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Stefano Belotti, fenomeno dei tuffi per caso: "Facevo rugby, ma sul trampolino è scattata la scintilla"

Appena raggiunta la maggiore età, un palmarès già importante e le idee chiarissime: per definire Stefano Belotti un potenziale campione non serve certo un carpiato. Il giovane tuffatore, di origini zognese ma trasferitosi di recente a Villa d’Almè, ci racconta come è nata la passione per uno sport così particolare.
19 Agosto 2022

Appena raggiunta la maggiore età, un palmarès già importante e le idee chiarissime: per definire Stefano Belotti un potenziale campione non serve certo un carpiato. Il giovane tuffatore, di origini zognese ma trasferitosi di recente a Villa d’Almè, ci racconta come è nata la passione per uno sport così particolare.

“Ho compiuto 18 anni pochi giorni fa” si presenta lui, anche se la sua storia comincia prima. “Ho iniziato facendo rugby a Bergamo, perché avevo il fisico adatto e mi piacevano i contatti fisici. Mia madre gestiva il bar delle piscine Italcementi, vedevo i tuffatori che si allenavano e così ho voluto provare. All’inizio non mi piaceva, durante il primo mese non volevo proprio andare, ma poi è sbocciata in me la passione, pensavo solo a quello e dopo dieci anni eccoci qua. È iniziato davvero per caso, prima facevo tutt’altro”.

Un caso davvero fortunato, per Stefano, che inizia subito a livelli alti. “Il mio allenatore mi ha preso subito come agonista perché credeva molto nel mio potenziale, dopo nemmeno due anni di attività mi hanno chiamato in Nazionale e da lì non ho mai smesso di crederci. Certo, nella squadra delle giovanili ero il più piccolo e mi sentivo fuori luogo” ricorda “adesso sono il capitano, sono quasi otto anni che sono all’interno del gruppo ed è una cosa stupenda. Vedo atleti che sono nella situazione in cui ero io dieci anni fa; a loro chiedo sempre di divertirsi, cerco di farli sentire accolti, perché importante avere belle esperienze, e di concentrarsi al massimo, poi quando siamo in stanza ci si può distrarre ma al momento della gara bisogna stare concentrati”.

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La concentrazione non può mai mancare, perché la sfida si rinnova tuffo dopo tuffo. “Diciamo che il timore c’è sempre, man mano che cresci i tuffi diventano difficili, è lì che deve esserci disciplina e non più spensieratezza. Dopo 10 anni, la paura non è ancora passata, quando arrivi a saltare 5 metri e cadi male non ti fai proprio il solletico, di botte ne ho prese troppe (ride)”. In ogni caso, Stefano non si è mai arreso, anche quando gli ostacoli, sportivi e non, sono stati davvero duri. “Io gareggio per la ASD Bergamo Tuffi, 5 anni fa era Bergamo Nuoto, poi le società si sono divise e ho seguito il mio allenatore, Davide Pasinetti. C’è un rapporto molto stretto, oltre lo sport, a livello personale. Dopo che è scomparso mio padre lui mi è stato molto vicino, ha avuto un grande ruolo, io lo considero una persona fondamentale, conosceva molto bene mio padre e credo che per me sia importantissimo, anche per la mia crescita”. Una crescita che ha portato a tanti risultati, pure prestigiosi.

“Il ricordo più bello? Difficile da dire, quest’anno ci sono state belle emozioni, forse la vittoria al Campionato Europeo o la medaglia d’oro agli assoluti: l’ho ottenuta gareggiando contro grandi atleti, è stata una bella sfida”. Una sfida che ricade interamente sulle spalle di Stefano, perché sulla piattaforma c’è solo lui: “Di questo sport mi piace il modo in cui lo sto affrontando, ci sto mettendo un sacco di disciplina, che è la prima cosa: la passione e il lavoro superano il talento, mi sta facendo diventare un uomo. Oltre a quello ci sono le emozioni che ti dà, sono uniche, è uno sport individuale e sta tutto a te, perdi tu e vinci tu, dunque non ci sono scuse”.

Nemmeno l’impegno scolastico è una scusante. “Durante gli ultimi 3 anni sono riuscito a conciliare con la scuola, faccio 2 allenamenti al pomeriggio, ma trovo il tempo per studiare. L’anno prossimo aumenteranno gli allenamenti, speriamo bene. Il mio obiettivo ora sono i mondiali in Canada a Montreal in programma dal 27 novembre al 4 dicembre, giovedì inizia la preparazione e sono concentrato, siamo carichi e a me piace quando il livello si alza, si alza anche il mio. Se mi preparo al meglio, fisicamente e mentalmente, io punto all’oro, non mi nascondo, incrocio le dita e  tengo i miei obiettivi chiari davanti a me”.

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