Palma il Vecchio, l'ultima opera (all'asta) una copia? I dubbi dello studioso di Serina

Eleonora Busi 19/04/2021 0 commenti

Palma il Vecchio, nativo di Serina, fu uno dei maggiori esponenti della scuola pittorica veneta. Era un artista piuttosto affermato all'epoca – si parla della fine del 1400 – tanto che le sue opere sono tuttora conservate nei musei di tutta Europa.

È notizia di questi giorni la vendita all'asta, prevista per il prossimo 5 giugno, di quello che è considerato l'ultimo dipinto realizzato dall'artista, che vede come protagonista la bella dea Venere: l'opera è stimata fra i 400 e gli 800 mila euro e passerà in asta a Colonia, dalla casa d'aste Lempertz.

Il suo “curriculum” è di un certo pregio: esposta a Londra nel 1930, tra gli “Italian Paintings” della Royal Academy, al Kunsthistorisches Museum di Vienna nel 2007 e, nello stesso anno, alla mostra di Tokyo sulla Pittura Veneziana. Appartenne, poi, ad alcune figure piuttosto importanti, da Arthur Hamilton Lee (Visconte di Fareham) al Conte Antoine Seilern, storico dell’arte, fino a Sir Paul Getty, tra i più grandi collezionisti di sempre. Andò poi all’asta da Christie’s, nel 1980, e da lì entrò a far parte di una collezione privata, dove sarebbe rimasta fino ad oggi. Ma cosa accadrebbe se l'autore originale del dipinto non fosse in realtà Palma il Vecchio?

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Ad alzare i dubbi è lo studioso serinese Roberto Belotti, autore del volume “Palma il Vecchio, la diligente tenerezza del colore” pubblicato nel 2019. Le prime perplessità sono state avanzate dallo storico d'arte Philip Rylands, nato a Londra nel 1950 e autore nel 1988 della monografia “Palma il Vecchio, l'opera completa”. Sulla paternità della Venere, mr. Rynalds espresse ai tempi un giudizio piuttosto incisivo.

Venere giace su un manto rosso ciliegia con ombre marrone, eseguito con la mancanza di sensibilità che ci si aspetta da una copia – così scriveva Rynalds – Le perle intrecciate nei capelli sono messe giù con rapide pennellate che suggeriscono una mano di molto successiva a quella di Palma, come per altro emerge dall’effetto visivo complessivo. La mancanza di Cupido dalla composizione, e della freccia che ha dato a Venere (riferimento alla tela del Palma “Venere e Cupido” conservato Fitzwilliam Museum di Cambridge), fa sì che quest’ultima resti sospesa nel gesto di tener sollevato un drappo, e la mancanza di senso di tal gesto è una chiara dimostrazione che si tratta di una replica di Palma il Vecchio, e non di un dipinto autografo”.

Che si tratti di “un grande dipinto su tela con un nudo quasi finito”, come si legge nella descrizione dell'inventario post mortem di Palma il Vecchio, oppure di una copia ben fatta, la questione è ancora aperta. Nel frattempo, fra poco più di un mese, il dipinto verrà battuto all'asta ad una stima da capogiro.

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(Fonte: primabergamo.it | Immagine in evidenza: Palma il Vecchio, Venere, 1529. Courtesy of Lempertz)

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