A Piazzatorre ingegneria e natura vanno a braccetto, contro i dissesti idrogeologici

Eleonora Busi 03/08/2020 0 commenti

Nei boschi fitti di vegetazione di Piazzatorre, piccolo Comune di 390 anime in alta Valle Brembana, si celano delle meravigliose opere di Ingegneria Naturalistica, realizzate dal Consorzio Forestale Alta Valle Brembana. Utilizzati da secoli nei territori alpini, si tratta di interventi che prevedono prevalentemente l'utilizzo di legname e pietra locale, ma anche in alcuni casi di calcestruzzo, che hanno come obiettivo la sistemazione idrogeologica ed il consolidamento del territorio, limitando dunque la possibilità di dissesti idrogeologici.

Piazzatorre è un territorio particolarmente ricco di questi interventi di Ingegneria Naturalistica. “Realizziamo queste opere fin dal 2012-2013 – afferma Davide Giurini, tecnico forestale che segue le attività del Consorzio – Nel corso degli anni sono stati realizzati diversi cantieri, alcuni anche molto importanti, soprattutto nella zona più interna al bosco e dunque meno visibile. Qui a Piazzatorre, con il Consorzio Forestale, si è creduto molto in questa tipologia di intervento e per questo motivo si è investito di più”.

Il Consorzio Forestale Alta Valle Brembana è stato fondato nel 1998 e si occupa di tutto ciò che concerne il comparto forestale nei tre Comuni aderenti: Piazzatorre (dove vi è la sede), Mezzoldo e Piazzolo. Recentemente il Consorzio ha realizzato una nuova serie di interventi di Ingegneria Naturalistica, più visibili poiché più vicini alla strada principale, dal costo che varia dai 35 mila ai 40 mila euro per ogni progetto.

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Chiaramente – precisa Giurini – si tratta di opere di sistemazione e non di bellezza. Non devono essere esteticamente belle da vedere, nonostante i materiali utilizzati abbiano ovviamente un impatto più leggero sul territorio, ma piuttosto essere funzionali affinché risolvano certe problematiche di dissesto o sistemazione. Si tratta comunque di opere tarate, costruite e pensate in certi ambiti: non possono risolvere tutte le problematiche. Ma sono ugualmente piccole e grandi opere che possono dare un bel contributo per la difesa del territorio. Ci stiamo credendo e cerchiamo di realizzarle nel miglior modo possibile”.

L'Ingegneria Naturalistica non è una novità: si tratta di tecniche tradizionali da decenni utilizzate nei territori di alta quota, in particolare sulle Alpi e in alcune regioni come il Trentino-Alto Adige. “Qui da noi si tratta in molti casi di opere complementari, ma non per questo non vengono realizzate – conclude Giurini – È possibile osservarne alcune lungo la strada che sale verso il Rifugio Gremei, al termine dei tornanti. Altre si trovano proprio sotto al Rifugio, ma gravitano verso la zona detta “Codegala”, dove si trova la Valle della Caldaia. Sono opere che non si possono realizzare ovunque, però il Consorzio si sta specializzando nella loro costruzione soprattutto in ambito boschivo e in alta quota, dove vi sono zone meno accessibili”.

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