Primario originario di S.Pellegrino rinvia la pensione per aiutare all'Ospedale di Codogno

Eleonora Busi 24/02/2020 0 commenti

Il prossimo 29 febbraio doveva segnare il giorno d'inizio della pensione. Ma Giorgio Scanzi, 65 anni originario di San Pellegrino Terme e da decenni primario all'Ospedale di Codogno nel lodigiano, epicentro del focolaio di coronavirus nel nord Italia, ha deciso di rimandare per rimettersi in corsia, fra mascherine e camici bianchi, per dare un aiuto concreto in questi momenti di difficoltà che il suo paese e l'Italia stanno affrontando.

Macché eroe, nient’affatto – ha spiegato Scanzi a L'Eco di Bergamo – Mi sono comportato come ogni persona civile deve fare. E poi, il mio lavoro è proprio questo, stare al servizio dei malati. Ero in ferie, stavo facendo quelle residue quando si è presentato il primo caso. Nei progetti iniziali, sarei dovuto rientrare per un giorno solo, per passare le consegne a fine mese”. Ma alla luce dei recenti eventi, il primario ha fatto una scelta diversa. “Eh sì, diciamolo chiaramente: le mie origini bergamasche si vedono in questo – ha affermato – Ho proprio l’animo del classico muratore bergamasco: quando costruisco qualcosa voglio finirla e finirla bene. Certo, mai mi sarei immaginato di chiudere la mia carriera ospedaliera con una emergenza simile. Diciamola così, una cosa del genere non mi era mai capitata e non mi capiterà più”.

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Giorgio Scanzi, laureato all'Università di Pavia, dove si è specializzato in Medicina interna ed Ematologia, ha passato la giovinezza proprio a San Pellegrino Terme. Bergamasca anche la moglie, con la quale si è trasferito nel lodigiano dove ha iniziato la sua attività ospedaliera come primario a Codogno, continuata per quasi quarant'anni. “Che bergamasco sarei stato se fossi rimasto in ferie mentre qui esplodeva un’emergenza simile? – ha affermato Scanzi – In pensione ci andrò quando sarà tutto tornato alla normalità. Ora si lavora, senza allarmismi: si troverà la soluzione anche per il coronavirus”.

Proprio a Codogno, quel luogo che è rimasto casa per anni, questi sono giorni difficili e frenetici, in particolar modo nell'Ospedale, dove qualche giorno fa è stato individuato il primo paziente affetto da coronavirus. “In questi ultimi giorni abbiamo ricevuto rinforzi con tre medici arrivati dal San Matteo. Ma non si pensi che siamo isolati e reclusi dentro l’ospedale – ha concluso il primario – Facciamo quello che dobbiamo fare. Ho deciso di affiancare tutti i collaboratori che sono qui a impegnarsi per il bene della collettività. E anche a sostenere la grande squadra di infermieri che ci affianca, loro sono sì eroici perché qualche problema nella turnistica ce l’hanno. Paura del contagio? Faccio il medico, lavoro per curare la gente. Sono consapevole di questi rischi ma sono rischi calcolati che ti assumi quando decidi di intraprendere questa professione”.

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(Fonte immagine in evidenza: L'Eco di Bergamo)

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