La didattica a distanza non basta più: così dal Turoldo parte una lettera per il premier Conte

Eleonora Busi 18/01/2021 0 commenti

Quello della scuola è un tema di cui, a quattro mesi dall'inizio dell'anno scolastico svoltosi perlopiù in didattica a distanza, non si riesce ancora a venirne a capo. E nell'insieme di riunioni d'emergenza, misure e obblighi, ad esserne penalizzati maggiormente sono gli studenti, che fra una lezione online e l'altra mettono in moto iniziative per “riavere” la scuola, tanto odiata ma in questo momento di isolamento forzato desiderata più che mai.

Così anche gli studenti dell'Istituto Turoldo di Zogno hanno deciso di mettersi in campo per contribuire, nel loro piccolo, alla causa. Nessun assembramento oppure occupazione, ma tante idee, una lettera ed un destinatario: il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L'idea è partita dalla classe quinta del Liceo Scientifico durante un confronto con il professore di italiano. Poche ore più tardi è nata la missiva, semplice e diretta, firmata da circa 150 studenti dell'intero Istituto.

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I temi in evidenza – ha sottolineato Martina Tiraboschi, portavoce della classe, intervistata da L'Eco di Bergamo – partono dalla necessità di tornare a scuola. La nostra istruzione sta andando avanti, ma andare a scuola è molto di più: essere in classe permette il contatto diretto, le battute che fanno ridere e riflettere allo stesso tempo. E poi è fondamentale anche il risvolto sociale: vivere i compagni, salutare un amico, stare insieme. Come a settembre, con le distanze di sicurezza”.

Insomma, una didattica a distanza che non basta più. E a maggior ragione se si considera che da marzo 2020 fino ad ora gli alunni hanno potuto passare ben poco tempo in classe con i coetanei, a favore di lezioni online che – fra le altre cose – portano anche problemi fisici da non sottovalutare. “Alcuni hanno messo gli occhiali, altri hanno problemi di postura – ha evidenziato la giovane, che ha poi aggiunto – La causa di tutto questo poi è il trasporto pubblico. Ci sentiamo un po' abbandonati in un tira e molla continuo che il nostro Paese non si può permettere”.

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