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Val Brembilla, la storia di un legame speciale fra cultura e territorio nel documentario su Rai 3

Nel pomeriggio di oggi, 19 ottobre, è andato in onda su Rai 3 all'interno del programma televisivo “Geo” il documentario dedicato alla Val Brembilla ad opera del documentarista Daniele Gangemi con la voce narrante dell'attore bergamasco Walter Tiraboschi.
19 Ottobre 2021

Nel pomeriggio di oggi, 19 ottobre, è andato in onda su Rai 3, all'interno del programma televisivo “Geo”, il documentario dedicato alla Val Brembilla (di cui abbiamo ampiamente parlato in un articolo dedicato) ad opera del documentarista Daniele Gangemi con la voce narrante dell'attore bergamasco Walter Tiraboschi. Il documentario, dalla durata di 30 minuti circa, è stato girato fra il 2018 e il 2019 con l'obiettivo di far scoprire agli spettatori questa valle spesso dimenticata, ma culla di caratteristici borghi, architetture rurali e antiche attività ancora saldamente legate al territorio. Nel caso ve lo foste perso, potete rivedere il documentario cliccando su questo link, a partire dal minuto 47:00.

La scena si apre con meravigliosi scorci dell'intera Val Brembilla, dove fra paesaggi montani e rigoglioso verde scorre l'omonimo fiume, forse all'origine della toponomastica del luogo. Sono “pagine scritte a due mani da natura e abitanti della valle”, che risiedono qui fin dalla preistoria: è proprio lungo il pendio del Pizzo Cerro che sono stati rinvenuti ritrovamenti antichi, punte di frecce che raccontano di un passato ormai lontano ma vivo nelle viscere di questa terra, teatro anche di incredibili leggende come quella che vede protagonista la Regina Teodolina, rea di aver nascosto – con l'aiuto di diavoli e streghe – in un punto imprecisato dell'altura il suo ancora inespugnato tesoro.

Il cuore del documentario si concentra però sulle contrade della Val Brembilla, pezzi unici di un puzzle dove natura e comunità camminano lentamente fianco a fianco. Gerosa è la prima tappa, dove è possibile scorgere quell'architettura rurale e contadina che l'ha caratterizzata in passato. Fra le sue vie si può udire ancora l'eco – visiva e sonora – dei mulini, antica attività ormai perduta. Per fortuna qualcuno resta: è il caso della famiglia Rasmo, che fra le casupole di Gerosa produce “ol salàm”, il salame bergamasco nostrano. Una piccola realtà a conduzione famigliare, ben ancorata alla tradizione culinaria di questa terra.

 

Il viaggio negli anfratti nascosti di Val Brembilla prosegue con una sosta al Ponte del Castello, che all'occhio più attento svela tracce di un passato difficile da decifrare: ed ecco spuntare dalla roccia viva un leone, preso frontalmente. Segno certo che, ai tempi che furono, la Repubblica di Venezia ha voluto imprimere in queste terre. Non molto lontano è possibile udire l'incessante suono del maglio della Fonderia Rinaldi, attiva da oltre 200 anni. Quasi come una danza, qui prendono vita attrezzi di ogni forma e misura, come la Roncola bergamasca. A colpire il regista Gangemi è la contrada di Catremerio, dove ancora sono visibili i segni di un'architettura rustica montana con case a sviluppo verticale e l'accesso al fienile attraverso scale esterne. Un'autentica fotografia di una civiltà contadina ormai scomparsa.

Un rapido sguardo alla Chiesa Parrocchiale – che ospita, fra gli altri, anche opere del rinomato pittore Carlo Ceresa – le ultime tappe hanno portato a scoprire la storica osteria “Il Forno”, unica nel suo genere, portata avanti con successo da ben cinque generazioni. Assistiamo con il cuoco Roberto alla preparazione di uno dei piatti tipici della cucina bergamasca: i nosecc, accompagnati dall'immancabile polenta taragna condita con abbondante burro e salvia e cubetti di Formai de Mut. Una sfida ben riuscita, la loro, che è stata in grado di far rivivere i sapori antichi della Valle. Appena sopra l'abitato di Brembilla, Gangemi ha incontrato un'insolita distesa di meleti, gestita dal giovane Alessandro aiutato dai consigli di Michela. Una storia d'altri tempi invece lega Nicolò e Lorenzo, amici e innamorati entrambi della Val Brembilla con un sogno nel cassetto: dare vita a un allevamento di capre con produzione di formaggi. Le mani di Lorenzo “solcano le trame di una tradizione bergamasca secolare” mentre crea prelibatezze con certosina maestria ed esperienza.

Infine, l'attenzione è rivolta alla famiglia Scaglia, attiva sul territorio brembillese da più di un secolo. Sono la prova vivente di incredibile tenacia, mescolata ad un pizzico di creatività (e tecnologia) che ha permesso loro di reinventarsi in settori completamente diversi, anche durante le crisi più profonde. Meta finale di questo incredibile viaggio è la piccola contrada di Cavaglia, circondata da verdi pascoli e custode delle antiche “sisterne”, per decenni unica fonte di approvvigionamento idrico della comunità. In una piccola stanza, adibita a quartier generale, Fiorenzo si dedica con passione alla produzione famigliare di miele. Con lui ed il pacifico ronzare delle api si conclude il servizio, nel quale Gangemi ha saputo raccontare ed immortalare con estrema sincerità e un pizzico di ammirazione il rapporto speciale che lega le terre di Val Brembilla a quell'incredibile bagaglio storico e culturale che da secoli la accompagna.

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