Paolo Varinelli, campione europeo di calcio... camminato: "Uno sport troppo sottovalutato"

Chi ha detto che lo sport è solo per giovani? A sfatare questo mito ci pensa (anche) Paolo Varinelli, almennese che pratica (anche ad alti livelli) una disciplina inusuale
16 Novembre 2023

Chi ha detto che lo sport è solo per giovani? A sfatare questo mito ci pensa (anche) Paolo Varinelli, almennese che pratica (anche ad alti livelli) una disciplina inusuale: “Abito ad Almenno San Bartolomeo e ho 52 anni: non è un dato secondario, perché per poter giocare a calcio camminato (sì, avete letto bene: calcio camminato ndr) bisogna avere almeno 50 anni”.

Un nome che sembra un ossimoro, ma Paolo ci spiega perché non è così. “Nella vita faccio l’ informatico e l’incontro con il calcio camminato è avvenuto in maniera casuale. Nell’estate del 2022 ho visto un articolo sulla Gazzetta dello Sport che parlava di questa disciplina e c’era uno spazio in cui si poteva lasciare i propri contatti per avere info - racconta Paolo - io ho lasciato telefono ed e-mail e mi hanno contattato da una squadra di Novara, che è un po’ il centro della Federazione di walking football. Ho detto che ero curioso di provare, così loro sono venuti da Novara per giocare a Seriate: ho chiesto ai miei ex compagni di scuola di formare una squadra e ci siamo divertiti molto, anche per tutta la parte del terzo tempo, dopo la partita”.

In Paolo rinasce così la passione per il calcio giocato, attraverso una filosofia simile eppure diversa “Con il passare dei mesi, ho preso contatto con un altro ragazzo che provava a fare una squadra nella Bassa, a Covo: ogni tanto ci troviamo per fare qualche partitella e torneo”. Ma in cosa consiste questo calcio camminato? “È uno sport basato sul calcetto, ci sono cinque giocatori e un portiere, le regole sono semplici perché il concetto riprende la marcia. Si può camminare velocemente, ma senza correre, si gioca solo rasoterra e il contatto è considerato fallo, come la corsa. L’area è solo del portiere, non si può entrare, nemmeno i difensori, dunque bisogna tirare da fuori (anche alto)”.

Poche regole, che però fanno una grande differenza. “Venendo meno il tema del contatto fisico, si premia la bellezza del calcio e lo spirito di spogliatoio: si ritrova la complicità, la pizza dopo la partita, è una cosa che magari alla nostra età non si fa più”. Ciò che non manca mai è la voglia di vincere, anche a livelli internazionali: “Non sono amichevoli, sia chiaro, ma partire vere, solo meno intense. A marzo mi hanno chiesto se volessi fare una sorta di selezione per un torneo internazionale a Dublino (una sorta di Europeo ndr). C’erano 18 giocatori e ne sceglievano 12, quindi mi hanno confermato la possibilità di fare questo viaggio, ovviamente a spese nostre, è tutto a livello amatoriale. A luglio siamo partiti per giocare, nella nostra categoria d’età eravamo in cinque squadre partecipanti: Irlanda, Inghilterra, Isola di Man e Francia. Questo sport è stato inventato in Inghilterra e si pratica già dal 2011, mentre da noi siamo evidentemente più indietro”.

Sia come sia, l’Italia di Paolo non ha affatto sfigurato, anzi. “Abbiamo pareggiato con l’Inghilterra, in cui giocava un ex giocatore del Manchester United, Peter Davenport (92 presenze - 22 reti ndr) poi anche contro l’Irlanda e a quel punto eravamo quarti in classifica. Abbiamo vinto contro l'Isola di Man e avevamo ancora la possibilità di vincere, nella sfida decisiva contro la Francia che si è chiusa 3 a 2 per noi. È stata una vittoria abbastanza inaspettata, non ci eravamo mai trovati a giocare ma si è creata un’affinità particolare”. E così il nostro almennese ha vinto quelli che posssono essere considerati a tutti gli effetti gli Europei di calcio camminato.

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La nazionale italiana di calcio camminato

Un trionfo dentro e soprattutto fuori dal campo: “La cosa bella sono le amicizie che si sono create, avevamo il pullman tutto per  noi, l’hotel… È stata un’esperienza interessante, ora il movimento sta crescendo, abbiamo più federazioni che si occupano di questo sport. Tra poco faremo un torneo a Covo, il 26 di novembre, con squadre dal centro-nord. È praticato fino in Puglia, ma è soprattutto concentrato in Piemonte, anche in Lombardia le squadre sono poche”.

Secondo Paolo, però, è una situazione destinata a migliorare nel corso degli anni. “Dal punto di vista anagrafico, il calcio camminato è indirizzato verso il successo, perché dà una possibilità a chi vuole giocare a calcio di farlo ancora in un contesto di sicurezza fisica, mantenendo la bellezza del gruppo e dello spogliatoio, magari togliendo una parte di quell’agonismo spinto”.

Certo, anche il nostro giocatore sa che l’idea potrebbe sembrare strana. “La primissima reazione di chi non lo conosce è sempre di sufficienza, un po’ di scherno, anche il nome tende a sminuire questo sport, c’è sempre il sorrisino. È una reazione forse prevenuta, perché quando si prova a molti piace: premia la tecnica, lo stare insieme, l’aiutarsi… io vedo un futuro roseo, siamo in tanto ad aver giocato a calcio da giovani e c’è una buona possibilità che persone ancora abili possano appassionarsi. Lo sport è addirittura in Costituzione e il calcio camminato dà un grosso aiuto per la salute, sarebbe anche un investimento per il benessere di tutti”.

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Paolo Varinelli premiato dal Comune di Almenno San Bartolomeo per la sua vittoria a Dublino

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