2021

Nascosta fra i pittoreschi scorci di Ubiale Clanezzo, a cavallo fra Valle Brembana e Valle Imagna, si cela una leggenda dimenticata che vede come protagonisti l'antico Castello di Clanezzo e una terrificante schiera di spettri che – si narra – ancora popolerebbero le notti di luna piena in cerca di vendetta.

Queste terre furono in tempi antichi il triste teatro di sanguinosi scontri fra Guelfi e Ghibellini, tanto cruenti da portare al sorgere di numerosi castelli e fortificazioni di ogni tipologia. Il Castello di Clanezzo era fra questi: di proprietà della famiglia ghibellina dei Dalmasano, si dice che già centinaia di anni fa fosse conosciuto per gli eventi misteriosi che avvenivano al suo interno.

Una leggenda narra che alcuni uomini guelfi della Valle Imagna avessero scovato un ingegnoso piano per assediare la fortezza, al tempo una delle più inespugnabili ed inaccessibili. Il piano era semplice: introdurre all'interno delle poderose mura centinaia di serpenti velenosi, in grado di annientare definitivamente i ghibellini al loro interno. Ma le cose non andarono secondo i piani e, anzi, le serpi uscirono invece dalle feritoie del castello, sterminando i guelfi valdimagnini.

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Proprio per questo motivo, si diceva che all'interno del misterioso Castello vivessero uomini talmente cattivi e crudeli da essere immuni perfino al veleno. Esiste però una seconda leggenda: Enguerrando Dalmasano, l'allora signore della fortezza, era solito appiccare incendi o saccheggiare i territori dei Guelfi in Valle Imagna. I soprusi a danni dei valdimagnini proseguirono fino a quando un frate del monastero di Pontida, tale Pinamonte da Capizzone, decise di farsi avanti ed aiutare la popolazione ingaggiando un gruppo di soldati.

Partirono all'assalto del Castello, ma non avevano tenuto conto di Beltramo, figlio di Enguerrando, che aiutato dai rinforzi milanesi riuscì a bloccare l'attacco imprigionando il frate, che venne rinchiuso nelle cupe e terrificanti segrete del castello, dove morì di stenti. Ora l'imponente maniero – così come viene ricordato nelle antiche storie – non esiste più, ma l'alone di mistero che lo circondava pare essere rimasto immutato nelle leggende tramandate nel tempo.

Si narra, infatti, che nelle notti di luna piena sia ancora possibile udire nei paraggi della ex-fortezza i terribili lamenti dello spirito appartenente al povero frate. Un altro misterioso aneddoto riferisce, invece, che in alcune particolari notti sia possibile imbattersi di un gruppo di spettri completamente insanguinati: c'è chi afferma si tratti di semplici anime di morti e chi, invece, giurerebbe si tratti dei Guelfi valdimagnini che – nonostante la morte li abbia accolti da secoli – ancora vagano nel mondo dei vivi in cerca della propria vendetta.

(Fonte immagine in evidenza: lombardiabeniculturali.it | Paolo Ardiani)

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