La solitudine da Covid, dr. Salvi: ''Le persone fragili le più a rischio, ecco come aiutarle''

Redazione 31/03/2021 0 commenti

L'epidemia da Coronavirus ha portato all’isolamento di milioni di persone: mai, nella storia contemporanea, vi è stato un evento di simile portata. Si tratta, perciò, della prima volta in cui possiamo verificare in prima persona le conseguenze dell'isolamento sociale, come siamo in grado di reagire a questo stravolgimento e quali adattamenti possiamo mettere in atto.

“L'uomo vive di socialità: incontrarsi, stringersi la mano, abbracciarsi, ridere, baciarsi, scambiarsi gesti di conforto con parenti ed amici nei momenti più difficili, che creano sconforto e disperazione. Fa parte della nostra istintività – afferma il dottor Giampietro Salvi, presidente dell'Associazione Genesis di San Pellegrino Terme Il nostro cervello si alimenta di relazioni, di incontri e di contatti. Privarci di tutto ciò genera un profondo malessere sia fisico che mentale”.

Dal punto di vista psichico, l'isolamento porta irritabilità, ansia, angoscia, depressione e insonnia, ma anche – dal punto di vista fisico – dolori, problemi cardiaci, ipertensione arteriosa, facilità a contrarre infezioni, rischio di ictus e di morte improvvisa. I maggiormente colpiti sono, soprattutto, gli anziani, i bambini, le persone fragili dal punto di vista mentale e gli adolescenti.

“Basti pensare che per molti giovani il distanziamento sociale era già presente prima della pandemia, visto che l'uso dei social permette la condivisione di interessi e la possibilità di incontrarsi stando al sicuro nella propria cameretta, al riparo dalle relazioni faccia a faccia che possono creare ansia e frustrazione – afferma il dott. Salvi –. La pandemia ha pertanto aggravato questa situazione, creando momenti di grave depressione con perdita di interesse per il presente ed incapacità di progettare il futuro”.

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Lo sgretolamento della rete sociale fa il resto, rendendoci così ancora più soli. Il confinamento domestico in convivenza forzata con i propri cari diventa un momento ulteriormente stressante. E quando, poi, dobbiamo uscire di casa, la paura del contagio, le regole da rispettare e l'incontro con altre persone – che sono una potenziale minaccia di infezione – aggravano ancora di più lo stato di paura e di ansia, in particolare per chi già prova una sensazione di solitudine.

“Il bombardamento di informazioni, sovente contraddittorie dei social media, ha creato ulteriori problemi con persone alla ricerca ossessiva di informazioni e di ulteriore isolamento a scopo eccessivamente protettivo, nelle proprie abitazioni – prosegue il dott. Salvi – Non solo le persone in buona salute, ma soprattutto quelle affette da patologie come l’ipertensione arteriosa, il diabete, la malattia di Parkinson, gli esiti di ictus, le forme neurodegenerative sono particolarmente a rischio per la mancanza di  movimento”.

Cosa fare per alleviare il disagio dell'isolamento?

  • Bisogna prolungare la quarantena il minimo necessario;
  • Dare informazioni chiare facendo ben capire che in ogni caso la situazione è sotto controllo;
  • Cercare di mantenere una attività fisica fuori casa, come camminare, andare in bicicletta, praticare esercizi di ginnastica dolce in casa e all’aperto;
  • Mantenere in funzione i servizi domiciliari per le persone disabili e malate;
  • Tenere aperti sportelli di informazione per le famiglie, in risposta ai problemi legati al Coronavirus;
  • Dare supporto psicologico telefonico a beneficio della popolazione ed anche degli operatori sanitari, in prima linea in questa pandemia;
  • Implementare l’utilizzo dei sistemi informatici come smartphone, tablet, PC per assicurare a tutti la possibilità di comunicare, dando incentivi economici alle persone meno abbienti ed approfittare di questa situazione per acquisire capacità digitali.

“Ognuno di noi è stato messo alla prova in maniera più o meno accentuata – conclude il dott. Salvi – Più a lungo durerà l’isolamento dovuto alla pandemia, maggiori saranno le ripercussioni fisiche e soprattutto psicologiche riscontrabili nel tempo”. 

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