''Non siamo cittadini di serie B, rivogliamo il nostro ospedale'': raccolta firme per il presidio vallare

Eleonora Busi 12/07/2021 0 commenti

“La popolazione della Valle Brembana chiede a gran voce il rispetto della vigente normativa (DM 70/2015) che classifica il Presidio Ospedaliero di San Giovanni Bianco un Presidio Ospedaliero di base”: così si apre la raccolta firme promossa dal Gruppo “Segnalazioni in difesa dell'ospedale San Giovanni Bianco”, a cui hanno già aderito più di 5.000 persone e (ad oggi) 26 Amministrazioni Comunali della Valle Brembana, aprendo così la possibilità anche ai cittadini meno avvezzi alla tecnologia di lasciare la propria firma.

L'obiettivo è quello di ripristinare la piena funzionalità l'ospedale vallare di San Giovanni Bianco: una battaglia portata avanti da diversi anni e tornata agli onori della cronaca anche dopo i recenti malumori in seguito alla bocciatura per il suo potenziamento avvenuta in Consiglio Regionale. La richiesta, dunque, è che venga rispettata la vigente normativa che classificherebbe l'ospedale di San Giovanni come Presidio Ospedaliero di base per via di alcuni fondamentali requisiti, fra cui – in primis – l'estensione del bacino d'utenza (circa 95 mila persone) che si allinea a quanto richiesto dalla normativa (fra gli 80 mila e i 150 mila i cittadini necessari per essere considerato 'di base').

L'ospedale vallare dovrebbe quindi – secondo tali requisiti – essere una struttura dotata di sede di Pronto Soccorso, con la presenza di un numero limitato di specialità ad ampia diffusione territoriale, fra cui Medicina Interna, Chirurgia Generale, Ortopedia, Anestesia, Radiologia e diverse altre. Tutti servizi che, al momento, a San Giovanni Bianco sarebbero effettuati soltanto in parte, e in alcuni casi per nulla. “L'Asst Papa Giovanni XXIII – si legge nella petizione – ha espressamente dichiarato che per la maggior parte dei servizi la presenza medica nei vari reparti è garantita soltanto dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria 8:30 – 17:30, certificando quindi che il Presidio Ospedaliero di San Giovanni Bianco funziona per sole 9 ore giornaliere, anziché h24, e dal lunedì al venerdì”.

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Ma i problemi elencati dal Gruppo Promotore non finiscono qui: si parla anche del dimezzamento dei posti letto – passati nell'arco di pochi anni da 130 a 68 – e della chiusura del Reparto di Chirurgia nelle giornate di sabato, domenica e festivi, con conseguente trasferimento dei degenti all'Ospedale Papa Giovanni di Bergamo, senza contare l'organico di medici e primari calato drasticamente da 37 a 20 e da 8 a 1 nel giro di poco tempo, la mancata riapertura del reparto Pediatria (la cui chiusura era stata disposta dall'emergenza sanitaria) ed il funzionamento intermittente del servizio di automedica a supporto delle ambulanze non medicalizzate.

“Il Presidio Ospedaliero di San Giovanni Bianco è posto a tutela del diritto alla salute dei cittadini residenti in un'area montana, con una forte componente di popolazione anziana – prosegue il comunicato – che dista dall'Ospedale Papa Giovanni anche oltre 60 chilometri. La conformazione orografica del territorio, le condizioni meteorologiche e le note disastrose condizioni della viabilità dell'intera zona incidono negativamente sulla percorribilità tanto rispetto ai tempi prescritti dagli standard di emergenza/urgenza quanto per l'accesso a prestazioni ambulatoriali o legate alle degenze di pazienti e familiari”.

Oltre alle numerosissime persone – oltre 5.000 al momento – hanno scelto di aderire alla raccolta firme anche 26 Amministrazioni Comunali della Valle Brembana, alcuni dei quali hanno predisposto la possibilità di apporvi la propria firma anche recandosi presso gli uffici comunali. I Comuni per ora aderenti sono: Algua, Valnegra, San Pellegrino Terme, Isola di Fondra, Olmo al Brembo, Mezzoldo, Lenna, Averara, Serina, San Giovanni Bianco, Val Taleggio, Vedeseta, Camerata Cornello, Dossena, Cusio, Valleve, Moio de' Calvi, Foppolo, Costa Serina, Zogno, Branzi, Cassiglio, Carona, Roncobello, Santa Brigida e Valtorta. “Tutti uniti chiediamo il ripristino immediato ed il rispetto del nostro diritto alla salute – si conclude la petizione – Non siamo cittadini di serie B solamente perché abbiamo deciso di vivere la nostra terra”.

È possibile firmare la petizione online cliccando qui.

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