Mascherine fasciste in vendita al mercato di Serina, Anpi: ''disgustoso e illegale''

Redazione 29/08/2020 1 commenti

Durante il tradizionale mercato del mercoledì mattina a Serina, in una delle tantissime bancarelle venivano vendute - come se nulla fosse - mascherine anti-Covid fasciste, che riportano simboli e frasi di Benito Mussolini. C'è un po' tutto il repertorio: "Italia si nasce, non si diventa" a "Credere, obbedire, combattere" fino a "Meglio vivere un giorno da leone che 100 da pecora".

A notare le mascherine che inneggiano alla dittatura fascista (a fianco di tantissime altre decisamente più innocue che riportano, ad esempio, i loghi di popolari brand  sportivi) due residenti, che hanno prontamente segnalato il fatto all'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) che in merito all'accaduto ha dichiarato: 

"Sfruttare l’emergenza sanitaria Covid-19 per fabbricare e vendere dispositivi di protezione individuale con evidenti contenuti di propaganda fascista è qualcosa di disgustoso, oltre che illegale – dichiara a Bergamonews Mauro Magistrati, presidente di Anpi Bergamo -. L’apologia di fascismo è un reato e tale deve essere considerato. Ci auguriamo che le autorità preposte vigilino perché sui mercati comunali delle nostre vallate, luoghi di incontro e di socialità pur in momenti difficili come questo, siano denunciate e perseguite azioni come questa che calpestano la nostra Costituzione e infangano la memoria della Resistenza partigiana”.

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Amaro anche il commento del sindaco, Giorgio Cavagna, che ai microfoni de Il Corriere della Sera commenta: "Peccato non averlo saputo subito, sarei intervenuto immediatamente. Non li avevamo mai visti prima, devono avere aspettato appositamente l’ultimo mercato dell’anno: da qui in poi ne faremo solo di mensili e dedicati a biancheria o dolciumi. Queste sono cose che non possono esistere, non è possibile non dico inneggiare ma nemmeno diffondere simboli di una dittatura.

Non c’erano mai arrivate segnalazioni di questo tipo - prosegue il primo cittadino -, d’ora in poi vigileremo. È una cosa che non sopporto a livello politico ma anche personale, visto che mio padre ha trascorso due anni in campo di concentramento".

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COMMENTI

Carlo57 30/08/2020

Ricordo che già dal 1970, nelle vetrine di un noto bar in piazza a Oltre il Colle, il gestore spesso in camicia nera (e col parrucchino) esponeva orgogliosamente busti del Duce, stemmi, bandiere, e altri reperti del Ventennio, e vendeva bottiglie di vini e amari con etichette che riportavano le frasi e le immagini del "grande stratega".

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