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Torna a casa dopo due mesi di lotta contro il Covid, Elda: ''mi sento rinata, grazie medici e infermieri''

Elda Invernizzi ha 64 anni e vive a Valsecca, frazione di Sant'Omobono Terme, insieme alla sua famiglia. Il 15 marzo i primi sintomi, poi il ricovero: due mesi in ospedale, di cui due settimane in terapia intensiva.
25 Maggio 2020

Io sarò eternamente grata a tutti i dottori e tutti gli infermieri della clinica. La loro gentilezza, umanità, generosità, attenzione e vicinanza la ricorderò per sempre”. Poche parole, cariche di emozione e gratitudine verso i nuovi “eroi” di questa pandemia, quelle che Elda Invernizzi ha voluto dedicare a tutti coloro che si sono prodigati nel salvarle la vita. Lei sa bene cosa significhi combattere contro questo nemico invisibile: per oltre due mesi – di cui due settimane in terapia intensiva – è stata infatti ricoverata in ospedale dopo aver contratto il coronavirus.

Elda ha 64 anni e vive a Valsecca, frazione di Sant'Omobono Terme, insieme alla sua famiglia, di cui va molto orgogliosa: un marito, tre figli con i propri compagni e quattro bellissimi nipotini. I primi sintomi sono comparsi il 15 marzo. “Avevo la febbre attorno ai 37.5, 38 gradi che saliva e scendeva in continuazione durante la giornata – racconta Elda – Tosse persistente che non mi dava tregua nemmeno di notte e dolori articolari associati ad un senso di debolezza e di malessere generale”.

Sintomi che in una settimana sono peggiorati drasticamente. “Sono stata trasportata in ospedale in ambulanza perché non riuscivo più a respirare: la saturazione si era abbassata notevolmente e il senso di soffocamento aumentava sempre di più – prosegue la 64enne, che è stata trasportata alla clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo nel tardo pomeriggio di domenica 22 marzo – Quella notte me la ricorderò per sempre: ero presa dal panico, avevo tanta paura, non sapevo che cosa sarebbe successo ed io continuavo a stare male. Attorno a me gente che si trovava nella mia stessa condizione, che stava male come me ed era terrorizzata allo stesso modo. Una situazione bruttissima e surreale”.

Inizialmente sotto ossigeno, in quattro giorni la signora Elda ha registrato un notevole peggioramento, tale da dover essere trasferita in terapia intensiva dove vi è rimasta per ben due settimane. “In quei momenti in cui stai male, sei lontano dai tuoi cari e devi necessariamente farti forza da sola, pensare al peggio è inevitabile – spiega – Tante volte mi assaliva la malinconia ed era proprio in quelle circostanze che tendevo a lasciarmi andare, però quello che mi faceva andare avanti è stato il pensiero di poter riuscire a tornare a casa con la mia famiglia combattendo con tutte le mie forze”.

Dopo due settimane di lotta, una volta tornata in reparto il percorso di guarigione è stato tutto in discesa, ma al tempo stesso impegnativo fra riabilitazione respiratoria e fisioterapia. “Due mesi in ospedale sono lunghissimi e la forza per poter andare avanti giorno per giorno e combattere contro questo maledetto virus, me l'ha data la mia famiglia e tutti coloro che hanno dimostrato di essermi vicini – sono le parole emozionate di Elda – Poterli vedere almeno in videochiamata mi dava la giusta carica per poter affrontare la giornata e pensare che il giorno più bello sarebbe arrivato a breve”.

Ad attenderla a casa una gran festa da parte della sua famiglia, colmata dalla gioia della piccola contrada nel rivederla, guerriera e forte dopo la lunga battaglia. “Una volta uscita dalla terapia intensiva sentivo che il peggio era passato, ma la paura era ancora tanta. I miei familiari mi hanno aiutato tanto, sostenendomi nei momenti di sconforto e di tristezza – continua Elda – Il rientro a casa è stato semplicemente stupendo: la mia famiglia aveva preparato un enorme striscione con una bellissima scritta di bentornata, le campane della chiesa suonavano a festa e tutti erano lì che aspettavamo me, persino i vicini erano nei giardini delle loro case per festeggiare il mio rientro”.

Il ringraziamento più grande è però dedicato a medici, dottori e infermieri. “Ora mi sento ancora un po' debole, ma sto bene e mi sembra di essere rinata una seconda volta – conclude Elda – Per questo motivo ringrazio per l'ennesima volta tutti gli operatori sanitari della clinica Humanitas Gavazzeni poiché è grazie a loro se sono riuscita ad uscire vittoriosa da questa lotta; un grazie di cuore lo dedico alla mia dottoressa. Vorrei inoltre ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini e che si sono interessati: grazie mille di cuore a tutti voi!”.

(Lo striscione che ha accolto Elda a casa)

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