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S.Pellegrino, a Sussia una panchina per ricordare gli escursionisti Umberto e Giorgio

Una panchina in legno, posta lungo il sentiero che porta in località Sussia – a San Pellegrino Terme – per ricordare Umberto Pesenti, venuto a mancare a causa del coronavirus nel 2020, e Giorgio Galizzi, scomparso nel 2016, entrambi membri del Gesp.
19 Maggio 2021

Una panchina in legno, posta lungo il sentiero che porta in località Sussia – a San Pellegrino Terme – per ricordare due uomini che in vita hanno donato volontariamente il proprio tempo proprio alla cura di quegli stessi sentieri, che ora ospitano e conservano la loro memoria: sono Umberto Pesenti, venuto a mancare il 15 magio 2020 all'età di 73 anni (a causa del Covid-19), e Giorgio Galizzi, suo grande amico scomparso nel 2016, entrambi membri del Gesp – il Gruppo escursionisti San Pellegrino Terme.

La toccante iniziativa è stata portata avanti proprio dal gruppo che sabato mattina ha installato la nuova panchina, sulla cui seduta in legno è incisa una frase: “Siedi qui accanto a noi e goditi la vita finché puoi”.

Proprio lungo questo sentiero mio padre aveva posizionato tempo fa un'altra panchina, in un luogo a lui speciale – ha raccontato Davide Pesenti, figlio di Umberto ed uno dei Consiglieri del Gesp, intervistato da L'Eco di Bergamo Purtroppo è andata distrutta da una frana lo scorso anno. Così, per ricordarlo, abbiamo pensato che ripristinarla fosse la cosa più bella”.

 

Il Gesp, nato negli ormai lontani anni '60, conta ad oggi circa 800 membri che, fra gite ed escursioni, si occupano anche di pulire e sistemare i sentieri che portano al rifugio Gesp sul monte Zucco. Quello stesso rifugio che Umberto Pesenti aveva contribuito a costruire con le proprie mani e con lo spirito volontario che contraddistingueva sia lui che il suo grande amico Giorgio Galizzi, anch'egli ricordato dalla simbolica panchina.

Lo stesso spirito che lo aveva spinto a prendere in gestione anche la casa di proprietà parrocchiale a fianco della chiesetta in località Sussia e che ora il figlio Davide ha scelto di gestire a sua volta raccogliendone l'eredità, per continuare quell'opera che il padre aveva cominciato ed onorarne, al tempo stesso, la sua memoria. “Ora ogni volta che passeremo su questo sentiero – ha concluso – o qualcuno si fermerà sulla panchina, resterà vivo anche il ricordo di mio padre”.

(Fonte: L'Eco di Bergamo)

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